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Oliverio Gentile

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Inserito da Oliverio Gentile il 14 Lug 2008 - 21:32
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Da espresso.repubblica.it:

ATTUALITÀ

Idea verde per Milano Expo
di Carlo Petrini

Feeding the Planet, Energy for Life: nutrire il pianeta, energia per la vita. È questo lo slogan programmatico dell'Expo 2015, evento di portata mondiale che la città di Milano si è aggiudicata in primavera, proponendo un tema come quello della sostenibilità che non rischia di passare di moda.

Non capita sovente di avere così tanto tempo per riflettere e programmare un evento, sia pure di dimensioni imponenti. In questi anni Milano dovrebbe, anche, 'esercitarsi', provare a realizzare, in piccolo, alcune delle idee che si profilano come soluzioni al problema proposto. La palestra c'è, si estende su una superficie di 47 mila ettari e rappresenta una di quelle sfide che dovrebbero far venire brividi di futuro a qualunque politico con un po' di passione vera per il suo mestiere: si chiama Parco Agricolo Milano Sud.

Esiste, come area protetta, dal 1983; come Parco Agricolo Milano Sud dal 1990. Con un'estensione pari a circa un terzo del territorio della provincia di Milano, con 61 comuni, centinaia e centinaia di aziende agricole, abbondanti acque, castelli, abbazie, boschi, le case e i palazzi che raccontano una civiltà contadina di straordinaria vitalità, con gli animali selvatici che vi hanno trovato un habitat perfetto, e quelli cresciuti negli oltre 300 allevamenti di suini e bovini che oggi occupano il 30 per cento dei territori agricoli del Parco, quest'area rappresenta un patrimonio verde di energia rinnovabile e prodotti sani e alla portata di tutti. Tutto questo è lì da molto prima che le carte bollate gli dessero un nome.

E ora pensate a Milano, la città abbracciata da quel parco, e ai suoi due milioni di abitanti. La parola 'abitanti' non rende l'idea di quelle persone; proprio come Parco agricolo Milano Sud non rende l'idea di quel territorio. Si tratta di due milioni di cittadini che vogliono star bene, sentirsi sani, far la spesa comprando cibo buono e sano senza che questa attività si trasformi in una corsa ad ostacoli.

Chi è il grande risolutore di chi deve far la spesa e 'non ha tempo'? La grande distribuzione organizzata. E chi produce per distributori tanto grandi e tanto organizzati? L'agricoltura industriale, il mercato internazionale, le multinazionali della chimica, prima che delle sementi e dei prodotti trasformati.

L'occasione è di quelle da non perdere: da un lato c'è un territorio agricolo sano e vasto, che porta in dote secoli di storia e di cultura, in un ambiente che, nonostante abbia subito, nel corso degli ultimi decenni, alcune speculazioni, complessivamente si è mantenuto integro nella sua personalità e nella sua salute. Dall'altro lato c'è una intera città, Milano, simbolo della modernità e della cultura del fare e dell'inventare, nella quale un numero sempre maggiore di persone sente il bisogno non solo fisico, ma anche etico e culturale, di mangiare meglio e quindi di fare la spesa in maniera diversa.

Le premesse per trasformare il Parco Agricolo Milano Sud in un Laboratorio del Millennio ci sono tutte, tutti gli obiettivi che il Millennio si è dato possono essere accolti e sperimentati, certo traducendoli e adattandoli alle nostre latitudini, ma non crediate che ci sia gran differenza tra i paesi in via di sviluppo e i paesi in via di tracollo per troppo sviluppo. La convergenza verso la comune débâcle sta avvenendo di gran passo, e l'attuale crisi alimentare ne è la prova.

Certo, alcuni degli otto obiettivi del Millennio possono sembrare lontani da noi anni luce. Eliminare la povertà estrema e la fame, raggiungere l'istruzione primaria universale, diminuire la mortalità infantile, migliorare la salute materna, combattere Hiv-Aids, malaria e altre malattie. tutta roba che nel Parco Agricolo Milano Sud non si trova. Ma Loretta Napoleoni, un'economista italiana autrice di 'Economia canaglia' (Il Saggiatore) dice che se guardiamo bene nei nostri frigoriferi troveremo degli schiavi. Quelli che hanno prodotto il cibo che compriamo senza chiederci in quali condizioni di lavoro si è sviluppata l'intera filiera.

Quelli lì, che lavorano nelle piantagioni di cacao dei Tropici o di pomodori nel Meridione d'Italia, i cui figli non possono andare a scuola, le cui mogli non possono curarsi come si deve, quelli che vivono in zone a rischio di guerre, epidemie. spesso sono nel nostro frigorifero, e noi nemmeno lo sappiamo. È proprio nel nostro frigorifero e nella nostra dispensa, e nei luoghi in cui quel che vi conserviamo viene acquistato, che si chiariscono le nostre priorità. Là risulta chiaro quanto ci piace, quel che ci piace e quanto davvero siamo sinceri quando diciamo che qualcosa non ci piace. Là rispondiamo in modo sincero a chi ci chiede quanto ce ne importa del futuro, dell'ambiente, delle popolazioni lontane e più deboli.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, commentando gli obiettivi, ha detto: "Avremo tempo per raggiungere gli obiettivi del Millennio a livello mondiale e nella maggior parte o anche in tutti i singoli paesi, ma solo se la smettiamo di fare affari come al solito. Non possiamo vincere dalla sera alla mattina. (...) Ci vuole tempo per formare i maestri, le infermiere, gli ingegneri; per costruire le strade, le scuole e gli ospedali; per far crescere le piccole e grandi attività che possono creare i posti di lavoro e i redditi di cui c'è bisogno. Quindi dobbiamo iniziare adesso". Iniziare subito, e dappertutto.

Gli ultimi due obiettivi del Millennio possono forse essere quelli che sentiamo più vicini: da un lato la preservazione dell'ambiente e la sostenibilità, dall'altro lato una cosa magnifica che si chiama 'global partnership'. La sostenibilità ormai, più o meno l'abbiamo capita, e non è difficile immaginare in che modo si possa mettere in pratica in un posto straordinario come il Parco Sud di Milano: basterebbe il suo incredibile sistema di fontanili, marcite e corsi d'acqua a chiarire che ogni singola attività deve essere condotta nel pieno rispetto di tutto il sistema, se si vuole che quello stesso sistema continui a supportare tutte le attività.

Quelle che ci sono e quelle che si possono introdurre, come la produzione di energia pulita, grazie all'acqua ma anche grazie al sole, o agli scarti della produzione agricola: il biodiesel non deve essere prodotto necessariamente sottraendo terreni all'agricoltura, si possono usare anche gli scarti, come i tutoli delle pannocchie. O le attività di carattere artigianale che possono contribuire a completare un sistema integrato di produzione a basso impatto: caseifici, salumifici e quant'altro, creerebbero anche posti di lavoro, stimolerebbero un'imprenditorialità giovanile che deve trovare una ragione non solo economica, ma anche sociale e culturale per riconciliarsi con la campagna.

E poi ci sono le attività connesse alla ricerca: magari le facoltà di agraria della Lombardia non disdegnerebbero dei campi in cui tradurre in pratica le lezioni di sostenibilità che vengono impartite a scuola; il Politecnico di Milano ha avviato un progetto di recupero e valorizzazione dei beni architettonici. Per esempio appoggiare queste attività vincolando all'uso agricolo il recupero delle strutture esistenti sarebbe un gesto opportuno.

Il partenariato globale, infine, è il tavolo su cui misurare quanto davvero Milano 'si merita' l'Expo 2015, e ancora una volta questo microcosmo può fare da palestra. L'Onu naturalmente si riferiva al fatto che le politiche di sviluppo devono essere portate avanti da tutti i paesi firmatari della dichiarazione del 2000. Sono tantissimi, 189, ognuno con un suo peso, un suo potere, una sua capacità di influenzare le decisioni altrui. Non sarà facile trovare tavoli d'intesa. Ma Comune di Milano, con i 61 Comuni presenti nel Parco,oltre alla Provincia e alla Regione potrebbero realizzare un modello virtuoso, trovando insieme i modi di ragionare intorno a questa risorsa, e coinvolgendo nelle decisioni i produttori, i consumatori, le associazioni ambientaliste, e tutti gli attori che pensano di poter dare una mano, di poter contribuire al buon funzionamento di questo Laboratorio del Millennio.

Questa Milano che tra sette anni vuole aprire le sue porte al mondo e parlare di come il pianeta va nutrito, potrebbe iniziare a realizzare il primo piccolo miracolo: fare in modo che un microcosmo di almeno 900 aziende agricole e circa 5 mila addetti ai lavori nutra un bacino di due milioni di persone. Significa diversificare le produzioni, ragionare in termini di attività ecosostenibili e con un valore aggiunto che racconti quel territorio, significa promuovere i mercati degli agricoltori, non solo a Milano, ma anche in altri comuni del parco, facilitare i gruppi di acquisto o quella che negli Stati Uniti si chiama Community Supported Agriculture.

Perché se il parco è, come dice il suo nome, un parco agricolo, allora andarci in bicicletta la domenica è un'attività integrativa, ma quella di produzione alimentare deve essere l'attività principale. Quante famiglie passano la domenica in centri commerciali dove i genitori fanno inconsapevolmente la spesa mentre i bambini s'intristiscono in giochi di plastica sotto i neon? Non preferirebbero spendere il loro tempo all'aperto, o in una fattoria didattica, mentre il bagagliaio dell'auto si riempie di salute per tutta la settimana?

Probabilmente sì. Ma deve essere facile. Le informazioni devono essere a portata di mano, la distribuzione deve essere semplificata, gli enti locali devono lavorare per facilitare l'incontro della città e della campagna, non per allontanare sempre più una sfera dall'altra. Perché è di questo che stiamo parlando, ormai in tutto il mondo. Di come le città e le campagne devono smettere di farsi la guerra, di rubarsi le energie, di avvilirsi a vicenda.

È così che si nutre il pianeta: curando le campagne, appoggiandole, favorendole, facendo in modo che siano ambienti ecologicamente ed economicamente sani, in modo che possano mantenere i loro abitanti e poi produrre un po' di più per venderlo agli abitanti delle città. I quali a loro volta producono beni e servizi che non devono essere preclusi agli abitanti delle campagne. E facendo in modo che le città non rapinino le risorse naturali che per le campagne sono vitali, che anche i luoghi che producono alta tecnologia lo facciano badando a non sprecare e a non inquinare, perché l'alta tecnologia non può essere pagata in termini di futuro.

Altrimenti rassegniamoci a città sempre più devastate dall'aridità e dalla follia dell'irresponsabilità, mentre le campagne cadono nelle mani di chi pensa che i paesaggi agricoli (sterilizzati da ogni elemento di concreta e scomoda realtà) siano un optional per i palazzinari che vogliono alzare il prezzo di casali ristrutturati che diventano residenze domenicali di professionisti corredati di Suv, piuttosto che beauty farm, che gli déi dei contadini perdonino chi ha inventato il nome.

Se invece un parco straordinario, di dimensione e respiro europei, potesse diventare il modello esemplare per la gestione dello sviluppo rurale dell'Occidente e non solo, utilizzando gli strumenti che già ci sono e inventando quelli che mancano, aprendo le porte a tutte i contributi di idee e risorse, se tutto questo funzionasse, grazie alla volontà, alla competenza e alla determinazione degli amministratori e degli amministrati, allora si arriverebbe al 2015 con un esempio di come le cose dovrebbero andare nel mondo. 'Milano da mangiare'... non sarebbe una bella novità?

(14 luglio 2008)