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Antonella Fachin

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Inserito da Antonella Fachin il 22 Maggio 2009 - 14:00
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Il disegno di sconvolgimento di ogni regola amministrativa in materia urbanistica sta andando avanti, come ci segnala la giornalista A. Pozzi sul notiziario ChiamaMilano di oggi.
L'Assessore Masseroli dovrebbe preoccupasrsi di definire il piano di governo del territorio (PGT)... ma sta cercsando di mandare avanti ogni variante e modifica PRIMA di dover approvare il PGT: Milano dovrebbe essere commissariata  per avere certezza del diritto!!!

Questo approccio è ben noto agli urbanisti ma Milano, così ricca di università, di menti e di ricercatori,  li tratta con sufficienza, li ignora, come voci che gridano nel deserto!
Fabrizio Bottini e Maria Cristina Gibelli hanno scritto:

"I pilastri di tale modello sono costituiti:
- dalla possibilità che sia l’iniziativa privata a prefigurare l’organizzazione del territorio e non che essa sia, innanzi tutto, sottoposta a regole precise e possa essere chiamata a riempire di contenuti progettuali le opportunità offerte dall’amministrazione pubblica;
- dall’assegnazione del compito di difesa degli interessi collettivi a un processo di negoziazione fra pubblico e privato che, ben lungi dall’essere inquadrato entro regole chiare e soprattutto dall’attuarsi secondo principi necessari di trasparenza, si sviluppa secondo casualità, soggettività e differenziazione nel trattamento di interessi, comunicazione improntata a stili di marketing invece che a stili di responsabilità e accountability pubblica, parziale opacità e sbilanciamento a favore del privato nei benefici dei progetti di trasformazione;
- esplicita sfiducia per la pianificazione in quanto tale (rispecchiata anche nel Disegno di Legge nazionale Principi in materia di governo del territorio di Maurizio Lupi, ex assessore all’Urbanistica al Comune di Milano) e auspicio di un ritorno al puro mercato, simile nella sostanza ad alcune recenti riflessioni colte (MORONI 2007) che sottovalutano i ben noti ‘fallimenti del mercato’ quando si è in presenza di beni pubblici, vaste esternalità generate dai comportamenti privati, effetti di rete."
Questo è il modo di procedere dell'assessore Masseroli!

Per chi desidera approfondire l'argomento, riporto qui di seguito le conclusioni della relazione degli urbanisti sopra citati (comunque allego per intero la relazione) e l'articolo di ChiamaMilano.

Cordiali saluti a tutte/i
Antonella Fachin
Consigliere di Zona 3
Capogruppo Uniti con Dario Fo per Milano
PS: candidata al collegio 12 Milano Lambrate - Forlanini per la
lista civica "un'ALTRA PROVINCIA" Massimo Gatti Presidente
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stralcio da Ci pensa il privato: considerazioni sul modello di governo del territorio lombardo.
di Fabrizio Bottini e Maria Cristina Gibelli

"Il modello di governo del territorio all’opera in Lombardia, così come tratteggiato sinora, rischia di ‘far morire’ sia la città che la campagna? Molti indizi fanno temere che questo scenario non sia del tutto irrealistico:
-         il modello di negoziazione che viene proposto, e attuato, è senza rete e senza regole; manca inoltre delle necessarie condizioni di trasparenza;
-         il potere discrezionale dei comuni è altissimo, anche grazie a una scorretta interpretazione del principio di sussidiarietà: ai Comuni vengono attribuite competenze esclusive in merito a problematiche che non possono essere affrontate in maniera ‘efficiente’ alla scala locale (problemi, decisioni e impatti che riguardano la scala sopracomunale);
-         il potere discrezionale dei privati è elevatissimo, anche grazie a una scorretta interpretazione del principio di sussidiarietà orizzontale (si estendono ai privati, che agiscono per profitto, funzioni, mezzi e valori di riferimento che sono attribuibili esclusivamente al Terzo settore e alle imprese non profit) (CONSIGLIO DI STATO 2003);
-          è il mercato (immobiliare) a dettare le priorità, gli ambiti di intervento e le regole da applicare ai singoli progetti: le leggi lombarde dell’ultimo decennio hanno rimosso vincoli, affossato principi ampiamente consolidati di tutela della città pubblica, concesso incentivi e premi volumetrici, accelerato procedure approvative in una sorta di ‘frenesia autodistruttiva’ della autorità pubblica che forse occorre interpretare come l’esito non tanto, o soltanto, di un profondo intreccio di interessi, ma come il segnale di un drammatico vuoto culturale;
-         è possibile praticare un modello radicale di perequazione urbanistica con attribuzione di diritti edificatori omogenei su tutto il territorio comunale, incluse le aree agricole o tutelate, e non soltanto sulle aree destinate a trasformazione urbanistica;
-         in tutto questo percorso riformatore non appare in alcun modo rappresentata la necessità che i Comuni, in un quadro di ‘federalismo urbanistico’, possano disporre di risorse indipendenti dalla fiscalità immobiliare/edilizia per coprire le loro esigenze sia di investimento che di gestione. Anzi, il mantenimento di livelli assai bassi degli oneri e la mancata opposizione alle strategie nazionali sulla abolizione dell’ICI sulla prima casa senza avere contropartite fatalmente spingeranno sempre più i Comuni verso lo sviluppo edilizio;
-         infine, il tema della promozione e del sostegno all’associazionismo volontario intercomunale e della pianificazione in forma associata appare decisamente trascurato, proprio quando in tutte le aree più sviluppate d’Europa è in questa dimensione che viene affrontato l’equilibrio fra le esigenze certo irrinunciabili dello sviluppo e quelle della sostenibilità, della qualità della vita e del rafforzamento del senso identitario locale.
La qualità della vita, nella prospettiva di sviluppo lombarda così come è stata proposta da queste note, appare invece molto orientata in senso piuttosto tradizionale, se non peggio, di espansione dei consumi, o al massimo di cieca fiducia nelle capacità del solo ‘mercato’ (inteso spesso semplicisticamente come sommatoria aritmetica di interessi puntuali). Dobbiamo attenderci città sempre più congestionate e invivibili e, di conseguenza, consumo esasperato di risorse territoriali dettato dalla ricerca di ambienti di vita di migliore qualità nei centri minori o nelle aree suburbane e rurali: uno schema che ricalca il passato prossimo di altre regioni sviluppate del mondo. Ciò vale sia per la residenza, sia  per altre attività e servizi, a partire da quanto il gergo urbanistico definisce LULU, locally unwanted land use, ovvero discariche, inceneritori, o tristi emergenze contemporanee come i campi nomadi e altro. Si è già citata l’area pavese, sia in quanto esurbio della regione metropolitana centrale nella zona collinare dell’Oltrepo, sia come spazio di sperimentazione del nuovo modello di sviluppo territoriale a orientamento autostradale con l’arteria della Lomellina e la sua funzione di ‘servizio’, per molti versi simile a quello auspicato negli anni ’60 con gli svincoli della rete al Sud. Leggendo recenti studi di associazioni e comitati locali, emerge anche per l’area pavese un altro ruolo, appunto di ricettacolo di LULU, e insieme di rapida e strisciante urbanizzazione diffusa (ITALIA NOSTRA 2008), con il vero e proprio dispiegamento di una sessantina di grossi progetti di trasformazione in cui si sommano, piuttosto alla rinfusa, bretelle stradali, lottizzazioni produttivo-commerciali, impianti nocivi, con una superficie urbanizzata che nell’arco di mezzo secolo è passata da poco più di 10.000 ha a quasi 25.000 ha. E la legge lombarda sul governo del territorio, sempre secondo le associazioni e i comitati, sembra legittimare questo stato delle cose e promuoverlo a obiettivo auspicabile di ‘sviluppo del territorio’.
Sulla base di queste considerazioni, non si può che concordare con le desolate constatazioni delle comunità locali. Comunità locali che possono rappresentare però, anche se non in forme direttamente istituzionali, un contraltare importante al decisionismo ufficiale e al potere dei grandi operatori economici. Si è già detto dell’inatteso sviluppo della polemica sui parchi, e probabilmente molto ancora ci si può attendere dalla crescita, sia culturale che di consapevolezza diffusa, derivante dai processi di VAS che mettono a disposizione diretta dei cittadini la documentazione dei piani e progetti di trasformazione. Una consapevolezza in crescita che, indipendentemente dall’aspetto pur essenziale della rappresentanza politica e nelle amministrazioni locali, può in parte controbilanciare propositivamente le scelte in gran parte miopi e discrezionali dell’attuale classe dirigente.
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MASSEROLI E LE B2
Ancora cantieri e cemento. Ovviamente “sempre per il bene della città

Dopo le aree a vincolo decaduto, l’assessore Masseroli libera anche le aree B2, e incontra piccoli proprietari e costruttori per spiegare loro, accorsi in massa, come fare per costruire in quelle 147 aree sparse ovunque tra centro e periferia. 147 buchi che è meglio tappare, sia mai che si respiri un po’. In fondo una città è fatta di case ed edifici, e se fossero tutti alti uguali sarebbe anche meglio.
Tanto per quantificare, si parla di 10 chilometri quadrati e mezzo di città: “bloccati” per trent’anni, in quanto individuati dal PRG vigente come “zone di recupero” (ai sensi dell’art. 27 della legge 457/78) e quindi limitate dai disposti della stessa legge.
Ora finalmente questi 147 ambiti “caratterizzati da una generale disomogeneità della qualità edilizia e da un tessuto urbano frammentario” sono stati liberati dall’Assessore all’Urbanistica, applaudito da tutti gli interessati che non vedevano l’ora di avere il via libera del Consiglio comunale.
Le aree, di cui 17 in centro e che comprendono spazi eterogenei –si va dell’ex cinema Maestoso di Piazza Lodi al borgo di Chiaravalle a via Tortona– saranno destinate a residenza per il 75% e a funzioni compatibili per il 25%. Masseroli ha parlato di 23mila nuovi abitanti, come se poi abitare volesse dire solo avere un appartamento e non anche del verde, dei servizi o degli spazi pubblici da condividere.
Certo in questa operazione B2 non sono contemplate aree a standard, quindi niente strutture pubbliche o parchi, per intenderci.
Ma poi, dato il momento di crisi che ha bloccato il mercato immobiliare, c’è davvero tutto questo interesse a costruire?
Masseroli ( ascolta l'intervista) sembra piuttosto ottimista  e giura che le richieste presentate in Comune sono numerose, e che persino lui si è stupito dell’afflusso al workshop in merito: ne avevano previste una settantina, ma le presenze erano oltre settecento.
Insomma una rivoluzione urbanistica, con una previsione di investimento complessivo di 9 miliardi di euro, di cui 3 per il completamento del tessuto edilizio (senza ricostruzioni) e 6 per le nuove edificazioni (stime Ance): un giro d’affari che darà lavoro, secondo l’Assessorato, complessivamente tra cantieri e indotto a 100mila persone.
Ma al di là delle stime bisognerà confrontarsi coi dati reali e la flessione di un mercato che non appare più così florido: ma Masseroli l’ottimista è fiero del suo operato, di questo “piano casa alla milanese che  riqualificherà le aree degradate che destrutturato l’omogeneità urbana.” Del resto la parola “riqualificazione” non ha lo stesso significato per tutti.

Antiniska Pozzi

Allegato Descrizione Punteggio
modello governo territorio in Lombardia-text Bottini Gibelli.doc
104 KB
Articolo di Fabrizio Bottini e Maria Cristina Gibelli in via di pubblicazione sulla rivista "Contesti". 0
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