.: Login

Hai dimenticato la password?

.: Newsletter


.: Chi รจ online

Ci sono attualmente 0 utenti e 35 ospiti collegati
.: Discussione: Abolizione dei Consigli di Zona: Appello al Ministro - eliminiamo i costi non la democrazia

Opzioni visualizzazione messaggi

Seleziona la visualizzazione dei messaggi che preferisci e premi "Aggiorna visualizzazione" per attivare i cambiamenti.
:Info Utente:

Alessandro Rizzo

:Info Messaggio:
Punteggio: 4
Num.Votanti: 1
Quanto condividi questo messaggio?





Inserito da Alessandro Rizzo il 13 Dic 2009 - 18:10
accedi per inviare commenti

Carissime e carissimi,

come consigliere di zona, capogruppo in zona 4 de La Sinistra e consigliere della Lista Uniti con Dario Fo, penso che il collegato della Lega alla Legge Finanziaria e in discussione col Ddl Calderoli sia espressione della totale mancanza di conoscenza del significato reale di federalismo, di decentramento, di democrazia civile e civica. Esiste da qualche anno una campagna mediatica volta a definire inutili i primi livelli di rappresentatività territoriale. Esiste una certa volontà di creare un presupposto che agisca in modo eterodiretto sulle coscienze della moltitudine funzionale a persuadere quest'ultima dell'inutilità dei consigli circoscrizionali. Qualcuno ha creato i presupposti reali perchè questo avvenisse, essendo questi sentimenti di ripulsa e di irriverenza verso i consigli circoscrizionali fondati. Il problema si sposta, quindi, sulle origini di tale sentimento diffuso verso i consigli circoscrizionali. Sussiste l'assurda contraddizione di una forza politica che si ammanta di parole come "federalismo", "decentramento", addirittura "devolution", senza comprenderne il significato, per, poi, proporre progetti di legge che affossano i livelli di decentramento primari ed esistenti, oppure eliminare l'unica fonte di imposizione fiscale per i Comuni, l'ICI, unica tassazione che rimaneva diretta e trasparente nei meccanismi, verificabile nella qualità dei servizi sociali e civici. Penso che sia palese una certa omissione di intervento riformatore da parte dell'amministrazione, di altre amministrazioni comunali, ma Milano è più esemplificativa di questa mancanza, indirizzata a delegittimare i consigli circoscrizionali, a renderli inutili "baracconi" di posteggio istituzionale, spesso teatro finto di una democrazia rappresentativa inesistente nella realtà. Esiste un regolamento sul decentramento che è stata inatteso e inapplicato, Lucchini, seppure lo stesso testo non prevedeva il passo necessario per il rilancio di luoghi di partecipazione rappresentativa di primo livello territoriale, quali i consigli circoscrizionali: da funzioni meramente consultive facoltative a funzioni decisionali vincolanti. Occorre una riforma del decentramento per rilanciare il ruolo di un organismo, quello circoscrizionale, che dovrebbe essere prestigioso spazio di confronto, dibattito e di incisività nelle scelte amministrative della città, della polis, del demanio pubblico: del comune, come "dono" di tutte e di tutti.

Non credo che sia opportuno parlare in termini economici per definire l'aberrazione di una tale proposta espressa in collegato alla finanziaria. Penso che si debba parlare di funzioni dei consigli circoscrizionali. Riformarne la portata creando un sostrato culturale che faccia dismettere l'idea e la convinzione dell'essenzialità della democrazia della delega, spesso plebiscitaria, quella prevista dall'immagine di un sindaco che diventa in ogni amministrazione sempre più "manageriale", meno vincolato da controlli e da contrappesi istituzionali di garanzia. Non posso affermare che il Consiglio Comunale viva una stagione di forte capacità politica di espressione decisionale su importanti passaggi del governo del comune: esiste un ridimensionamento di qualsiasi livello istituzionale democratico e rappresentativo, prima voce della cittadinanza nell'istituzione. Ma come esiste l'esautoramento delle funzioni del Parlamento  nel momento in cui l'abuso di voti di fiducia parlamentare su ogni proposta di legge governativa affossano il confronto, il dibattito e rendono le Camere la cassa di risonanza del potere esecutivo, del potere della premiership. Dico questo soprattutto in riferimento all'utilizzo del voto fiducia fin dalla prima discussione del progetto di legge: significa eludere e neutralizzare ogni possibilità emendativa ai testi per via parlamentare.

E' la stagione di un maggioritario abusato che crea un bonapartismo senza regole, anarcoide, scomposto, smodato, in nome del decidere presto per essere più efficienti, non comprendendo che da tale affrettamento potrebbero derivare gravi costi sociali, civili, istituzionali.

Forse occorrerebbe riflettere non sull'urgenza dei tagli alla politica ma sugli sprechi esistenti e gli sperperi spesso oberanti della politica amministrativa. Mi domando gli oneri sociali derivanti in termini anche economici, oltre che organizzativi, dalle consulenze d'oro. Costose quanto irrazionali. 

Un organo che funziona e che viene percepito come funzionante, necessario, utile, importante, capace di incidere non detta domande e questioni sulla sua onerosità sociale ed economica. Non è un problema il gettone di presenza dato ai consigliere, è un problema se tale gettone di presenza viene visto, come oggi giustificabilmente è percepito, come dispendio senza conseguenze positive e utili per la cittadinanza. Forse occorrerebbe improntare un discorso politico di analisi sulle cause culturali prima che economiche su tale abbrutente e populistico sentimento di avversione verso i consigli circoscrizionali; e sulla sua dolosa strumentalizzazione di forze politiche per fini elettoralistici ma anche devastanti per la democrazia istituzionale.

Alessandro Rizzo

Capogruppo LA SINISTRA - UNITI CON DARIO FO

Consiglio di Zona 4 Milano

In risposta al messaggio di Massimiliano Bombonati inserito il 9 Dic 2009 - 18:35
[ risposta precedente] [ torna al messaggio] [risposta successiva ]
[Torna alla lista dei messaggi]