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Oliverio Gentile

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Inserito da Oliverio Gentile il 28 Maggio 2010 - 12:14
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Da milano.corriere.it:

«Manifesto per Milano»

Pomodoro: più aiuti ai privati
Non serve un grande museo


Lo scultore: l’arte contemporanea c’è già, va messa in rete. Lo spazio di Libeskind? Meglio renderlo selettivo

«Nel ’53, ero appena arrivato a Milano, e già sentivo parlare di un museo d’arte contemporanea che si doveva fare. Mi ricordo che era stato preparato anche un pieghevole di presentazione». Lo scultore Arnaldo Pomodoro, fratello del grande Giò e cugino della presidente del Tribunale Livia (e della di lei sorella Teresa fondatrice del teatro No’hma), manifesta così quella che, per Milano, al pari dell’ampliamento della Pinacoteca di Brera, è stato un progetto sempre rimandato. «Ricordo che circolava uno schizzo, non mi sembra dei BBPR o di Gardella. Si realizzò anche un’esposizione negli spazi del museo dietro a piazza Vetra. Ma non se ne fece nulla. Da allora ho sentito tante volte parlare del Museo d’arte contemporanea da realizzare a Milano. Oggi si apre il Maxxi, ma a Roma...».

Oggi, oltre cinquant’anni dopo, sul tavolo del Comune di Milano
c’è un altro progetto per il museo d’arte contemporanea, quello firmato da Daniel Libeskind che dovrebbe sorgere entro la deadline Expo sull’area dell’ex Fiera. Ma il progetto si è già ristretto come una maglietta di cui si è sbagliato il lavaggio: da 18mila metri quadrati agli 8mila ipotizzati dall’assessore. «Questo è giusto - afferma Pomodoro dalla sua factory di via Vigevano -. Si deve fare un museo esclusivamente per l’arte contemporanea e non un grande contenitore omnicomprensivo, come si ipotizzava di fare, dove svolgere anche performance, eventi e altro. Se il museo è enorme diventa un magazzino dove si ficca dentro di tutto per non far torto a nessuno. Ma la verità è che i musei del contemporaneo nascono in un altro modo».

E cioè? «Il Moma, inizialmente, era una casa di Rockfeller,
che successivamente chiamò Philip Johnson per trasformarla in un museo. Quasi tutti i musei contemporanei americani sono nati da istituzioni private rese possibili dalla defiscalizzazione». Anche a Milano ci si dovrebbe muovere così? «A Milano esistono già diversi privati che hanno spazi espositivi e museali di arte contemporanea. Ci siamo noi della Fondazione Pomodoro in via Solari, l’Hangar Bicocca, gli interventi della Fondazione Trussardi e Prada, che ha affidato a Rem Koolhaas la costruzione di un museo di 13mila metri quadrati: non basterebbe fare sistema? Forse l’istituzione pubblica potrebbe sostenere maggiormente queste attività che operano sul territorio. Quando c’era Vittorio Sgarbi avevamo fatto una riunione per individuare strategie di collaborazione… ».

Volete spartirvi il contemporaneo tra di voi? «Non è questo.
Ciascuno ha una sua specificità: Trussardi e Hangar Bicocca lavorano su artisti anche di rottura, come ora Paul Mc- Carthy a Palazzo Citterio e come Boltansky che arriverà; Prada lavora pure sulle installazioni e l’enviroment; noi sulla scultura: 5 anni fa abbiamo inaugurato lo spazio con la scultura in Italia nel XX secolo; in autunno festeggeremo il quinquennio con la scultura del XXI secolo». Allora meglio che il Comune non faccia un museo d’arte contemporanea? «Ora il Pac è penoso: piccolo e con le opere tutte insieme. Un nuovo museo del contemporaneo si può fare; ma solo se è selettivo. Bisogna avere una delle migliori opere degli artisti più qualificati e basta. Non un baraccone». Già, e chi le seleziona? Con che soldi si acquistano? «Non bisogna realizzare un museo come se fosse una galleria con artisti da valorizzare! Bisogna organizzare mostre a rotazione e farsi lasciare da ciascun artista un’opera di valore per il museo».

Pierluigi Panza

28 maggio 2010



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In risposta al messaggio di Oliverio Gentile inserito il 6 Lug 2009 - 11:00
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