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.: Discussione: Una via a Craxi: non è momento di riabilitazioni

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Alessandro Rizzo

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Inserito da Alessandro Rizzo il 1 Gen 2010 - 17:12
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Il sindaco Moratti sembra entrato già nella seconda fase del suo mandato a pieno titolo e in attesa di una sua riconferma alla carica che ha coperto. Dico questo pensando alla decisione avutasi in occasione dell'assegnazione delle civiche benemerenze degli Ambrogini d'Oro di assegnare a Marina Berlusconi il titolo civico a nome della città per la sua capacità imprenditoriale. La scelta è stata giustamente contestata perchè divide la città anzichè unirla come dovrebbe essere in questo caso. La volontà ferrea del sindaco è stata originata dalla necessità di ritagliarsi un ruolo principe nelle trattative con Berlusconi, acquisendo una sorta di sostegno alla sua investitura per il 2011. Una captaptio benevolentiae ha portato a suggellare sul palco in Piazza Duomo, la sera dell'aggressione al premier, l'entrata del sindaco nelle fila del club del PdL, non più figura esterna ma pienamente interna all'estabilishement del popolo della creatura nata dall'annuncio del predellino in Piazza San Babila. Dico, infine, questo pensando alle dichiarazioni, non più solamente e semplicemente giornalistiche ma politiche, fatte dal sindaco di intitolare una via, un parco, una qualsiasi piazza, magari centrale, a Bettino Craxi, a 10 anni dalla sua morte. La figura politica viene, così, riabilitata. L'intervista rilasciata da Letizia Moratti sottolinea in diversi passaggi la necessità di rivedere la figura dello statista, anche da un punto di vista umano. Secondo il sindaco siamo in un periodo in cui si possono superare le divisioni createsi in merito alla figura di Craxi e cercare di giungere a una pacificazione del popolo italiano nella commemorazione del soggetto politico, elevato a statura di statista. Non mi sento di tratteggiare un disegno e una descrizione sulla figura dal punto di vista umano: non sarebbe neanche necessario farlo, dal momento che occorrerebbe riflettere sulla motivazione e sulle conseguenze di tale scelta. Fino a ieri il sindaco sembrava nicchiare sull'intitolazione a Craxi di una via o di una piazza della città: troppe frizioni si stavano creando, come tutt'oggi si stanno verificando, all'interno della sua stessa maggioranza. Vediamo, per esempio, i leghisti che, con Matteo Salvini, dichiarano di volere votare contro a una simile proposta, figli di quei parlamentari che esibivano con spirito qualunquista i cappi in Parlamento nella stagione di tangentopoli. La divisione che si sta creando non spaventa il sindaco, impegnato ad accreditarsi il consenso interno alla sua coalizione e del proprio leader in odore di ricandidatura per il 2011. La partita è importante: la sua figura otterrebbe, così, pieno appoggio del PdL, dove si presentano diversi componenti di fede craxiana e socialista della Milano da bere. Vorrei solo affrontare i fatti, analizzare i contenuti dei fatti storici che riguardano le vicende giudiziarie e politiche di Craxi. Non posso dire che tutto quello che Craxi fece al governo fu errato: le scelte in termini di politica internazionale furono spesso interessanti, e dovrebbero essere di esempio ad alcuni attuali governanti che sembrano totalmente privi di una cultura europea. Il problema che ricade ancora oggi riguardano le modalità e il costume politico che Craxi condusse. La politica degenerò in una consorteria fatta di clientelismo e di corruzione che ammorbò la democrazia, la sua affermazione, la sua costituzione, il principio di eguaglianza dei cittadini davanti alla legge, di pari opportunità, di trasparenza nell'amministrazione della cosa pubblica. Come dice giustamente Gerardo D'Ambrosio, attuale senatore del PD, ex magistrato impegnato nelle indagini riguardanti la corruzione politica negli anni 90, Craxi "ha subito tre gradi di giudizio come ogni cittadino davanti alla legge, ed è stato condannato con delle sentenze definitive passate in giudicato". Io aggiungo che era un latitante, dato che nel 1993 dopo la discussione parlamentare sulla richiesta di procedere nei suoi confronti, pensò bene di imbarcarsi per la Tunisia fuggendo, così, all'attuazione della giusta pena nei riguardi dei reati da lui commessi. Non credo che questo fatto possa essere riabilitato come non rilevante nel rendere alla memoria storica delle future generazioni l'immagine di una persona considerabile come statista di alta caratura. Posso anche affermare come politicamente Craxi emise il primo decreto, di fonte governativa, funzionale a svuotare di contenuto la sentenza del Tribunale di Roma di oscurare le tre reti televisive Mediaset in quanto abusive. Il decreto, noto alla storia come "decreto salva Berlusconi" fu il primo atto che andò a creare quella intramontabile frizione tra due poteri autonomi della nostra Repubblica, la cui indipendenza assicura, come Montesquieu ci insegnava, la democrazia di un stato: potere esecutivo e potere giudiziario. Da quel momento si sarebbe, poi, dato il via libera a l disegno legislativo che portò alla legge Mammì: una sanatoria dell'illegalità presente nel sistema informativo italiano, le cui conseguenze, tramite un gigantesco conflitto d'interessi nella figura del premier, sono oggi a noi drammaticamente visibili. Credo che la storia debba essere affrontata, signor sindaco, in modo oggettivo e scientifico e non in modo strumentale o arbitrale per opportunità. Discutiamo della figura di Craxi per affrontare con lucidità un'analisi puntuale su questa figura che ebbe un ruolo fondamentale nell'Italia del dopoguerra: un ruolo fatto di meriti ma di molti lati oscuri, di molti elementi spesso delineanti una figura eticamente discutibile, moralmente eccepibile. Le nuove generazioni devono conoscere la storia recente del nostro Paese: hanno il diritto di avere una lettura scientifica di quanto accaduto e poter, così, fare scelte conseguenti per un futuro fatto di giustizia e di solidarietà. L'onestà intellettuale è la base necessaria per affrontare capitoli problematici nella storia del nostro Paese: occorre comprendere le cause e le origini di una corruzione del sistema politico che ha determinato in Italia uno scadimento dei costumi civici e sociali. Occorre affrontare con saggezza e con spirito libero pagine della storia attuale al fine di dare gli strumenti alle future generazioni di migliorare la propria comunità procedendo verso un progresso sociale e civile della collettività. La rivisitazione, come sostiene il sindaco, di figure che hanno fatto la storia e che, come tali, devono essere viste da un punto di vista fattuale, è il primo passo verso un revisionismo che vorrebbe ridipingere ciò che è di tutte e di tutti: la storia del nostro Paese, appunto.

Alessandro Rizzo

Capogruppo LA SINISTRA - Uniti con Dario Fo

Consiglio di Zona 4 Milano