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.: Il Blog di Alessandro Rizzo
Venerdì, 18 Luglio, 2008 - 15:45

Il germe dell'intolleranza dietro le proteste

L'intervento di don Gino Rigoldi
Il germe dell'intolleranza dietro le proteste
«Quello che più mi turba è il rancore che respiro, il disprezzo e la discriminazione sulla base di appartenenze razziali o politiche»
www.corriere.it
Vivimilano

Io sono un milanese che si sposta molto a piedi, per muoversi in città usa quasi solamente i mezzi pubblici e fa la spesa al supermercato. Forse è per questi motivi che non riesco più a capire quello che sta succedendo nella mia città. Continuo a vedere che la casa è un bene inarrivabile per molti milanesi o immigrati regolari e tristemente osservo che molti giovani per sposarsi devono cercare casa lontano dalla loro città perché non sono in grado di acquistare o di pagare un affitto milanese. Riservo la fatica della fede a Dio, per la casa non credo più alle promesse, solo alle ruspe, quelle che preparano il terreno per case ad affitto sociale accessibile per chi guadagna intorno ai mille euro al mese, condizione di molti milanesi, anche e forse soprattutto giovani. Ma non vedo ruspe. Come molti milanesi in età, credo che dovrò limitare i viaggi in metropolitana le cui carrozze troppo spesso sono una sorta di sauna sudata e un po' puzzolente.

Ho la fortuna di abitare e di lavorare in alcuni quartieri della periferia e osservo che anche qui, da molti anni, non succede assolutamente nulla o quasi nulla. Non promozione di cultura, non partecipazione alle scelte urbanistiche o sociali, non eventi di partecipazione. Continuano ad essere quartieri dormitorio, abitati da molti anziani e da un numero di giovani che sta crescendo nell'abbandono e allora io ne vedo i risultati nelle molte decine di adolescenti che arrivano al Beccaria, che ormai ha una maggioranza di ragazzi italiani, appunto delle nostre periferie. Questi e molti altri motivi mi fanno pensare ad una Milano sostanzialmente ferma, parlo della Milano della vita quotidiana, dei milanesi comuni, non quella degli affaristi o della moda.
Quello tuttavia che più mi turba è il rancore che respiro, il disprezzo e la discriminazione sulla base di appartenenze razziali o politiche ed il silenzio dei cittadini, come fosse giusto, normale. Si diceva in passato che Milano era una città accogliente e tollerante. Oggi assisto alla brutta rincorsa e perfino all'orgoglio di chi tratta peggio le persone. Perché anche i rom, i clandestini, i ragazzi e le ragazze dei centri sociali, gli islamici sono delle persone. In questi giorni è di turno la tregenda della preghiera dei musulmani. Le libertà di religione e perciò luoghi e strumenti per praticarla, appartiene alla nostra Costituzione. I cristiani poi, che forse sono ancora la maggioranza a Milano, sanno che il fondamento della loro fede è la capacità di avere cura, di voler bene concretamente, anche il bene spirituale della preghiera di una religione.
Offrire spazi per la preghiera islamica con il pagamento di un affitto o il costo della struttura, come peraltro è nella disponibilità dei responsabili di viale Jenner, sembrerebbe una bella azione. Servirebbe gentilezza, accoglienza, dovrebbe suscitare interesse e collaborazione perché questo apre un dialogo con chi da anni, e credo per molti anni ancora, vive in città, paga le tasse, manda a scuola i suoi figli che molto probabilmente diventeranno cittadini milanesi. Invece no. La ragionevole proposta del prefetto trova dissensi talora ragionevoli, talvolta razzisti e di disprezzo. Il solito muscoloso assessore alla sicurezza afferma con orgoglio che devono essere posti fuori città, in luoghi dismessi, aspettandosi e forse ricevendo applausi e non senso di vergogna e indignazione. Passa tutto come fosse normale, a me pare, come milanese e come sacerdote, che siamo dentro nella anormalità e direi anche nella immoralità.
Gino Rigoldi
18 luglio 2008