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Oliverio Gentile

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Inserito da Oliverio Gentile il 19 Maggio 2010 - 11:38
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Da milano.corriere.it:

Manifesto per Milano - L'intervento: «crisi e degrado dei costumi, sprechiamo risorse»

Guzzetti: c’è disagio nelle periferie
Patto sociale con giovani e stranieri


Il presidente della Fondazione Cariplo: «Uscire dal grigiore, questa città è un laboratorio di esperienze»

MILANO - «Anticipare i bisogni: ecco cosa dovrebbe saper fare una città come Milano». Non rincorrerli né sottovalutarli o, peggio, nasconderli: «Manca la capacità di guardare lontano, di comprendere con lungimiranza ciò che accadrà». Il punto di ripartenza, nell’analisi di Giuseppe Guzzetti, è il recupero di una visione strategica del futuro: «Il rischio, altrimenti, è che la coesione sociale non tenga. In questo, le periferie manifestano solo la punta dell’iceberg». Il presidente della Fondazione Cariplo cita Carlo Cattaneo («Chiuso il circolo delle idee, resta chiuso il circolo delle ricchezze») per ricordare a Milano da dove viene, cosa ha perso, quale eredità deve sfruttare: «Milano e la Lombardia possono uscire da questo grigiore che sembra averle avvolte solo con la forza delle idee, che inevitabilmente vengono dai giovani. Quei giovani che il cardinale Carlo Maria Martini invitò come fece Papa Wojtyla ad alzare la testa e ad avere coraggio. Quelle idee che possono venire anche dai chi non è milanese: gli stranieri, integrandosi, possono portare esperienze da molto lontano».

Le parole chiave sono: lungimiranza, coesione, idee e giovani. Ma ogni capitolo va contestualizzato. Giuseppe Guzzetti — avvocato, classe 1934, una lunga stagione politica nella Dc, oggi alla guida di una delle prime fondazioni europee, punto di riferimento per le politiche sociali in città — li inserisce in una storia prestigiosa di borghesia illuminata, ricchezza e valori, una parabola segnata dal «binomio» economia-innovazione. Un sistema ambrosiano che, adesso, si vede intaccato dalla crisi e subisce un «costante degrado nei costumi». Dunque: «Bene ha fatto il Corriere a lanciare un Manifesto che raccogliesse attorno al tema chi a Milano e a questa regione è affezionato».
Guzzetti sposa il «Manifesto per Milano», lo controfirma e lo declina: «Quando i due pilastri della città, quello economico e quello dei valori, entrano in crisi, ecco, si mette a rischio la coesione civica. I primi a venire esclusi, e messi ai margini, ovviamente, sono coloro che occupano un posto nelle fasce deboli della società». La Fondazione Cariplo se ne occupa da diciott’anni: ha investito sull’housing sociale e sull’integrazione tra italiani e stranieri (contro «la frammentazione e l’isolamento»), è stata accanto ai disabili «per renderli autonomi, indipendenti», ha «valorizzato in modo nuovo i beni artistici e culturali per farli diventare un volano economico», ha promosso «il rispetto dell’ambiente» e ancora garantisce fondi e percorre nuovi percorsi. Gli ultimi: il progetto «Rane Volanti. Tra strade, vie d’acqua e d’aria, per incontrarsi nel territorio» tra via Padova e il Naviglio Martesana e il Concorso internazionale per 220 appartamenti a canone agevolato nel Borgo Figino.

«Anticipare i bisogni», una filosofia d’avanguardia. Ma come applicarla? «L’area metropolitana di Milano — risponde il presidente della Fondazione Cariplo— rappresenta un laboratorio naturale di esperienze: per i flussi migratori, per la concentrazione di attività economiche, di luoghi del pensiero, come le università, per la ricchezza culturale, fatta dalle tradizioni e dai suo grandi uomini». Ecco: lavori su questo patrimonio, Milano, lo reinterpreti, faccia quello che «dovrebbe» saper fare, lanci «ponti», crei occasioni. Oggi è il giorno giusto per dirlo: «Il 19 maggio ricorre il trigesimo di una persona che ha dedicato la sua vita a queste tematiche, e mi piace ricordarla in una ricorrenza così significativa: Maria Paola Colombo Svevo è stata la persona che, in Fondazione, ha avuto l’intuizione di ancorare tutto ai temi della coesione sociale». A lei, conclude Guzzetti, «dobbiamo molte iniziative che sono diventate esperienze pilota e lungimiranti nel Paese (come i provvedimenti regionali che hanno ispirato il Sistema Sanitario Nazionale). Paola aveva una mente giovane, con lo sguardo al futuro. Con questo approccio Milano può e deve rialzare lo sguardo. Le risorse economiche possono tornare. Ma se non recuperiamo una visione strategica e d’insieme, corriamo il rischio di impiegarle male».

Armando Stella
19 maggio 2010

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Da milano.corriere.it:

Milano e l’inciviltà

Mozziconi in strada , degrado e vergogna

Un lettore risponde all'invito lanciato dal Corriere con l'iniziativa del «Manifesto per Milano»

Caro Direttore, vorrei essere un cittadino propositivo e iscrivermi al Manifesto di Milano partendo dalle piccole cose. Primo: evitare di gettare rifiuti, cartacce e mozziconi per strada. È un segno di civiltà.

Provo un senso di vergogna, come cittadino, per il degrado in cui è stata lasciata cadere Milano e credo che alcune cose potrebbero essere evitate, a partire da noi, per invertire la tendenza che porta verso l’imbarbarimento. Il mio decalogo è semplice e pratico. Eccolo.

Evitare di parcheggiare sui marciapiedi e nelle zone proibite. Evitare di fare inutili rumori nelle ore notturne. Aiutare ad attraversare le strade chi non è autonomo. Raccogliere sempre le deiezioni canine. Tenere comportamenti educati e rispettosi degli altri passeggeri sui mezzi pubblici lasciando il posto ad anziani ed invalidi, e non gettare i rifiuti sul pavimento. Detto questo, serve la collaborazione di tutti. I portinai devono pulire i marciapiedi corrispondenti agli stabili da loro custoditi. Ciclisti e motociclisti devono rispettare semafori e la segnaletica orizzontale ed evitare di salire sui marciapiedi.

Gli impiegati dei pubblici uffici devono rispettare gli orari di lavoro, eseguire il loro incarico con zelo e, se in contatto con il pubblico, comportarsi con educazione e rispetto. Anche i dirigenti devono rispettare i loro collaboratori ed evitare di abusare dei loro poteri. Tutti gli addetti al funzionamento della città, dai servizi e ai trasporti sappiano di essere sempre sotto l’esame dei cittadini, che pagano le tasse e finanziano il loro lavoro. I vigili devono appunto vigilare durante tutto il tempo per il quale sono pagati; devono comportarsi con saggia tolleranza e con gentilezza nell'approccio, nella spiegazione e nella somministrazione di ammende. Devono applicare il principio della autorità delegata e non assoluta.

Così i conducenti di tram e metropolitane devono essere gentili negli approcci e nel rispondere ad eventuali domande;devono rispettare gli orari e devono condurre con buon senso, senza prevaricare chi passa per le strade a piedi o con veicoli; rispettare la segnaletica e condurre possibilmente senza strappi, accelerazioni o frenate.

Gli addetti alla manutenzione stabili, mezzi ed automezzi o strade pubbliche devono attuare la manutenzione preventiva pianificata, ed intervenire con sollecitudine e professionalità per terminare i lavori nei tempi stabiliti: coi cantieri bisogna evitare i troppi disagi ai cittadini.

Le autorità pubbliche come assessori, consiglieri, sindaci, parlamentari devono rendersi conto delle responsabilità loro delegate dai cittadini, impegnandosi ad assolvere al meglio il mandato con impegno, dignità e zelo nel rispetto della fiducia accordata: soprattutto con onestà, negando e opponendosi ad ogni richiesta corruttiva, denunciando anche i casi più gravi. I Sindaci devono ricorrentemente girare per le loro città a piedi per rendersi conto della realtà quotidiana dei loro cittadini evitando così di vivere una vita staccata dai problemi reali. Devono istituire appositi uffici di accoglimento di lamentele rispondendo poi in tempo brevi. Il motto deve essere: verificare e provvedere. La scuola non si deve chiamare fuori. Gli insegnanti, oltre tenere un comportamento dignitoso ed etico, devono fare rispettare regole di buona educazione ai propri allievi diventando esempio per alunni e studenti. L'esempio, da sempre, è la forma più efficace per educare.

Vorrei che questi suggerimenti servissero a cambiare certi nostri comportamenti, per cercare di far riprendere a Milano una coscienza, un senso civico e una fierezza cittadina. Ho studiato negli States dove, pur con tutte le contraddizioni e manchevolezze, il senso di appartenenza è profondo: se ciascuno di noi, nelle rispettive posizioni, seguisse semplici ed elementari doveri, sarebbe già molto. Lo scorso agosto la mia ex compagna cinquantenne è stata travolta ed uccisa a Milano da un autobus in piazza Wagner: attraversava sulle strisce pedonali con il semaforo verde. Lascia due giovani figlie. Una tragedia. Che forse si poteva evitare.

Dario U. D'Adda
19 maggio 2010


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In risposta al messaggio di Oliverio Gentile inserito il 13 Maggio 2010 - 20:27
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