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.: Il Blog di Alessandro Rizzo
Mercoledì, 15 Aprile, 2009 - 16:27

La Movida universitari: pochi spazi, alti i prezzi, molti divieti

Spero che il servizio su Centodieci di Repubblica pubblicato oggi sia stimolo e inizio per discutere su una mancanza intollerabile che rende la città "metropolitana" di Milano un paese di provincia estrema, quasi "meccanica" per dirla con un linguaggio cinematografico alla Paravidino. Parlo del bisogno indissolubile di tante studentesse e di tanti studenti, di giovani e di ragazzi, di trovare spazi e luoghi dove potersi incontrare, parlare, confrontarsi, divertirsi, senza scadere inevitabilmente in un consumerismo fine a sè stesso, del mercato dello svago che tanto imperversa nei quartieri "in" della grande "mela" lombarda. Leggo su un forum studentesco di universitari del Politecnico un messaggio postato da un giovane studente dove si dice espressamente che Milano ha "bisogno di dare spazi ai suoi studenti universitari, che non si sentono chiamati in causa in una città progettata su misura per chi lavora". Io aggiungerei che questa città è ormai progettata solo per chi può pagarsi un alloggio a residenza privata, solo per chi attende di avere qualche appalto per poter edificare incidendo sulla controriforma del regolamento edilizio contestato anche da settori della stessa maggioranza arlecchinesca di governo del Comune, oppure per quelle pensionate e per quei pensionati, grande rispetto nutro per questa categoria, soprattutto per la memoria vivente che possono tramandare cemetnficando i legami di civiltà di una società post moderna portata all'oblio, destinati, però, a vivere nelle segrete mura delle proprie case, magari passando la propria quotidianità davanti a un "talk show" dove si discute di veline o di fatti di cronaca nera.
In questi primi giorni di sole le serate per diverse studentesse e diversi studenti si prospettano essere prime occasioni e opportunità di svago e di incontro, di conoscenza, fuori dallo studio e dalle ore dedicate alla ricerca scientifica, alla preparazione degli esami. I Botellon, le feste organizzate direttamente in forma autogestita dagli stessi ragazzi, ricordiamo quelle che vengono "celebrate" in Piazza Leonardo Da Vinci, oppure quelle presenti nei fine settimana presso le Colonne di San Lorenzo, sono luoghi e scenari urbani che diventano scenografie per "young party" notturni. La conflittualità, in una città diventata sempre più insofferente a tutto ciò che devia dalla routine quotidiana consueta, tar categorie è alimentata da un'amministrazione comunale che, anzichè prevedere e provvedere a dare risposte opportune e adeguate, soprattutto condivise, alle diverse necessità, definisce delibere e circolari all'insegna delle chiusure e dei transennamenti, degli isolamenti e delle proibizioni, divieti, in un'ottica che insterilisce e invecchia Milano.
Paolo, nello stesso articolo, un ventunenne studente di giurisprudenza che viene da Lecco, denuncia espressamente gli alti prezzi dei locali presenti nella Milano notturna e la volontà di evitare di pagare alti costi per poter rivendicare spazi e luoghi dove passare ore liete e in compagnia. Molti ragazzi vivono gli spazi offrendo birra a basso costo e mettendo ad alto volume la musica dalla propria automobile, creando, così, veri e propri intrattenimenti spontanei in piena strada.
Esiste un problema a Milano: la città non riesce a ospitare persone giovani con la voglia di ballare a basso costo. La movida meneghina difetta di un classismo senza ritorno: chi può ha le porte spalancate degli spazi commerciali del mercato del divertimento, mentre chi non può deve arrabbattarsi a ricercare spazi e offerte per trascorrere ore in serena compagnia. L'amministrazione comunale ha fallito anche in questo ambito, ormai da tempo. Sono convinto che tra qualche settimana il problema della movida milanese si riverserà sulle pagine dei maggiori media, senza avere risposte giuste e condivise da parte dei diretti responsabili del governo della città. Le disposizioni saranno come sempre l'aumento dei controlli della vigilanza urbana, giusti ma iniqui se rimangono essere gli unici strumenti di risoluzione di un disagio complesso, i transennamenti e la "privatizzazione" sicuritaria delle piazze, le più belle che la città possa offrire, i divieti di vendita di determinate bevande in determinati orari in determinati contenitori. Una città è europea quando riesce a fare convivere diversità in un contesto municipale partecipato e condiviso: altrimenti diventa luogo di esclusione, di emarginazione, di intolleranza, di paura, di timore, di individualismo egoistico, di sospetto, di autoreferenzialità. Una città europea riesce a dare risposte plurali a interessi diversificati: dare opportunità, occasioni di crescita collettiva e personale, offerte culturali differenti e molteplici, plurali, momenti di espressività libera e autonoma, di creatività progressiva.
Dicevamo qualche anno fa di riempire le piazze di iniziative artistiche, teatrali di strada, di arte libera e accessibile: l'amministrazione comunale cosa ha provveduto di fare e predisporre in merito?

Alessandro Rizzo
Consigliere Lista Uniti con Dario Fo per Milano - Gruppo La Sinistra
Consiglio di Zona 4 Milano