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Anna Di Scipio

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Inserito da Anna Di Scipio il 15 Mar 2010 - 03:12
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L’illegale “conventio ad escludendum” tra la società ed i banchieri per le operazioni finanziarie usuraie
di Gianni Frescura


La normativa vigente contro l’usura (legge 108/96) assoggetta in modo evidente le banche e le società finanziarie alle sue disposizioni: commette il reato in forma aggravata chi svolge attività di prestito di danaro “autorizzata” e chi, come di regola fanno gli istituti di credito, concede prestiti con ipoteche (in questi casi la pena può arrivare anche a vent’anni di galera).
E poi l’elenco delle operazioni finanziarie potenzialmente usurare previsto dalla legge (fidi, leasing, sbf, factoring, carte di credito, mutui, ecc ….) parla chiaro: sono tutti contratti quotidianamente utilizzati da banche e finanziarie nei rapporti che normalmente hanno con le imprese e le famiglie, perché anche se chi firma il contratto è una sola persona, prima o poi vengono sempre coinvolti anche gli altri componenti del nucleo.
Nonostante ciò da parte dell’intero sistema sociale, in tutte le sue componenti (economiche, politiche, giudiziarie, professionali, amministrative e religiose), dall’entrata in vigore della legge 108/96 e fino ad ora, l’ipotesi che sia solo possibile la presenza di tassi usurai nei finanziamenti delle banche e degli altri intermediari “autorizzati” non è praticamente mai stata nemmeno presa in considerazione.
Lo stato ed il popolo, attraverso i magistrati, non possono pretendere di controllare il mercato “legale” del credito: questa è stata la conventio ad escludendum tacitamente pattuita tra tutte le forze socio-economiche italiane, fin dall’approvazione della legge antiusura avvenuta, in modo rocambolesco, a fine legislatura, nel febbraio del 1996.
A testimone di questa conventio ad escludendum cito il professore di diritto penale dell’università di Foggia Adelmo Manna il quale, in un saggio del 2000 (“Il delitto di usura nella prospettiva comparatistica: diritto penale “interventista” versus diritto penale “neo liberista”), scrive espressamente che “il controllo del credito attraverso il diritto penale presupporrebbe che l’Autorità giudiziaria considerasse anche le banche, oltre ai tradizionali “strozzini”, quali possibili autori dei reati in oggetto e ciò appare quanto meno dubbio …” e finora l’autorità giudiziaria si è appunto rifiutata di parificare i banchieri agli strozzini, come testimoniano le numerose assoluzioni pronunciate in materia, nonostante fossero stati accertati i tassi usurari praticati dagli istituti di credito.
Non elenco qui gli innumerevoli esperti che a partire dal 1996 in convegni, testi, saggi ed articoli hanno trattato l’argomento “usura” senza mai nemmeno accennare al fatto che anche il sistema legale del credito ne sia coinvolto e mi limito solo a segnalare il convegno “Profili penali dell'usura nell'esercizio dell'attività bancaria” tenutosi a Padova il 10 marzo 2008, organizzato dalla locale Facoltà di Giurisprudenza, il cui filo conduttore è stato il sostanziale “rifiuto”, motivato in vari modi, da parte dei penalisti (avvocati e professori) di far sanzionare le “scorrettezze” del sistema legale del credito attraverso il reato di usura; significativamente, in questo convegno, chi voleva esporre un punto di vista diverso non ha potuto parlare (per maggiori informazioni rinvio al mio articolo Importante convegno sull’usura bancaria a Padova in LiberoReporter, aprile 2008).
Per la verità che i soggetti principali del reato di usura dovessero invece essere proprio i banchieri privati (il sistema del credito è stato completamente privatizzato a partire dalla legge n. 218 del 1990, la legge Amato), a mio avviso, lo si sarebbe dovuto comprendere fin dall’inizio, anche perché costoro godono di una situazione di oligopolio nel mercato, penalmente tutelata dai reati di “abusiva attività bancaria”, di “abusiva attività di raccolta” e di “abusiva attività di finanziamento”.
Mi sembra rispondere ad un elementare criterio di giustizia perciò che anch’essi debbano rispettare dei limiti e che la loro violazione sia sanzionata penalmente visto che, senza dubbio, il reato di usura è stato previsto nel nostro sistema, proprio per garantire un ordinato mercato del credito.
D’altro canto i banchieri (sottolineo: privati) hanno opposto formidabili azioni lobbistiche e di disinformazione che hanno indotto (quasi) tutti gli operatori interessati a credere che l’usura sia un problema solo del mercato “clandestino” del credito.
A questo proposito è molto eloquente l’affermazione assolutamente infondata del dr. Carosio, vice direttore generale della Banca d’Italia (ente di proprietà delle banche) il quale, nel documento “Prevenzione dell’usura ed evoluzione dei mercati creditizi”, presentato il 27 marzo 2007 alla Commissione Giustizia del Senato, sostiene che “presupposto dell’usura è che la vittima non abbia accesso al credito bancario, per motivi oggettivi o soggettivi”.
L’unico presupposto dell’usura prescritto dalla legge 108/96 è invece l’esistenza di un contratto che preveda interessi superiori ai tassi massimi stabiliti dalla legge o sproporzionati rispetto ai tassi medi, considerata la situazione del debitore: la legge antiusura infatti sanziona pesantemente i banchieri che approfittano delle situazioni di difficoltà economica o finanziaria di imprese e famiglie, ma ciò è precisamente quello che accade, quotidianamente ed impunemente, nelle banche !
E’ infatti ricorrente, nella costante prassi bancaria, aumentare i tassi reali, cioè far pagare di più il danaro, quando il soggetto ha difficoltà di tipo patrimoniale o dovute alla carenza di liquidità, con il “pretesto” che il rischio è più elevato.
Di solito l’aumento dei tassi effetti e globali viene fatto attraverso semilleciti trucchi contabili (le valute, la commissione di massimo scoperto e l’anatocismo soprattutto) e poi il sistema bancario nega il credito a chi è in difficoltà, per passare, talvolta, il “pollo” da spennare ai “colleghi” strozzini senza giacca e cravatta oppure, più spesso, inizia direttamente illecite pratiche espropriative, con la sostanziale (ma ignorante ?) complicità di tutto il sistema giudiziario.
Alla tacita esclusione dell’usura dall’attività dei banchieri privati sembrano infatti essersi adeguati (quasi) tutti i giuristi, avvocati e magistrati in testa, con l’avvallo dei sociologi che nelle loro indagini sul fenomeno, profumatamente pagate con i soldi pubblici, esplorano in lungo ed in largo cosa fanno i prestatori “clandestini” di danaro, ma si guardano bene da verificare come si comportano i banchieri e perfino la maggior parte dei religiosi cristiani non osa nemmeno pensare che i gestori del moderno sistema creditizio possano commettere il peccato/reato di usura.
Anche il governo e i ministeri in particolare, finora, hanno ritenuto che l’usura dei banchieri non possa esistere ed anche la maggior parte delle associazioni antiusura (sovvenzionate dal governo) hanno sostanzialmente aderito a questa impostazione, come dimostrano le pubblicazioni ufficiali in materia: “Il rischio usura nelle province italiane”, edito a cura Ministero Tesoro nel 2004, gli “Atti della Giornata di riflessione e studio su indebitamento e rischio usura” ed il “Vademecum sui benefici di legge a favore delle vittime dell’estorsione e dell’usura”, pubblicati nel 2007 a cura del Ministero dell’Interno, in cui l’argomento “usura bancaria” non è nemmeno sfiorato.
Solo a settembre 2008, dopo ben dodici anni dall’approvazione della legge 108/96, nello studio “Usura, diffusione territoriale, evoluzione e qualità criminale del fenomeno” pubblicato dal CNEL, per la prima volta, un organo dello stato dice che si, forse è vero che pure le banche potrebbero fare usura, visto che ci sono sporadici casi giudiziari in merito.
Chissà cosa pensano ora i nostri soloni politici e la maggior parte dei magistrati, che per anni non si sono accorti che anche le banche possono essere usuraie, a fronte delle decine di processi in corso e alle centinaia di banchieri/bancari imputati (vedere per un dettagliato elenco dei casi del 2009 il mio articolo sul tema reperibile in vari siti) e a fronte del drammatico fenomeno dei suicidi per debiti di cui sono piene le cronache di questi giorni.
Chissà se sono, per lo meno, imbarazzati nello stringere le mani degli amministratori degli istituti di credito quando li incontrano per incassare i contributi e soprattutto chissà se si decideranno a dichiarare finita questa assurda conventio ad escludendum e a ragionare finalmente in modo diverso, se vogliono far qualcosa per superare la crisi economica in cui l’avidità dei banchieri usurai ci ha cacciati.
Allegato Descrizione Punteggio
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In risposta al messaggio di Anna Di Scipio inserito il 14 Mar 2010 - 09:28
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