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.: Discussione: Il rudere al civico 9 di via Carlo Imbonati è una VERGOGNA!!!

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Oliverio Gentile

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Inserito da Oliverio Gentile il 18 Gen 2010 - 11:36
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Da milano.corriere.it:

«Rischio di crolli e alloggi per clandestini». «Maciachini Center aiuti a riqualificare»

Via Imbonati, risse, spaccio e palazzi pericolanti. Il quartiere: basta degrado

Un negozio su due gestito dagli immigrati. «Le speculazioni delle agenzie immobiliari»

Non è una via per calvi: ci sono stati fino a quattro parrucchieri in nemmeno cinquanta metri. Ne son rimasti due, un cinese e un arabo; vicini di negozio, si sfidano a colpi di forbici unisex e quasi in regalo, nel senso che il cinese, con appena 6 euro, fa shampoo, taglio e messa in piega.

Non è nemmeno una via per italiani, che affollano gli economici negozi stranieri — in via Imbonati sono 143 sui 266 totali, ci sono i parrucchieri e poi kebab, empori, pizzerie d’asporto— ma sfollano le case, svendendo. Il civico 21 è pericolante, c’è una inascoltata ingiunzione del Comune per metterlo in sicurezza. I ballatoi ondeggiano, le ringhiere traballano. Sotto la finestra del bilocale di quattro egiziani, al primo piano, c’è un bar «pieno di sudamericani e marocchini, fanno casino fino all’alba» dicono gli egiziani, muratori.

Via Imbonati, in particolare il tratto iniziale, era una via di operai. Nelle antiche trattorie, davanti ai bianchini, i vecchietti ricordano i tempi della Carlo Erba, ditta farmaceutica. Al suo posto, hanno quasi terminato di realizzare il Maciachini Center. Uffici, parcheggi interrati, centro fitness, bistrot. «Per quale motivo continuo ad amministrare? Magari quelli del Center ci si mettono e pretendono interventi di riqualificazione nella via» dice Giuseppe Rossi.

Il signor Rossi è l’amministratore del 21. In questo tratto di Milano tra piazzale Maciachini e via Monte San Genesio di fronte al quale, con parecchi manovali immigrati a lavorarci sta appunto salendo il Maciachini Center, il 21 è il civico messo peggio. In sofferenza anche il 9: debiti nelle spese condominiali, uno dei tre cortili trasformato in discarica, una signora italiana che dinanzi casa, al piano terra, ha posizionato una barriera, un «muro» divisorio, e un altro italiano, il siciliano signor L.R., che esemplifica: «Lì ci sono i bidoni della spazzatura. Eppure loro buttano la roba per terra».

Sotto l’appartamento di L.R., in un monolocale, c’è una famiglia cingalese, «sono in cinque, marito, moglie e tre figli. Come fanno a starci?». Tra gli italiani rimasti (qualcuno resiste, altri si adattano), tanti ce l’hanno con gli italiani andati via: «Fregandosene degli altri, hanno riempito le loro abitazioni di immigrati, ammassandoli e chiedendo affitti esagerati». A volte, si scrivono lettere alle istituzioni: «Aiutateci». Vi lasciamo il dubbio su tempi e contenuti delle risposte; ci arrivate benissimo da soli.

Abdelhamid è un cingalese. Abita, con connazionali, in due stanze con un terrazzino pieno di vasetti di piantine, stecchite, di rosmarino. Abdelhamid e soci vendono in corso Como le rose prese alle sei del mattino all’Ortomercato. Molto cortesi e disponibili, ci accolgono in casa e dal terrazzino illustrano la geografia del palazzo di fronte, finestra per finestra. Un brasiliano, egiziani, marocchini, un africano, peruviani, filippini...

Al 9 c’è una prostituta cinese agghindata come una bambolina, sta salendo le scale con un marocchino ingrugnito. Sempre al 9, raccontano più voci, ci sono dormitori con clandestini e si spaccia. La polizia viene, fa retate. Il già menzionato 21 ha, per ammissione degli stessi stranieri, una coabitazione difficile: i marocchini non vanno d’accordo con i romeni, gli albanesi coi sudamericani. Capitano bottigliate e qualche ceffone mollato la sera. La sera, sui marciapiedi di via Imbonati, cingalesi allestiscono al volo bancarelline illegali per vendere cappelli, sciarpe, cinture.

C’è una scuola, in via Imbonati; i genitori dei bimbi vanno lamentando problemi alla struttura, tipo che piove dentro, cadono calcinacci, i gabinetti si rompono spesso. In via Imbonati tutti i condomìni hanno la loro età, risalgono a inizio 1900, muri granitici, da diga, altro che cartongesso. In tutti i palazzi c’è stato il seguente, solito giochetto: appartamenti acquistati gli anni scorsi quando davano i mutui al cento per cento senza chiedere troppe garanzie; gli acquirenti sono rimpatriati e il mutuo glielo pagano i connazionali messi dentro in affitto. Quanti cartelli «affittasi», in giro. E quanti «vendesi». Uno è al 21. Contattiamo l’agenzia, la Cas&Comm di via Sarpi. Metratura? «Mansarda di 23 metri quadrati». Costo? «Richiesta di 83 mila euro». Al metro quadrato, fan 3.600 euro. Possibile? In un posto così? Ma sì certo, c’è vicino il metrò e poi col Maciachini Center cambierà tutto.

Andrea Galli
18 gennaio 2010
In risposta al messaggio di Gianfranca Calandriello inserito il 14 Nov 2009 - 16:45
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