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.: Il Blog di Alessandro Rizzo
Lunedì, 7 Dicembre, 2009 - 17:49

Gli Ambrogini d'oro: non rappresentano Milano

Sono esterefatto da quanto il titolo al presente intervento da me postato sia assolutamente fedele alla realtà, se non addirittura maggiormente rappresentante la triste situazione. Gli Amborgini d'oro non rappresentano la città: è vero. Ma non solo: oserei affermare che le scelte indicate nell'assegnazione delle benemerenze e dei titoli siano affette da una parzialità ideologica senza precedenti, arrecando una lacerazione profonda al tessuto sociale e culturale della città. Mi domando ancora alcune nomine quale senso politico, sociale e storico abbiano per la nostra città. Io non mi sento rappresentato in quanto cittadino in primis. Milano è la città dell'intolleranza e della perseguibilità del migrante? Sembrerebbe così nell'apprendere che il Nucleo tutela trasporto pubblico ha ricevuto il titolo cittadino. Ebbene io non mi sento rappresentato da chi dirige alcuni lavoratori ATM a costituire una vera e propria azione di persecuzione nei confronti di persone, spesso donne, spesso bambini, senza permesso di soggiorno. La caccia alle streghe ha terminato la sua esistenza nello scorso medioevo. Sembrava essere ritornata quando si apprendeva dalla stampa, sempre la stampa è l'unica fonte originaria di ogni informazione su disposizioni comunali, che veri e propri autobus dirottavano migranti senza permesso di soggiorno verso le Questure, non rientando questa funzione nel compito dei controllori di viaggio dei mezzi di trasporto pubblico, generalizzando l'intervento tramite un'azione sommaria e lesiva dei diritti umani e civili della persona, calpestando la dignità di esseri umani, spesso sfruttati dal lavoro nero tollerato nella città dell'EXPO 2015, ricordiamo che l'ultima vittima in un cantiere era un ragazzo egiziano senza permesso di soggiorno e senza contratto regolare, senza una ponderazione accurata delle motivazioni che hanno portato alla scadenza del permesso di soggiorno. Certamente il tutto è la conseguenza di una legge irricevibile per uno stato di diritto quale la legge sul reato di clandestinità posta in essere dal presente governo: ma come conseguenza vede uno zelo ossequioso ed efficente da parte dell'amministrazione comunale nella sua impietosa adozione.  Ma che dire, poi, dell'attribuzione del riconoscimento a Marina Berlusconi, nomina che sembra sempre di più strumentale per il sindaco ad attivare una captatio benevolntiae nei riguardi del padre di quest'ultima? E cosa poter considerare difronte al conferimento del titolo al direttore di Libero, Maurizo Belpietro, dal momento in cui è stato oggetto di forti critiche da parte della FNSI per alcuni servizi posti sul quotidiano? Due anni fa la maggioranza di centrodestra aveva negato con atto alquanto discutibile e poco urbano il riconoscimento a Enzo Biagi, grande e stimato giornalista dei nostri tempi, offendendo la memoria di una grande personalità che ha saputo dare molto alla propria città, città che gli ha negato postumo il riconoscimento a lui dovuto; oggi il centrodestra attribuisce a Belpietro un riconoscimento che non è certamente rappresentativo della comunità civile e del sostrato culturale della nostra metropoli.

A Marina Berlusconi viene assegnato il più grande titolo che Milano possa esprimere, mentre gli operai dell'INSE sono stati considerati dal capogruppo PdL in Consiglio Comunale come non opportuni da essere riconosciuti da parte dell'amministrazione per modalità estreme con cui hanno difeso il proprio lavoro, la prpria dignità sociale, ma anche un polo industriale importante economicamente per la città e in pericolo a essere venduto al miglior offerente. Trovo assolutamente preoccupante leggere queste scelte come scelte rappreentative della città. Considero altrettanto grave che tali scelte siano state fatte senza nessun tipo di ricerca di convergenza non dico universale ma ampia da parte della maggioranza. Sono state scelte quest'anno compiute nella totale autoreferenzialità, imprese da un atteggiamento e una modalità priva di dialogo, di maturità amministrativa, di condivisione di un percorso universalmente considerato come civicamente nobile. E' inquietante apprendere come certe scelte siano state fatte con una forzatura da parte della maggioranza riducendole a qualcosa di lontano per la città, di alieno per il suo tessuto civile, di fortemente estraneo alla sua cultura.

E' una contraddizione notare come si sia deciso di affrontare la prima serata di inaugurazione dell'anno lirico della Scala all'insegna della sobiretà, venendo ad avvallare le giuste critiche che venivano mosse dai movimenti ambientalisti e associazioni dei lavoratori in questi 32 anni, e anticipando l'esecuzione della Carmen con un minuto di silenzio per le migliaia di lavoratrici e di lavoratori che non vedono rinnovato il loro contratto, o perchè licenziati, cassintegrati per la crisi che sta ammorbando la nostra produzione economica, senza alcune risposte adeguate da parte del Governo, mentre si offende chi utilizza gli unici strumenti di tutela e di rivendicazione dei propri diritti anche per gli interessi economici della città, quali gli operai dell'INSE quest'estate.

Alessandro Rizzo

Capogruppo La Sinistra - Uniti con Dario Fo

Consiglio di Zona 4 di Milano