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.: Andrea Fanzago per Milano
Inserito da Andrea Fanzago il Lun, 03/04/2006 - 08:35
La mia lista:
l'Ulivo
Simbolo lista:
Andrea Fanzago per Milano
Dove mi candido:
Consiglio Comunale
Foto Candidato:
Andrea Fanzago per Milano
Io in breve:
Mi chiamo Andrea, ho 45 anni, sono sposato da 20 anni con Elena, ed ho tre figli, Lucia, Matteo e Lorenzo rispettivamente di 18, 14 e 9 anni.
Mi sono diplomato nel 1980 come perito elettrotecnico e ho continuato gli studi laureandomi in Terapia della Neuropsicomotricità.
Ho lavorato, come terapista della riabilitazione, in qualità di consulente, per circa 10 anni nella Azienda Sanitaria Locale di Rozzano, presso gli ambulatori di Pieve Emanuele, Opera e Locate Triulzi.
Dal 1987 ho lavorato come terapista presso la Fondazione Don Gnocchi di Milano alla scuola media ed a quella elementare. Nel 2000 ho lasciato la Don Gnocchi e sono stato assunto al Consorzio Farsi Prossimo dove mi occupavo della progettazione e realizzazione di servizi per anziani, disabili, promozione e formazione volontariato.
Dal giugno del 2001, quando sono stato eletto in Consiglio Comunale, ho scelto di mettermi in aspettativa non retribuita per distanziare il più possibile gli interessi della mia professione da quelli dell'Amministrazione Comunale. Non ho mai fatto politica nelle Istituzioni, sono infatti al primo mandato, ma ho sempre fatto politica nel sociale, nel mondo del volontariato (sono socio fondatore di alcune organizzazioni di volontariato) e nel mondo del lavoro (nella CISL Sanità).
In Consiglio Comunale mi occupo di servizi sociali, urbanistica, politiche giovanili (sport/tempo libero), ambiente, lavori pubblici e mi alterno con un collega di consiglio alla Commissione Alloggi Popolari. Cerco di portare la mia esperienza professionale all'interno dell'Amministrazione Comunale, non solo contrastando le scelte amministrative attuate da questa maggioranza, ma proponendo modelli e filosofie di intervento più adeguate ai bisogni inespressi, alle esigenze ed alle aspirazioni delle persone che vivono la nostra città.
Mi sforzo di difendere i diritti dei deboli per evitare che diventino diritti deboli.

Vi spiego perchè mi candido:
Sono diverse le sfide che mi hanno portato all'impegno nell'ambito politico.
Le città oggi sono diventate un crocevia obbligatorio per affrontare le contraddizioni più stridenti del villaggio globale. Chi le ha indicate "come città panico, che non hanno luogo" o luoghi dove ciascuno deve esagerare per farsi sentire anche da se stesso ed è per questi motivi che credo sia necessario impegnarsi a costruire una città luogo di fiducia e speranza.
Inoltre sta avanzando una visione ed un concetto di città come spazio circoscritto da difendere da qualcosa o qualcuno d'altro; una città chiusa in se stessa, una città inospitale, grigia e senza linee arrotondate, ma tutta spigoli di grattacieli innalzati come torri di difesa.
Per governare questi mutamenti ritengo necessario credere che la politica sia l'unico modo possibile per affrontare seriamente le caratteristiche della società moderna: la globalizzazione, la pace, la solidarietà, lo sviluppo.
Occorre evitare i due estremi: quelli del calderone, dove tutte le culture si fondono e confondono (appiattimento) e quelli dalla macedonia dove tutte le culture si mescolano (disgregazione) per tentare di costruire un mosaico, dove tutte le tessere sono uniche ed insostituibili, pur essendo inserite in una unica cornice.
Una seconda sfida importante credo sia quella della intergenerazionalità; l'Italia e la mia città stanno invecchiando. Questo è un dato importante, che non deve spaventare, ma che deve far riflettere seriamente chi ha la responsabilità di governare la città.
Sarebbe profondamente sbagliato affrontare questo aspetto con un atteggiamento pietistico o connotato esclusivamente da scelte emergenziali: essere anziani oggi è un traguardo importante, raggiunto attraverso la ricerca sanitaria, farmacologia, stili di vita sempre più salutari. A questo traguardo occorre garantire oggi una qualità della vita adeguata. Non basta più, quindi, essere soddisfatti di questo risultato numerico (più anni di vita), oggi occorre sforzarsi di garantire una qualità della vita diversa (più vita agli anni). Per raggiungere questo obiettivo ambizioso credo sia necessario stipulare un nuovo patto sociale tra generazioni per assicurare risorse, opportunità e responsabilità.
La terza sfida è quella di avere sempre presente, in tutti gli ambiti dell'amministrazione di una città,  quello che viene chiamato "il bene comune", per evitare che prevalgano sempre gli interessi di parte, solitamente quelli dei più potenti. Questo obiettivo è trasversale, ossia, interessa e coinvolge tutti i settori che costituiscono la città: urbanistica, ambiente, servizi sociali, cultura, equità fiscale, mobilità. 
Una quarta sfida, che assume un carattere emergenziale ed è strettamente connessa a quella intergenerazionale, è quella relativa alla costruzione di relazioni contro le frammentazioni sociali. Oggi la solitudine accompagna e caratterizza le condizioni di vita di troppe persone già particolarmente penalizzate da fragilità sociali. Credo sia urgente ricostruire un tessuto sociale della città che abbia nella coesione e nella solidarietà il collante indispensabile per migliorare le condizioni di vita delle persone che abitano la città e non si limitano a consumarla.
La quinta sfida è quella relativa allo sviluppo della partecipazione democratica nelle scelte sullo sviluppo della città. Oggi i processi decisionali vengano delegati ai vertici apicali delle istituzioni e, credo, come naturale reazione, nascono sul territorio tante esperienze di comitati e raggruppamenti che rivendicano invece un ruolo non solo nella consultazione, nell'essere ascoltati, ma anche nell'individuazioni delle priorità, e nella scelta delle soluzioni adottate come risposte alle problematiche. Ritengo che anche in questo ambito la politica debba recuperare il proprio ruolo riconoscendo e rilanciando le istituzioni locali (comune, consiglio comunale e decentramento) anziché riprodurre il potere di qualcuno.
 
Non per ultima ecco la sfida più impegnativa: il riconoscimento dei diritti di cittadinanza contro l'ingiustizia sociale. Le diversità stanno provocando laceranti strappi nel tessuto sociale e profonde ferite sempre più difficili da rimarginare. La giustizia sociale, una sviluppo equo, mettere al centro dell'interesse della politica la persona significa: non essere soli, non sentirsi soli, non essere lasciati soli. Significa, in altre parole, far sì che i diritti dei deboli non diventino diritti deboli.