.: Login

Hai dimenticato la password?

.: Newsletter


.: Chi è online

Ci sono attualmente 0 utenti e 50 ospiti collegati
.: Discussione: NON DI SOLA MODA: nelle altre città c'è un fiorire di iniziative

Opzioni visualizzazione messaggi

Seleziona la visualizzazione dei messaggi che preferisci e premi "Aggiorna visualizzazione" per attivare i cambiamenti.
:Info Utente:

Antonella Fachin

:Info Messaggio:
Punteggio: 0
Num.Votanti: 0
Quanto condividi questo messaggio?





Inserito da Antonella Fachin il 27 Set 2008 - 15:29
Leggi la risposta a questo messaggio Discussione precedente · Discussione successiva

Ho letto su Chiamamilano l'articolo di Giulia Cusumano, che riporto qui di seguito.
Sono pienamente d'accordo con la giornalista: uno dei tanti problemi di Milano è anche l'appiattimento della pubblica amministrazione verso le iniziative commerciali, l'attenzione rivolta solo verso i poteri economici (dagli immobiliristi agli ambulanti, per la responsabilità dei quali, ad esempio, la superficie di via Benedetto Marcello non viene riqualificata da oltre due anni dalla fine dei lavori per i box sotterranei)e la mancanza di un respiro culturale ampio e coinvolgente.
Milano, rispetto a tante altre città di medie e grandi dimensioni, dà una pessima immagine di sè: una città spenta, una città grigia, una città nella quale non è piacevole vivere e trascorrere i propri week-end, una città per niente attrattiva e attraente.
Voi che dite?

Cordiali saluti a tutti/e
Antonella Fachin
Consigliere Zona 3
Capogruppo Uniti con Dario Fo per Milano
www.lasinistrainzona.it
----------------------------------------

NON DI SOLA MODA
Da Torino a Modena, da Parma a Mantova a Piacenza è un fiorire di festival e iniziative culturali che a Milano sembrano impossibili

Belle da far girare la testa, alte da fare venire le vertigini, magre da far accapponare la pelle. Le vedi per le vie del centro e capisci subito: ci risiamo, la settimana della moda ha riaperto i battenti. Un appuntamento immancabile nel calendario milanese di settembre.
Mentre da noi "tira" la moda, altre città del nord Italia stanno trovando soluzioni alternative per costituirsi polo d'attrazione e luogo d’interconnessione culturale d’inizio autunno.
Modena, Carpi e Sassuolo, ad esempio hanno appena fatto da scenario all'ottava edizione del "Festival della filosofia". Un weekend pieno zeppo di incontri, dibattiti, workshop e spettacoli gratuiti organizzato dai tre Comuni con la "volontà di proporre al pubblico occasioni per mettere in discussione le questioni che segnano la contemporaneità".
"Garantire una pluralità di prospettive" invece l'obiettivo di "Torino Spiritualità", la maratona di incontri tra filosofi, scrittori, storici, scienziati, teologi di fama internazionale pronti a mettere in campo a disposizione di tutti il loro sapere.
A Piacenza si inaugura in questi giorni il "Festival del diritto", una tematica che oggi "i giuristi non possono affondare in solitudine e che richiede sensibilità e occhi diversi".
Anche in altre città lombarde la cultura viene intesa non più solo come forma di fruizione, ma soprattutto come occasione di scambio interattivo tra protagonisti e spettarori.
Mantova, che con l'ormai collaudato "Festivaletteratura" si trasforma in un vero e proprio palcoscenico a cielo aperto per poeti, saggisti e letterati.
Pavia, che si proclama "centro di convivenza e di dialogo" con il "Festival dei Saperi" quest'anno incentrato sul binomio matematica-musica.
Esempi innovativi di marketing territoriale che riescono a catalizzare l'attenzione di grandi pubblici e che conciliano brillantemente l'obiettivo delle ricadute economiche connesse all'evento con l'offerta di qualità e pluralità .
"Messa in discussione", "pluralità di prospettive", "occhi diversi": a Milano forse tutto ciò manca. Proprio nella capitale dell'editoria e del giornalismo non si registra un evento di portata ultraterritoriale capace di far convogliare verso di sè pubblici eterogenei, nè il tentativo di uscire da alcuni clichè fissi e usurati, come le mostre o le rassegne.
Il Salone del Mobile, così come la Fiera della Moda o quella dell'Artigianato, si configurano come "luoghi" più che "venti", spazi che si prestano alla mera esposizione, kermesse destinate all'immediato rendiconto in termini economico-commerciali.
Nemmeno il "Milano filmfestival" appena conclusosi è concepito come un evento capace di mobilitare le masse. Rappresenta poco più che una rassegna di film e cortometraggi.
Manca una visione lungimirante in grado di rispondere a una domanda di cultura sempre più evoluta e bisognosa di interattività e pluralismo. En passant...manca anche un assessore alla cultura.
Il rischio è quello di rimanere imbrigliati nei soliti vecchi schemi; quelli in cui l'attività commerciale fa la parte del leone, cannibalizzando qualsiasi iniziativa destinata ai grandi pubblici.

Giulia Cusumano