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Oliverio Gentile

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Inserito da Oliverio Gentile il 3 Mar 2010 - 12:24
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Da milano.corriere.it:

Dossier della Ue sulle polveri ultrasottili

Smog, migliorano Belgio e Germania
Male Lombardia, Polonia e Ungheria


«In zone particolarmente esposte al Pm 2,5 il rischio di mortalità a lungo termine aumenta del 15%»

MILANO - Le vecchia mappa, quella elaborata nel 2005, mostra tre «buchi neri» sull’Europa. Sono le zone in cui il rischio di malattie cardiache e polmonari è più alto, le regioni dove lo smog ha l’impatto più forte sulla salute della popolazione. In quella mappa la scala di colori più scura copre una vasta zona del Nord Europa (a cavallo tra Germania, Belgio, Lussemburgo); un’altra zona nell’Est (tra Polonia e Ungheria) e la Pianura Padana. La nuova mappa, aggiornata nel 2009, presenta una grande differenza: la regione Germania-Belgio non è più «nera», l’aria è migliorata, il rischio di ammalarsi è diminuito. Restano due le zone più critiche: l’Europa dell’Est e il centro della Pianura Padana.

L’elemento più evidente è che in cinque anni una delle aree più inquinate del Nord Europa, pur rimanendo lontana da un’aria ottimale, ha fatto un notevole passo avanti. Bisogna precisare che le mappe fotografano due situazioni molto precedenti alla pubblicazione: il confronto si svolge tra i valori di polveri ultrafini (Pm2,5) registrati rispettivamente nel 2000 e nel 2005. Il primo rapporto è stato elaborato dagli esperti del progetto Clean air for Europe ed ha rappresentato la base scientifica per l’elaborazione della nuova direttiva sulla qualità dell’aria della Commissione europea, entrata in vigore nel 2008. Il secondo rapporto è stato invece pubblicato a giugno 2009 dall’Agenzia europea dell’ambiente.

Gli scienziati prendono in esame i valori delle polveri sottilissime, quelle più pericolose per la salute, perché penetrano più a fondo nei polmoni. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, 10 microgrammi di Pm2,5 è la media annuale di concentrazioni sotto la quale i rischi per la salute sono ridotti al minimo: solo il 9 per cento della popolazione europea vive sotto quella soglia. Poi c’è il livello opposto, quello peggiore, sopra la media annuale di 35 microgrammi. Arrivando a queste condizioni, spiega l’Agenzia europea per l’ambiente, «il rischio di mortalità a lungo termine aumenta del 15 per cento». Meno dell’ 1 per cento degli europei è esposto a concentrazioni così alte. E in questa porzione, guardando la mappa, oltre ad alcune zone di Polonia, Slovacchia e Ungheria vive una consistente parte dei cittadini nel cuore della Pianura Padana.

In queste aree, le cosiddette «morti premature» direttamente collegabili all’inquinamento sono tra le 15 e le 30 all’anno ogni 10 mila abitanti. Per il resto delle Regioni del Nord Italia, quel numero scende a 10-15. Significa che, rapportando questi parametri ai 9 milioni di cittadini lombardi, le «morti premature » attribuibili a patologie collegate all’inquinamento sarebbero 13.500 all’anno. Bisogna precisare che questo aumento di mortalità è un parametro ipotetico, elaborato rispetto a una qualità dell’aria ottimale di cui, come detto, gode soltanto il 9 per cento degli europei (principalmente Irlanda, Svezia e Norvegia). La direttiva di Bruxelles fissa in 25 microgrammi per metro cubo la media annua di Pm2,5 come obiettivo per la protezione della salute, limite che dovrebbe scendere a 20 entro il 2015. Rispetto a questo valore, la situazione europea è abbastanza preoccupante: «Dieci Stati sono ben al di sopra, altri cinque sono a quel livello».

Gianni Santucci
03 marzo 2010


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In risposta al messaggio di Oliverio Gentile inserito il 2 Mar 2010 - 11:46
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