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.: Cultura, casa e verde: tre sfide per Milano
Segnalato da:
Barbara La Mantia - Martedì, 21 Febbraio, 2006 - 16:35
Di cosa si tratta:
http://www.corriere.it/vivimilano/speciali/2006/02_Febbraio/20/milano.shtml
 
 
La forma della città: alle 18 dibattito con Aulenti, Boeri e Botta
 
Cultura, casa e verde: tre sfide per Milano
 
Verso le elezioni, le «tribù» delle idee (e le possibili soluzioni) per il rilancio della città. Diretta video dell'incontro su questo sito
 
La città che cambia. Nelle architetture e nelle vocazioni. Sono i temi dell’incontro «La forma della città», alle 18 nella Sala Montanelli del Corriere (via Solferino 26), quarto appuntamento del ciclo «I martedì del Corriere della Sera». Al dibattito prendono parte gli architetti Gae Aulenti e Mario Botta, e Stefano Boeri, direttore della rivista «Domus». Modera la discussione Pierluigi Panza, giornalista del «Corriere». L’incontro vuole indagare la realtà urbana «fisica» (architettura, pianificazione urbanistica), sulla scia delle riflessioni, spesso contrastanti, maturate sul concetto di «metropoli del futuro». Posti limitati, ingresso su prenotazione (tel. 02.65.97.979). Su Vivimilano.it sarà possibile assistere all'incontro in diretta (dalle ore 18).
 
Sotto elezioni, si sa, le idee scendono in piazza: occupano le pagine dei quotidiani, si sporgono dai cartelloni stradali, spuntano sui siti dei candidati. Un frastuono di proposte — a Milano, su Milano, per Milano — che a ben guardare nasce da due principali tribù di idee. La prima tribù raccoglie le idee con le gambe lunghe e la testa in cielo . Lungimiranti e caparbie, queste idee guardano dall'alto grandi porzioni di territorio. Parlano tra loro di Politica, di Etica, delle ragioni di un Buon governo della città. Suggeriscono soluzioni complessive per i grandi problemi urbani: il blocco del traffico, nuove politiche sull’affitto, l’incremento dei servizi culturali, il recupero delle periferie... Ma fanno qualche fatica a guardare in basso, a dirci come e soprattutto dove applicare queste soluzioni. Non a caso le idee spilungone ricorrono spesso a dati, statistiche, censimenti, diagrammi. Ma a furia di parlare di temi e soluzioni generali (sul traffico e il verde, sulla sicurezza e il lavoro, le periferie) le idee dalle gambe lunghe rischiano di perdere il senso delle differenze. E così ai loro piedi le città si assomigliano tutte: Milano come Torino, come Napoli, come Palermo, come Roma...
 
La seconda tribù di idee non corre questo rischio. Anzi. I suoi membri hanno i piedi ancorati al suolo e gli occhi ben vicini a terra. Magari non guardano oltre il muro del cortile o dell’isolato, ma dispongono di una appassionata precisione geografica. Chiedono risorse, propongono azioni, protestano contro politiche. Qui e ora: il gruppo di alberi da difendere, il parcheggio da spostare, le scuole da costruire. Perché questa seconda tribù di idee non ama generalizzare.
Proprio in questi giorni accade che le due tribù, pur così diverse, si incontrino, che si corteggino. Che attorno a un’idea generalista si radunino tante piccole idee localiste. Che le idee che parlano di Un luogo si sentano meno sole all’ombra di un’idea che parla di Tutte le città, e che quest’ultima si senta meno lontana dalla vita quotidiana. Ma bastano queste due famiglie di idee a rendere avvincente una campagna elettorale? Beh... è difficile negare che di questi tempi avremmo bisogno anche d’altro. Di idee capaci di parlarci dei luoghi concreti, ma anche di aprirci il cuore verso alcune ambiziose prospettive di sviluppo. Idee con i piedi per terra e la testa nel cielo; legate sia a un luogo che a un sogno possibile.
 
Alcuni esempi di idee pragmatiche e insieme visionarie, nate in questi anni a Milano? Eccone uno: si fa un gran parlare di qualità dell’aria, di verde, ma si discute ancora poco del fatto che la nostra città potrebbe circondarsi nei prossimi anni di un grande Bosco di querce, aceri, carpini, salici. La forestazione di parti del Parco Sud e la loro connessione con i Parchi periurbani esistenti (Nord, Bosco in città, Trenno, Forlanini, ecc.), farebbe infatti di Milano una metropoli interamente perimetrata da una cintura verde. Un anello di alberi che la aiuterebbe a respirare e a sopportare la calura; farebbe da argine alle polveri sottili ridando a Milano un confine netto, silenzioso, vivo. Un bosco punteggiato da radure dove incontrare le cascine, le abbazie, i corsi d’acqua, ma anche spazi per il tempo libero, aree agricole, nuclei di agro-turismo, spazi di ricerca e formazione. Un progetto ambizioso e possibile (il bosco è anche un’attività produttiva), che potrebbe giovarsi di finanziamenti europei e convogliare gli oneri di urbanizzazione di chi potrà costruire nelle aree edificabili dei comuni del Parco Sud.
 
Un secondo esempio riguarda le politiche sulla cultura. Perché non considerare il fatto che Milano dispone potenzialmente di alcuni dei «parchi a tema» più attrattivi d’Europa? Pensiamo al Parco Sempione. È così difficile mettere intorno a un tavolo chi dirige il Piccolo Teatro, la Triennale, il Museo del Castello Sforzesco, il Dal Verme, l’Arena? Chiedere loro di accordarsi su un programma di iniziative e su un comune biglietto di accesso? Ma ci rendiamo conto che la semplice idea di un Parco delle Culture, che da anni circola in città, pur nell’indifferenza dei politici milanesi, potrebbe essere un trampolino di lancio di Milano nella competizione internazionale? E che la stessa idea, declinata in un tema diverso, potrebbe essere applicata ai Giardini Pubblici, al Parco Solari o ai nascenti giardini dell’area Garibaldi-Repubblica? Con sforzi non ingenti, avremmo un arcipelago di parchi urbani, ciascuno con una sua propensione (la cultura, la scienza, la ricerca, l’innovazione..), contornati da luoghi di interesse collettivo. Qualcosa di unico.
 
Un terzo esempio riguarda la questione della casa, su cui molti a Milano stanno lavorando con serietà e passione. Che tuttavia rischia di restare sospesa nell’aria fino a che non si individuerà un luogo, una sorta di «Casa dei milanesi», dove potrà essere possibile dare voce alle cangianti popolazioni che abitano la nostra città, ai loro stili di vita, alle loro domande. Un luogo (potrebbe essere il Palazzo della Ragione in via Mercanti) dove raccogliere informazioni, progetti ed esempi sui modi di abitare in una città cosmopolita. A pochi passi dal Duomo e da Palazzo Marino, incarnata in un Palazzo storico, la Casa della Città sarebbe una sorta di grande carta di identità della Milano contemporanea. Progetti come questi appartengono alla tribù delle idee che tengono insieme un pezzo fisico di territorio, una rete di energie economiche e un immaginario simbolico potentissimo. Ci chiamano in causa come individui che però condividono un sogno comune di cittadinanza. Assomigliano nel loro dna ai progetti che hanno rilanciato alcune delle più dinamiche città d’Europa: il waterfront di Barcellona, i parchi scientifici di Parigi, la grande icona dell’arte di Bilbao, la strada delle Gallerie a Stoccarda, i Musei lungo il Tamigi a Londra. È il momento di raccoglierli, di dar loro spazio, di metterli in prima fila nell’agenda dei nostri candidati alla poltrona di sindaco.
 
 
di Stefano Boeri (direttore di «Domus»)
Dove:
Fondazione Corriere della Sera - Sala Montanelli dalle ore 18: diretta sul sito
Quando:
Martedì 21 Febbraio - 18:00
Sito web:
http://www.corriere.it/vivimilano/speciali/2006/02_Febbraio/20/milano.shtml