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.: Discussione: Manifesto per Milano

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Oliverio Gentile

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Inserito da Oliverio Gentile il 18 Maggio 2010 - 10:41
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Da milano.corriere.it:

Il dibattito - lanciato dal Corriere «Dal parco della musica ai laboratori d’integrazione»

Il Manifesto dei 180 comitati
«Ripartire dalle periferie»


Incontro pubblico a metà giugno al teatro Puccini: coinvolgere tutta la città

MILANO - «Il Manifesto per Milano è una ventata d’aria pura» e questa folata ha aperto la porta di un teatro glorioso, appena restaurato e dunque simbolico: il Coordinamento dei comitati ha scelto il Puccini per un confronto pubblico «sulle terapie per la città malata», a metà giugno. Sarà un forum in cui «riflettere a voce alta» e «allargare il dibattito » aperto dal Corriere, coinvolgendo quanti si sentono «esclusi, inascoltati» dalla politica, i milanesi che «presidiano il territorio» e lo vogliono «cambiare, partendo dalle periferie». Il sociologo Aldo Bonomi li sta studiando: «Sono oltre 180 movimenti, segnalano la crisi dello spazio pubblico».

È spazio pubblico via Padova, ma dal 13 febbraio della rivolta etnica è un’altra cosa, incubatore di tensioni, terreno di scontro politico, «area sensibile » in cui sperimentare la strategia del coprifuoco: eppure, il Comitato vivere zona 2 ha preparato «un weekend di eventi aperti alla città», il 22 e 23maggio, per dimostrare che «via Padova è meglio di Milano». È spazio pubblico via Quarti, a Baggio, strada popolare strangolata dai clan: infatti, nell’ultimo blitz, i carabinieri hanno trovato armi e un ladro evaso dal carcere di Siena nel 2002. Sono spazi pubblici il quartiere Mazzini, il Giambellino, il Lorenteggio: eppure, i casermoni Aler hanno decine di appartamenti sfitti e sigillati con l’acciaio. Walter Cherubini è il portavoce della Consulta delle periferie: «Chi abita fuori dal centro si sente trattato dal Comune come un cittadino di serie B. Perché? Uno dei motivi è che, da sempre, la struttura amministrativa è organizzata "centralisticamente". Così, le periferie non sono mai una priorità. Ecco l’errore più grave».

Dal Manifesto: «Per fermare la deriva è necessario che tutti si impegnino». Emilia Dragonetti, coordinatrice dei Comitati, sta scrivendo un libro bianco sui rumori, dal bombardamento acustico dei tram ai sussulti della movida. Antonio Mancini difende la Comasina con un’associazione che ha superato il mezzo secolo di vita. Il gruppo Quarto Oggiaro vivibile si sta occupando degli «sperperi» del Progetto Urban, cofinanziato dall’Ue. Dopo lo sgombero, le barricate e gli incidenti di giovedì scorso, i residenti in Certosa hanno giusto chiesto «un intervento deciso per riportare l’ordine e abbassare la tensione».

Salvatore Crapanzano, il presidente dei Comitati, riunisce le idee: «Dobbiamo uscire dall’arroccamento, farci sentire». E assieme al consigliere Carlo Montalbetti lancia «quattro progetti » per le periferie: un parco della musica, un Comitato dei 100 saggi per le politiche su immigrazione e integrazione, un «laboratorio dell’abitare» nei quartieri Aler e un sistema decentrato per la manutenzione delle aree più degradate.

Solo vent’anni fa, nella città divisa in «gerarchie territoriali», i borghesi al centro e i proletari in fondo, i comitati «erano un fenomeno minoritario». Oggi, osserva Bonomi, «la mappa è completamente diversa, i gruppi proliferano: sono movimenti frammentati ad un colpo solo, si mobilitano su un obiettivo specifico, dalla movida agli alberi, dalla sicurezza al traffico... ». Questi cittadini-attivi, per altro, «sono avvocati, ingegneri e architetti», i professionisti della Milano bene: «Si sono rinserrati e cercano di tutelare il loro spazio. Hanno ramificato un nuovo mutualismo, reti solidali che assorbono la crisi del welfare». Tradotto: sottoscrivono il Manifesto.

Oltre agli spazi tradizionali, poi, c’è Internet. La piattaforma «PartecipaMi» ha più 3 mila iscritti ed è il social network dei cittadini critici. Fiorella De Cindio, docente del Dipartimento di Informatica e Comunicazione della Statale, pensa che «il sito potrebbe ospitare quella condivisione di intelligenza civica che il Manifesto sollecita. Perché non considerarlo?». Sarà considerato.

Armando Stella
18 maggio 2010

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In risposta al messaggio di Oliverio Gentile inserito il 13 Maggio 2010 - 20:27
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