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.: Discussione: Riformare i Consigli di Zona

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Giampaolo Artoni

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Inserito da Giampaolo Artoni il 25 Feb 2006 - 19:47
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Giampaolo Artoni

Ciao  a tutti, mi infilo nel dibattito per dire che la questione CDZ è assai spessa: come  sapete, solo dal 1996(?) i CDZ sono passati da 20 a 9. Operazione fatta "in corsa" cioè richiamando i cittadini al voto, spendendo quattrini e combinando un pasticcio: si pensi solo ai rapporti consolidati tra ASL e CDZ che avevano il territorio come comune denominatore . Perchè tanta fretta nella destra milanese per sbarazzarsi dei CDZ? O meglio: sbarazzarsi di alcuni spiacevoli inconvenienti come il dover far fronte al dibattito con i Cittadini.
Per chi, come me, si è formato all'inizio degli anni '70,  il CDZ ha sempre rappresentato un totem: gelosamente tengo un libricino che mi regalò un socialista lombardiano, autore Draghi e titolo "Decentramento e Democrazia". Da lì sino al colpo di mano Albertiniano i CDZ sono stati momenti importanti di dibattito, scontro, partecipazione, amministrazione. Orde di architetti si sono accapigliati per far prevalere l'una o l'altra tesi urbanistica, o più concretamente far approvare o meno determinati interventi. Il verde del giardinetto di quartiere era gestito dal CDZ; La Direttrice dell'asilo, quando doveva chiedere interventi urgenti alle strutture centrali, si premurava di sentire il Presidente del CDZ per avere il suo appoggio. Il progetto per le modifiche alla casa le presentavi al CDZ che aveva lì il suo Tecnico.
Soprattutto nel CDZ si faceva politica, anche con personale politico interessante ( è vero, nel CDZ si poteva fare il primo passo verso la carriera politica, ma  ho mai visto nessuno andare lontano: è una carriera da sottoufficiale!), e scontro lobbistico nemmeno tanto velato. Ti guardavi attorno e ricordavi dove avevi visto quello che aveva appena parlato: in facoltà...in comune...alla pompa di benzina sotto casa!  Decentramento e democrazia erano patrimonio della sinistra (si intende quella larga) e le battaglie campali erano nei CDZ centrali, di solito in mano alla destra, che quindi non riusciva  a smarcarsi ed amministrare pienamente secondo la propria indole. Ho partecipato dal 1992 a diverse commissioni urbanistiche  come componente effettivo nella ex zona 2.  Fu proprio su iniziativa unanime del CDZ 2  il contrasto e la vittoria fino in  Consiglio di Stato contro il Comune di Milano e il primo progetto Garibaldi Repubblica. Avete capito bene: un CDZ contro il suo stesso Comune!
Con l'avvento della prima destra Formentiniana i parlamentini locali andarono avanti ugualmente fino al ribaltone di Albertini, trovando spesso equilibri assai strani ma  pieni, solidali, vicini ai bisogni della cittadinanza. Ad esempio, insieme al Presidente delle Commissione Urbanistica, Sergio Conti (1996?),  presentai un progetto per recuperare oneri di urbanizzazione per i giardini dell'Isola: lui di Forza Italia  io ambientalista e di sinistra. Non mancava lo scontro,  ma non era inconsueto trovarsi insieme, destra e sinistra, nel nome dei Cittadini elettori. Scusatemi, posso sembrare nostalgico, ma volevo far sapere come era, così da far risaltare la tanta indifferenza che provate/provo oggi nei confronti dei CDZ.
Perchè alla fine la destra c'è riuscita: i CDZ sono stati svuotati del loro senso profondo: e cosa volete trovare (e fare)  in un secchio vuoto? Forse un antico profumo, un ricordo e niente di più. L'ultima volta che sono andato in Consiglio del CDZ9 c'era la DIGOS, i Vigili cercavano di tenere i cittadini nel loro spazio (piccolo!). La maggioranza ha votato a testa bassa per far passare un'assurdo urbanistico come il progetto Garibaldi Repubblica (ancora!), sono andati sotto  perchè alcuni di loro stavano guardando la partita, hanno riproposto la votazione, fuori tempo e tre giorni dopo, senza obbligo di quorum.
Ho mai sentito un-solo-intervento dell'attuale Presidente del CDZ 9: forse non è capace. Peccato, la nostra zona ha circa 170.000 anime, forse più di Bologna e certamente quasi il doppio di una città come Asti. Però lì hanno un Sindaco. Che parla.

Non sono dell'idea di tornare al passato, non sono nostalgico, starei attento, su un tessuto politico locale tanto degradato (appositamente ridotto al vasallaggio), ad investire risorse da destinare alla produzione, come ad esempio far tornare compiti manutentivi del patrimonio  alle zone, perchè avremmo solo la moltiplicazione di tante piccole mancanze. I CDZ potrebbero ricominciare ad occuparsi istituzionalmente (certo:  è già così ma solo sulla carta e malamente) di organizzare la partecipazione che si compone di ascolto, eleborazione, accompagnamento  e restituzione. Potrebbero diventare momenti di sperimentazione: nei giorni scorsi Legambiente ha presentato una bozza di regolamento del verde privato (oggi non tutelato, ne parliamo un'altra volta) dove è necessaria  una figura  tecnica per gestire il problema e  nel CDZ potrebbere trovare collocazione. Un'occasione (il verde come altro)   anche per osservare il territorio da vicino. Le Commissioni potrebbero trasformarsi in laboratori capaci di istruire la discussione. Una serie di servizi, più o meno on-line, potrebbero essere il contorno adatto. Insomma, il  front-line,  il contatto osmotico tra Cittadini ed eletti potrebbere (tornare) passare per i CDZ. Magari un giorno... con un Sindaco  poco geloso dei sui 9 piccoli Sindaci. 
In risposta al messaggio di Maria Francesca Nami inserito il 22 Feb 2006 - 14:28
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