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.: Il Blog di Antonella Fachin
Venerdì, 30 Ottobre, 2009 - 15:02

gay: diversamente cittadini

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Ciao a tutti flessibili e precari,
il mio giudizio sul popolo di sinistra, me incluso, è sempre stato pessimo. Siamo quelli che hanno concesso a una classe dirigente di andare avanti a oltranza con lotte intestine, inciuci di ogni genere e divisioni infinite.
Non ci facciamo mancare neanche gli apparentamenti politici da tribunale dell’Aia (vedi Paola “ratzista” Binetti) che fanno affossare uno alla volta i diritti civili di questo paese.
“La storia siamo noi” diremmo di fronte al solito finale patetico congressuale del finto partito democratico. Ce ne dovremmo proprio vergognare, aggiungo io. Destino dell’elettore di sinistra, dunque: l’impossibilità di fare una qualsiasi riforma civile prima che il proprio governo cada.
Al contrario, l’elettore di destra può dirsi soddisfatto di aver visto la propria compagine politica bivaccare tra gli scranni del vincitore per tutta la legislatura.
Però, mentre noi non governiamo mai per problemi di frammentazione, a destra non si governa per problemi di totale accentramento del potere nelle mani di un uomo. Non so nemmeno se chiamarla deriva peronista, fascista o sfascitsta, non è questo il punto: semplicemente, siamo così presi a risolvere i cazzi grossi di questo signore che qualsiasi problema del resto del paese passa sempre in secondo piano. Disoccupazione dilagante, malasanità, corruzione di ogni genere, nepotismo, fuga di cervelli, povertà. Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per un inverno bollente, altro che autunno caldo. Non mi chiedo neanche più se questi signori, da destra a sinistra, si rendano conto che la bomba sociale è pronta a scoppiare. O credono che tutti quelli che hanno perso un lavoro, la casa, la dignità e il futuro (perché riprendersi da una bancarotta familiare è quasi impossibile), se ne staranno buoni, in fila alla Caritas, per una minestra calda? – Arnald
p.s.: da oggi, se sfogliate i quotidiani, troverete i primi annunci delle banche dedicati allo scudo fiscale. Ce n’è uno favoloso (una vera pippa a quattro mani fatta a questo governo) della Deutsche Bank, in cui si vede un ponte che attraversa uno stretto. Potrebbe essere quello di Messina, direte voi, ma non è così: intorno non si vedono macerie.