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Oliverio Gentile

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Inserito da Oliverio Gentile il 4 Gen 2010 - 11:17
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Da milano.repubblica.it:

Craxi, spunta un’intervista del ’97
“Condannato all’ergastolo e al rogo”


Nell'inedito trasmesso su Raitre giudizi pesanti sulla classe politica: “Disprezzo gli ex comunisti che si camuffano”
di Cinzia Sasso

L’inedito, un’intervista realizzata nel 1997 ad Hammamet, va in onda all’ora del caffè su quella che una volta era chiamata TeleKabul: «Sono stato condannato all’ergastolo e a morte, punto e basta», dice un Bettino Craxi a tratti combattivo («vedo dei comunisti che parlano come se il comunismo non ci fosse mai stato e verso questo tipo di compagni nutro disprezzo»), poi stanco («sono super protetto per volontà del governo tunisino come fossi esposto a un grande pericolo... ma io non sono Trotsky») e anche deluso («ci sono dei becchini che hanno affossato i loro partiti», e scorrono i volti di Scalfaro, Martinazzoli, Del Turco). Intanto sua figlia Stefania, sottosegretario del governo Berlusconi, cerca di trattenere le lacrime trasformandole in risa nervose.

Siamo a In mezz’ora, la trasmissione di Raitre condotta da Lucia Annunziata, e sarebbe uno scoop, se non fosse che oggi, mentre infuria la polemica sulla via che il sindaco di Milano Letizia Moratti ha annunciato di voler dedicare «a un proprio figlio importante», e che sta scatenando il popolo di Facebook, Stefania è alla Maldive ed evidentemente la trasmissione, annunciata dai promo negli ultimi dieci giorni, è stata registrata prima delle vacanze.

Dunque, nessuna domanda sull’attualità, sulla politica che ancora una volta si divide sul vecchio leone morto in Tunisia da latitante il 19 gennaio dell’anno Duemila, sul fantasma di un leader che non ha accettato di fare i conti con la giustizia. Sull’uomo che, ed erano tredici anni fa, dice: «La storia la raccontano i vincitori e la raccontano a modo loro».

Stefania, inaugurando così la prossima ricorrenza di dieci anni dalla morte del padre, ha portato con sé il filmato che occupa un generoso spazio della trasmissione, che presto sarà distribuito con Il Giornale, e che contiene, tra l’altro, una parte del discorso che Craxi fece in Parlamento e con il quale si assumeva la responsabilità politica della violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti sfidando tutti i colleghi a dimostrare la loro innocenza.

«Questa — dice Craxi, che era stato condannato in via definitiva a 4 anni e mezzo per gli appalti alla metropolitana e a 5 anni e 5 mesi per le tangenti pagate dalla Sai di Ligresti — è una forma di rogo, io ho una pena a vita perché a una certa età un carico di questo tipo equivale all’ergastolo».

È lui, il condannato, a condannare i suoi giudici: «È un’i ngiustizia impressionante che un Paese civile, un paese libero, un Paese democratico, un Paese cristiano, non dovrebbe consentire nei confronti di chi ha dato la sua vita al Paese. In Italia c’era una civiltà del diritto che per certe forme e certi eccessi di clan giudiziari è rotolata indietro di secoli».

Ma sono le risposte di Stefania all’Annunziata a trasformare in moneta corrente le parole del vecchio leader socialista. Se per lui «è stato giusto non farsi processare», «perché mio padre era un garibaldino, non avrebbe accettato di essere umiliato, ha difeso la libertà che voleva per tutti, anche per se stesso», oggi la storia di Craxi si ripete con Berlusconi.

C’è continuità, risponde Stefania, tra quello che accadeva ieri a Craxi e quello che accade oggi a Berlusconi: «I protagonisti sono sempre quelli. Come mai 918 giudici del nostro Paese si sono occupati di Berlusconi da quando è entrato in politica? E nessuno si è mai chiesto perché dal 1994 la stragrande maggioranza degli elettori socialisti vota per Berlusconi?». Alcuni di quei socialisti sono diventati anche ministri, Stefania li ricorda: «Tremonti, Sacconi, Brunetta e Frattini».

E ancora: «Che nel nostro Paese ci sia uno scontro tra politica e magistratura non se lo sono inventato né Craxi né Berlusconi, è sotto gli occhi di tutti gli italiani». Fino all’ultima risposta: «Gli italiani allora non credettero a Craxi ma a Berlusconi, oggi, credono».

(04 gennaio 2010)
In risposta al messaggio di Alessandro Rizzo inserito il 1 Gen 2010 - 17:12
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