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.: Discussione: Abolizione dei Consigli di Zona: Appello al Ministro - eliminiamo i costi non la democrazia

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Anna Di Scipio

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Inserito da Anna Di Scipio il 10 Dic 2009 - 18:36
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QUESTA E' LA REALTA'!

«Con quel tipo di conti, una qualsiasi azienda chiuderebbe in 24 ore». Uffici per il decentramento del Comune. Un direttore racconta la realtà dei nove Consigli di Zona di Milano, su cui lavora da anni. E riassume: «La sensazione è quella di una diseconomia complessiva». La promessa del sindaco Moratti in campagna elettorale era stata: «Rilanceremo le zone». Sono passati otto mesi. Si attende la «rivoluzione». Ma per capire, bisogna partire dal passato, dai bilanci. La prima cosa che salta all'occhio: il totale delle spese per mantenere in vita i nove carrozzoni supera (di circa 200 mila euro) i fondi che i Cdz amministrano, quelli che si traducono in servizi per i cittadini. Altri nodi, ammessi a mezza bocca da consiglieri e presidenti: i Consigli di Zona servono come massa di manovra per le campagne elettorali. I Cdz distribuiscono soldi a pioggia per la ricerca del consenso. I Cdz servono come forma di finanziamento dei partiti. Ma non dovevano essere dei micro-parlamenti locali per il coinvolgimento democratico della cittadinanza nella cosa pubblica? La risposta l'ha data una lettrice in una lettera al Corriere, in cui descrive una seduta: «Il Presidente di turno comincia affermando: "Sappiamo che il nostro è un parere puramente consultivo, che conta come il due di picche"».
Tornando ai numeri, somma delle spese del 2005 per pulizie, fotocopie, manutenzione, arredi e così via: 718.930 euro. Altra voce, gli stipendi: un consigliere, attraverso i gettoni di presenza, riceve un massimo di 738,54 euro al mese. Che moltiplicati per 40 consiglieri di ogni Cdz, per dodici mesi, per nove zone, fanno 3 milioni 622 mila euro l'anno. Aggiungendo gli stipendi dei presidenti (circa 4 mila euro al mese) si arriva 4 milioni 381 mila euro. Tutte spese. Solo per mantenere in vita i consigli. E ai cittadini? Attraverso i Centri di aggregazione giovanile, i Centri aggregativi multifunzionali, le manifestazioni nelle biblioteche e i fondi Map (per finanziare feste di via, mostre, manifestazioni varie) arrivano servizi per 4 milioni 190 mila euro. Cose utili e meritevoli, per carità. Corsi di danza, musica, teatro, ginnastica per gli anziani. Ci sono poi 11 milioni e mezzo di euro per aiuto alle persone in difficoltà, affitti e sussidi scolastici. Ma vengono assegnati con procedure standard, da direttori di settore e assistenti sociali. Cosa che potrebbe fare un qualsiasi ufficio comunale. Tirando le somme, la domanda è: ha senso tenere in piedi nove piccoli municipi sparsi per Milano? Per legge, devono esistere. Chiuderli non si può. Vanno rilanciati, si dice a destra e a sinistra. I presidenti si sono riuniti ed hanno chiesto all'assessore Colli competenze su manutenzioni e viabilità, una riforma di cui si parla da 10 anni. E dal passato riemerge un'altra storia: il Comune dovrà pagare 700 mila euro di arretrati ai consiglieri in carica tra il 1999 e il 2002. Che cosa è accaduto?
La giunta estese il pagamento dei gettoni ai consiglieri anche per la partecipazione alle commissioni e non solo per le sedute di consiglio. Ma Palazzo Marino non versò gli arretrati. «I consiglieri vennero trattati come optional, ignorati», spiega Beniamino Piantieri, ex eletto in Zona 3. E aggiunge: «È un sintomo del colpevole disinteresse che ha lasciato languire i Cdz per oltre 10 anni». Un lento trascinarsi tra disaffezione, scoraggiamento, frustrazione. Sono le parole che ricorrono nei blog dei consiglieri. Pareri consultivi sull'urbanistica, istanze ignorate da Palazzo Marino. Una qualche convenienza, però, sotto sotto c'è. Finanziamento: buona parte dei consiglieri versa una quota degli stipendi (dal 20 al 50 per cento) ai partiti di riferimento. Epropaganda: i Cdz diventano massa di manovra per «tenere caldo l'elettorato» (Manuela Valletti, ex consigliera in una lettera al Corriere). Meccanismo particolarmente attivo sotto elezioni. L'associazione Chiamamilano, inuneditoriale prima delle Comunali dell'anno scorso, ha denunciato: «Che cosa si potrebbe pensare di un padre di famiglia che impegni il 70, l'80, o il 90% del proprio reddito annuale tra gennaio e maggio?». Questo è successo nei Cdz a inizio 2006. Perché finanziare manifestazioni, mostre, festicciole varie di via e di quartiere, porta voti.

In risposta al messaggio di Massimiliano Bombonati inserito il 9 Dic 2009 - 18:35
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