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.: Discussione: Annunci e buone intenzioni non moltiplicano le biciclette

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Alessandro Rizzo

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Inserito da Alessandro Rizzo il 27 Nov 2008 - 17:41
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Ma è chiaro: l'intenzione rimane da parte del Comune di Milano soltanto verbale, niente è conseguente in senso fattuale. Mi spiego meglio. Gli annunci dell'Assessore Croci di estendere le piste ciclabili su tutto il territorio comunale, partendo da un progetto di massima e strutturale, non ha ancora trovato conseguenze amministrative in un impegno economico e finanziario da parte del Consiglio Comunale e della Giunta. Il Piano Opoere Pubbliche non prevede nessuno stanziamento in merito, nè si spera nella fase attuale di assestamento di bilancio trovare fondi che possano dare attuazione a questa volontà.

Io credo alle buone intenzioni di Croci, anzi sono convinto che siano realmente rispondenti ai suoi progetti e alle sue volontà. Ma l'assessore si rassegnerà nel vedere che esiste un muro continuo a ogni proposta intelligente da lui fatta. Rimane il tutto in una dichiarazione di intenti continua: questo perchè a Milano pedoni e ciclisti sono gli ultimi anelli di una lunga filiera di utenti della mobilità maggiormente, fatemelo dire, privilegiati. Si scherzava con amici sul fatto che in Svizzera addirittura nasce un partito degli automobilisti. Ma si puntualizzava sul fatto che in Italia questo partito non avrebbe senso alcuno: la "lobby" degli automobilisti determina le regole della politica dei trasporti, non prendete questa affermazione come generalizzante, conosco bene anche casi di automobilisti che sono "costretti" a utilizzare l'auto come unico mezzo l'automobile per raggiungere le destinazioni cittadine, spesso sono pendolari.

Fatte le dovute distinzioni è chiaro che i sogni catalani, Giangiacomo Schiavi dal Corriere parla di "Barcellona", oppure Lione, Ferrara e Bologna in Italia, ma aggiungo Amsterdam, Parigi negli ultimi anni, rimangono mere utopie. Un noto urbanista diceva che una città non è sostenibile fino a quando avrà bisogno delle piste ciclabili. Sembrerebbe una provocazione, ma non lo è. E' la pura deduzione da un fatto assiomatico: se c'è bisogno di dare avvio a progetti che estendano le piste ciclabili significa che l'idea di urbanistica, la logica del disegno urbanistico generale è stato conseguito  in un'ottica non sostenibile, ossia non umanamente compatibile, neppure ecologicamente, di conseguenza.

Occorre ritornare alla lettura dei grandi lavori di Leon Battista Alberti, la città ideale, dove le misure e le dimensioni volumetriche erano costituite nel rispetto dello sviluppo della natura, dell'equilibrio biologico, ambientale e umano.

Quest'anno si conclude a Ferrara l'Anno della Bicicletta: il modello ferrarese è preso come esempio per altri contesti urbani. L'esperienza del bike sharing avviene in un contesto urbano da anni, anzi secoli, fortemente strutturato su un equilibrio tra uomo, natura e ambiente. A Milano si registra, invece, un aumento esponenziale degli incidenti che vedono come vittime pedoni e ciclisti dovuti a violazioni gravi del codice della strada. A Milano, però, si registra un aumento, dato positivo, di utenti ciclisti che si muovono nella città utilizzando il mezzo a due ruote. Occorre ripensare  la città, aldilà delle buone intenzioni proclamate, o dei provvedimenti poco incisivi nell'ambito di cultura verso una mobilità sostenibile e alternativa. Penso al fatto che l'EXPO 2015, lo ripeto, lo ribadisco, prevede lo stanziamento di cospicui fondi per realizzare opere che siano funzionali a rendere la città ospitale in occasione del grande evento. E' possibile che nessun progetto, neppure nella sua fase preliminare, venga notificato dall'amministrazione comunale, in merito all'ampliamento strutturale, ripeto strutturale, delle piste ciclabili? Le attese sono tante, le associazioni che promuovono l'utilizzo della bici come mezzo ecocompatibile e anche umanamente sostenibile (quanto tempo viene risparmiato muovendosi con la bicicletta in modo dinamico, e quanto risparmio si effettua utilizzando un mezzo che non ha bisogno di benzina o di gasolio per procedere) da tempo hanno formato la "Lobby per una mobilità sostenibile" a Milano, e hanno realizzato dei punti di proposte utili e ricche, testimonianti come sia giunto il momento di cambiare pagina nelle politiche di trasporto.

Nell'inventiva creativa ed effervescente di alcune associazioni per la promozione dell'utilizzo della bicicletta abbiamo la costituzione di un portale, www.criticalmap.org, dove i ciclisti possono confrontarsi per disegnare una mappa ideale e reale a uso per le due ruote. Il manifesto di presentazione di questo progetto prevede la possibilità per i ciclisti di segnalare su una mappa i punti critici, quelli a più alta densità di traffico, quelli dove più alta è la percentuale di incidentalità, quelli dove maggiore è la presenza di congestione del traffico. Ma non solo: i ciclisti possono segnalare come dovrebbe essere la città nella loro visione e indirizzare questa proposta all'amministrazione comunale di riferimento, che potrà indirizzare i propri interventi a sostegno di una alternativa di politica di trasporto. Ebbene in questa occasione potrà anche rendere evidente che una prassi alternativa di mobilità è già in atto, seppure basata e fondata sulle volontarie adesioni delle organizzazioni ciclistiche: potrà segnalare ciclofficine, punti di ristoro, fontanelle, punti di attracco per la bicicletta, un'adeguata cartellonistica e segnaletica stradale. Ossia potrà rendere visibile quell'infinito mondo strutturale esistente di sostegno e incentivo all'utilizzo della bicicletta.

Perchè vedete di questo si tratta: rendere la bicicletta un mezzo conveniente. Solo così possiamo scalfire alcune logiche ancora (r)esistenti, non per causa e non imputabili agli automobilisti, nella loro generalità si intende, secondo cui l'utilizzo della bicicletta non è conveniente perchè risulta scomodo, difficile e poco sicuro. Occorre rendere l'utilizzo della bicicletta comodo, quindi incentivando le piste ciclabili e costruendole, facile e diretto, quale esso naturalmente risulta essere, sicuro, tutelato da una segnaletica stradale e da strutture che possano fare sentire il ciclista garantito nel suo tragitto, corto o lungo che sia.

Vogliamo voltare pagina e partire non dal tetto, ossia non dalla sola utile introduzione del bike sharing, convergo con Schiavi nel considerarlo comunque un buon passo in avanti rispetto all'immobilità nelle politiche della mobilità del Comune di Milano da qualche decennio a questa parte,  ma dalla realizzazione di piste ciclabili?

Alessandro Rizzo

Capogruppo Lista Uniti con Dario Fo per Milano

Consiglio di Zona 4 Milano

In risposta al messaggio di Oliverio Gentile inserito il 26 Nov 2008 - 11:09
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