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.: Discussione: Circa i Rom al Rubattino

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Giuseppe Larovere

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Inserito da Giuseppe Larovere il 21 Feb 2010 - 15:04
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piccolo racconto :

 


15 lunghi mesi è durata la lotta dei lavoratori della Innse. C'è chi va al bar, chi fa una passeggiata nel parco, chi va a messa, io andavo a trovare loro non dico tutti i giorni, ma tanti.
Per  quasi quarant'anni sono stato a stretto contatto con gli operai nelle aziende in cui ho  lavorato  e la  battaglia dei lavoratori Innse giorno dopo giorno è diventata anche la mia ribellione a una situazione incomprensibile.
Con la  solidarietà  e il sostegno  di chi non vuole farli sentire soli di chi non condivide le scelte aziendali e istituzionali , del rispetto di chi lotta  non solo per se stesso  e la propria famiglia ma anche per la propria dignità e per quella delle future generazioni. 
 
E poi la loro fabbrica sprizzava storia di lotte,  di dolori, e di resistenza. Con questo bagaglio e con la  forza delle  loro idee e del loro sacrificio, erano sicuri di diventare esseri liberi e io non riuscivo a distaccarmene. 
 
Il loro presidio accoglieva tutti anche i più deboli.
 
All'entrata del presidio c'erano un rubinetto dell'acqua e un lavandino.  I deboli  gli ultimi della terra , i Rom, li  vedevo attraversare la strada a gruppetti, spingendo carrozzine e carrelli dell'Esselunga, con dentro contenitori di varie dimensioni per fare scorta di acqua per berla prima di tutto.  Madri con attaccati alle gonne i loro piccoli festosi e sempre con il sorriso sulle labbra  nonostante le condizioni disumane in  cui erano costretti a vivere nell'area  di fronte alla fabbrica  Innse.  
 L'ho capito dopo. E' la  famiglia la comunità che si prende cura dei piccoli e li fa sentire come se fossero nel luogo più bello di questa terra e ogni piccola cosa che viene data li fà sentire amati. Anche se fosse la bambola o l'orsacchiotto più malmesso e inzuppato di fango, è un dono e questo  fa la differenza.
 
C'erano dei rischi ad attraversare la strada percorsa dai bolidi del vicino concessionario di auto, ma era vitale trovare ristoro in quel posto. C'erano sempre persone davanti al presidio , ma loro non se ne preoccupavano, avvertivano che c'erano delle brave persone che non hanno mai scacciato nessuno anche se qualche volta le richieste di avere  acqua calda faceva un pò sorridere gli operai.
 
Bere  è la cosa più naturale a questo mondo e allora andiamo alla Innse senza paura. La paura non si respirava in quel luogo. Anche se tutt'intorno c'erano poliziotti e carabinieri armati fino ai denti per la questione Innse , loro attraversavano la strada , superavano il cordone degli uomini armati e prendevano l' acqua.Ogni tanto scambiavano qualche parola con gli operai della Innse. Non so se hanno mai capito cosa ci stessero a fare lì per tutto questo tempo e cosa ci facessero lì un camper e una bandiera. Le loro priorità erano altre. Erano la voglia di vivere, di trovare un lavoro, di integrarsi, di permettere ai loro figli di poter frequentare una scuola per riscattare la loro esistenza di eterni respinti dalle società che nei vari luoghi incontravano.
 
Gli esseri umani se li guardi con la lente del cuore e con la ragione dei diritti inalienabili dell'uomo, sono diversi. L'ho provato personalmente. All'inizio rimanevo staccato, non volevo immischiarmi per non essere coinvolto anche se emotivamente non restavo indifferente. Ma non avevo il coraggio di prendere le loro parti, di stare ad ascoltare , parlare con loro  e questo nonostante non avessi cariche pubbliche e/o politiche da difendere .
 
Alcuni bambini   ogni tanto li incrociavo al semaforo Pitteri/Rubattino mentre con i bambini del Piedibus mi dirigevo alla scuola di via Cima. Ci sorridevamo, ma restavano sempre staccati da noi con i loro genitori. Quattro o cinque di loro li vedevo in attesa di entrare nella scuola tutte le mattine.
 
Poi la svolta.
 
 Era il 14 di Settembre del 2009.  Personaggi politici, con telecamere appresso e forze dell'ordine si fermano davanti alla Innse. L'eco di un imminente sgombero era già nell'aria insieme alla grande preoccupazione delle maestre di perdere gli alunni che avevano iniziato un percorso che non doveva assolutamente essere interrotto.
 
E io vado di fronte a vedere cosa succede.
La digos  mi dice di non fare foto e mi chiede i documenti che mi restituiscono dopo  aver annotato le mie generalità  Questo però non mi impedisce di entrare e percorrere tutto il campo . E' come una lama che affonda in un corpo, che le fa violenza che la scopre nel suo intimo nella sua dignità nonostante il degrado tutt'intorno. 
 
Le istituzioni gettano benzina sul fuoco dell'ordine , della sicurezza; anzichè combatterla,  alimentano anche  la xenofobia. Sono ciechi e vecchi.  Non riescono ad elaborare pensieri diversi.  Una risata li seppellirà.
 
Spendono centinaia di migliaia di euro per mantenere questa paura  . Sono pazzi ! Si trincerano dietro  " la gente vuole sicurezza""non rendendosi conto che la sicurezza non si ottiene solo con gli sgomberi e i manganelli. E' una questione più grande che necessita il convolgimento di tante associazioni che hanno offerto e sono pronte a dare il loro contributo per la soluzione del problema. Ma molti non lo accettano, perchè se gli togli questo di cosa parlano ?
 
 
L'animo si contorce. Cosa ci faccio lì io ?.  Come è possibile che un essere umano costringa altri esseri a vivere in quelle condizioni ? Non puoi più stare a guardare. Lo so non sei un eroe , hai paura , le tue decisioni possono coinvolgere persone che hanno paura di loro, ma non si può.  La sottile barriera di paura e pregiudizi cade quando vedi le maestre dei bambini che vanno a scuola nelle vicinanze che se li coccolano, alcuni li riconosco e mi fanno le feste perchè mi vedono con la paletta per dirigere il traffico tutte le mattine,  i ragazzi e le ragazze della Comunità di Sant' Egidio in mezzo a loro che parlano con i grandi e consolano i piccoli.
 
Sono state  le maestre, i giovani della    comunità di Sant'Egidio e tutte le belle persone che ho avuto il privilegio di conoscere in questi ultimi due anni, la forza e lo spirito che hanno determinato il cambiamento.
E anche i piccoli  compagni di scuola di questi bambini rom sono stati più grandi dei grandi.  La mano che impugnava stretta  la spada dei pregiudizi e delle paure si è aperta .
 
Sono stati loro in prima linea come gli operai della Innse a lottare per affermare dei diritti di solidarietà sanciti dalla nostra costituzione e come la Innse, hanno vinto.
 
E' vero hanno sgomberato l'area hanno costretto lunghe file di dolore a percorrere le strade come negli anni bui del nazifascismo verso luoghi che poi  abbandoneranno per ricominciare da capo in qualche altro luogo. Un vagare infinito non voluto ma subito ma che un giorno non lontano si fermerà e  troverà comunità più accoglienti come tanti buoni samaritani.
 
Ma hanno vinto loro. Perchè l'indifferenza ha subito contraccolpi. Più persone hanno dato la loro solidarietà , alcuni hanno dato asilo nelle loro case  ai piccoli alunni , quando si sono riversati tutti sul piazzale della chiesa e nella chiesa la cittadinanza non è stata ostile; i bambini rom giocavano nel parco giochi vicino, tutti insieme, la stampa e la televisione ha parlato di questo evento con toni diversi , è stata fatta una fiaccolata con cittadini del quartiere .  Il web ha raccontato queste storie.
 
E rivedere alcuni  bimbi rom tornare a frequentare la  scuola di via Cima e i loro piccoli compagni di classe accoglierli con gioia, è il segno della vittoria.
Il percorso è ancora lungo e pieno di ostacoli ma  il piccolo foro aperto nella diga dell'indifferenza e dell'intolleranza, da cui non da ora sgorgano gocce di vita  , continuerà ad ingrossarsi.
 
Giuseppe Larovere
 

 

 

In risposta al messaggio di Alberto Farina inserito il 17 Feb 2010 - 11:08
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