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Oliverio Gentile

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Inserito da Oliverio Gentile il 27 Ago 2009 - 16:24
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Da milano.corriere.it:

intervista al vicario episcopale sul sito www.chiesadimilano.it

La diocesi: «Più chiese e moschee per una Milano che dialoga»

Mons. Erminio De Scalzi: mancano chiese in 3 quartieri e luoghi di preghiera per i musulmani


MILANO
- «Abbiamo bisogno di luoghi di preghiera in tutti i quartieri della città», aveva detto il cardinale Tettamanzi nel suo discorso per Sant'Ambrogio. Luoghi fisici dove fermarsi a pregare e riflettere, ma dove trovare anche una dimensione più umana e solidale di vivere la città. «La mancanza di luoghi di culto finisce per diventare mancanza anche di luoghi di aggregazione per ragazzi, giovani, famiglie. Ogni parrocchia ha un suo centro Caritas, un ritrovo per il gruppo terza età, luoghi dove praticare lo sport», ricorda il vicario episcopale mons. Erminio De Scalzi in un'intervista pubblicata giovedì sul sito della diocesi, www.chiesadimilano.it.

TRE QUARTIERI IN CRESCITA
- Mons. De Scalzi sottolinea in particolare tre situazioni che richiedono un intervento urgente. Innanzitutto la parrocchia di Pentecoste a Quarto Oggiaro, che ha raddoppiato i suoi abitanti ed è ancora ospitata in una costruzione prefabbricata (una ex scuola materna) risalente agli anni ’60, di proprietà del Comune e affittata in uso precario alla parrocchia, in attesa che sia terminata la costruzione della nuova chiesa. Mancano edifici di culto anche al quartiere Gratosoglio, dove è sorto il complesso «dei Missaglia» (è stata posta la prima pietra della nuova chiesa) e alla Barona, dove un nuovo quartiere sta sorgendo nel territorio della parrocchia di San Gregorio Barbarigo.

LUOGHI DI CULTO ISLAMICI
- Riprendendo le parole del cardinale a proposito delle «religioni diverse da quella cristiana, in modo particolare l’Islam» presenti a Milano, mons. De Scalzi afferma: «Avere un luogo di culto è un diritto che la nostra Costituzione riconosce a tutte le religioni. Le grandi città europee hanno una o più moschee. Sento che è giunto il momento – non più dilazionabile – di trovare, anche per la comunità islamica di Milano, una soluzione a questo problema. Questo creerebbe una possibilità di dialogo più disteso tra le religioni, eviterebbe l’illegittima e fastidiosa occupazione di suolo pubblico – come ora avviene in viale Jenner – e, ogni anno, non saremmo sempre daccapo a cercare soluzioni per la preghiera del Ramadan».

A SPESE DELLA COMUNITA'
- I costi per la costruzione di una o più moschee, secondo mons. De Scalzi, dovrebbero essere sostenuti dalla comunità islamica, «come fa ogni nostra parrocchia». Ma Milano è pronta a diventare una città multireligiosa? «La gente vive con apprensione il passaggio -è la risposta di mons. De Scalzi -. Mentre da un lato i fedeli allentano i propri legami con i dettami della fede di appartenenza, quella cattolica, noto che essi si mostrano molto guardinghi e a volte impauriti di fronte all’eventualità di doversi misurare e confrontare con un’altra religione. Come vescovo, sento la responsabilità che ha la Chiesa di Milano di costruire un clima di maturazione e confronto reciproco, dentro il quale, senza svendere le nostre rispettive identità, si possa però imparare a riconoscersi e a stimare i rispettivi cammini di fede e di preghiera».

27 agosto 2009

In risposta al messaggio di Oliverio Gentile inserito il 27 Set 2008 - 14:20
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