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.: Il Blog di Angelo Valdameri
Lunedì, 7 Settembre, 2009 - 15:02

Darsena bis in San Cristoforo

L'assessore Croci annuncia che si realizzerà entro il 2015 una darsena bis in San Cristoforo: il naviglio diventerà una via d'acqua con un grande hub delle merci in San Cristoforo.
In allegato l'articolo di La Repubblica di oggi a firma Ilaria Carra. Angelo Valdameri

Allegato Descrizione
darsenas.cristoforo9.09.jpg
1.82 MB
Un altrettanto "simpatica fantasia" è pubblicata Lunedi 7 settembre 2009 sul Corriere della sera edizione Milano :

Moratti: Darsena, basta ritardi

Il sindaco: «Possiamo rinunciare all’autosilo». «O la società rispetta i tempi, o lasci subito l'area»

 
MILANO - Il Comune è «pronto a rinunciare» alla costru­zione del parcheggio in Darsena. Quei mille po­sti auto non sono più né una priorità né un ta­bù, sono solo una scocciatura: «Non siamo di­sponibili ad accettare ulteriori ritardi da parte dell’impresa costruttrice. O la società assicura di poter partire subito con i lavori e rispettare i tempi, o lascia subito l’area». È il pomeriggio di venerdì, Letizia Moratti ha riunito il direttore ge­nerale Giuseppe Sala e gli assessori Bruno Simi­ni (Lavori pubblici) ed Edoardo Croci (Mobili­tà) per fare il punto sul piano parcheggi. Il verti­ce si chiude con l’ultimatum per la ditta Darse­na spa: «Vogliamo una risposta definitiva entro fine mese». Altrimenti, il Comune accantona il progetto dell’autosilo subacqueo, a cinque anni dalla firma della convenzione. Addio, qui e ora. Il tema è delicato: «Come può tutelarsi, il Co­mune, da un cantiere infinito come quello aper­to in Darsena?». Di questo s’è parlato al vertice, della mancanza di regole «sufficientemente ri­gorose » che obblighino il privato a rispettare l’impegno con Palazzo Marino. In particolare, è stato Sala a porre la questione: fino a che punto è giusto aspettare? Possibile che non si possa fis­sare un limite ai ritardi e alla pazienza? Gli accer­tamenti legislativi sono partiti subito, ci lavora­no l’Avvocatura e gli uffici tecnici. Obiettivo: to­gliere il Comune dall’impasse su alcuni casi spe­cifici, come la Darsena e il parcheggio (anch’es­so in ritardo) di piazza XXV Aprile.

Il confronto tra Palazzo Marino e Darsena spa doveva chiudersi il 24 settembre 2004, con la fir­ma della convenzione per l’autosilo. Invece, da allora, l’area è un cantiere semi-abbandonato, ciclicamente occupato e sgomberato dai senza­tetto, imbrattato dai writers e ripulito dall’Am­sa, coltivato dai volontari del guerrilla garde­ning e coperto da una vegetazione ribelle. I co­mitati di quartiere non vogliono i box e lo ricor­dano ad ogni corteo («Farebbe solo aumentare il traffico») e le associazioni ambientaliste si so­no affidate alla Procura: «È un delitto far marci­re la Darsena nel degrado». L’ultima proposta di Darsena spa prevede la costruzione di 713 posti auto a rotazione (già approvati) e di altri 303 box in vendita agli abi­tanti della zona (con variante). L’impresa ha pre­sentato anche il piano di riequilibrio dei costi, spese aggiuntive dovute a ritardi e scavi archeo­logici: intende «recuperare» 10 milioni di euro con il prolungamento della convenzione da 30 a 42 anni e con un ritocco del prezzo del ticket orario del posteggio, da 1,50 a 1,80 euro. Un do­cumento ufficiale, ad oggi, ancora non c’è.

Ironia della sorte, a giorni nel cantiere torne­ranno gli archeologici. Non gli architetti, né i ge­ometri e gli operai, ma gli archeologici della di­rezione regionale ai Beni culturali. Una nuova sessione di scavi scientifici è stata programma­ta in accordo tra Soprintendenza e Darsena spa, a due anni dalla scoperta delle Mura spagnole e di una conca d’epoca leonardesca sul lato di via­le D’Annunzio. Gli scavi, ora, ripartiranno lun­go viale Gorizia: «Resta da indagare il 20 per cento dell’area e da valutare l’entità e il valore delle scoperte storico-culturali», ha spiegato il direttore regionale Mario Turetta. L’obiettivo di Darsena spa è diverso: «Vogliamo evitare qualsi­asi tipo di "sorpresa"». È una forma di tutela, ecco: nel caso di ulteriori ritrovamenti e ulterio­ri ritardi, l’impresa modificherebbe nuovamen­te il piano di riequilibrio dei costi. Un’ipotesi che il Comune, adesso, non vuole nemmeno considerare. Meglio lasciar perdere i box.

A. St.
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Un articolo dalla doppia chiave di lettura, che prepara gli animi dei meno pacifici sostenitori del progetto alla disfatta.

Commento di Luciano Bartoli inserito Mar, 08/09/2009 04:23