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Oliverio Gentile

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Inserito da Oliverio Gentile il 12 Set 2008 - 15:58
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Da ViviMilano - caso del giorno:

http://www.corriere.it/vivimilano/caso_del_giorno/articoli/2008/09_Settembre/12/caso.shtml


Il caso del giorno
 
Difensore civico: «Se contasse di più...»
 
Dal maggio 2006 il Comune ha offerto ai cittadini la possibilità di segnalare disagi e difficoltà che si trasformassero in proposte

Caro Schiavi, in un recente articolo ha scritto che il difensore civico, «se contasse molto di più», potrebbe favorire un'evoluzione positiva rispetto alle attese dei cittadini. Il mio è un piccolo contributo in questo senso. Dal maggio 2006 il Comune di Milano ha offerto uno spazio ai cittadini per dare loro la possibilità di segnalare disagi e difficoltà che, attraverso l'opera del difensore civico, si trasformassero in proposte per migliorare le prestazioni di cui la città ha bisogno. Il circuito «a tre» (cittadino-difensore civico-amministrazione) è virtuoso quando ciascuno dei tre protagonisti fa bene la propria parte: l'ombudsman non è lì per commissariare né la politica né la burocrazia. Quindi non vincola organi elettivi, dirigenti e funzionari, né si sostituisce nel gestire le responsabilità che l'ordinamento affida loro. Ma si potrebbero introdurre alcuni miglioramenti, che sono nel potere decisionale della politica.
1) Senza enfatizzare la dimensione dell'ufficio (non ne serve uno «gigantesco»), sono necessari un rafforzamento e la stabilizzazione della struttura (il 70% del personale è precario);
2) va irrobustita l'indipendenza gestionale dell'ufficio rispetto all'apparato burocratico comunale. E va previsto l'obbligo di motivare il non accoglimento di quanto suggerito dal difensore civico e la possibilità di fissare un termine entro il quale la questione va conclusa;
3) va reso più stringente il rapporto tra difensore civico e organi elettivi (Consiglio e sindaco). E si potrebbero qualificare come urgenti e prioritarie le questioni segnalate dal difensore civico. La segnalazione di una disfunzione o di una irregolarità è una risorsa per l'amministrazione. È espressione di una esigenza che deve trovare una risposta. La fiducia del cittadino non può naufragare e disperdersi nella deriva del silenzio o del ritardo ingiustificabili.


Alessandro Barbetta,difensore civico Comune di Milano


Gentile dottor Barbetta, il mio era un appello a sparigliare le carte dell'organizzazione municipale, perché il difensore civico super partes è visto ancora come un corpo estraneo dalla nostra politica e l'idea che questi possa diventare un interlocutore efficiente e credibile per migliaia di cittadini, invece di rafforzarne il ruolo ne compromette l'attività. Nessun sindaco o assessore è disposto a farsi tirare la giacchetta da qualcuno che ha come compito quello del rompiscatole: in Comune lo tengono lì per dovere, come un fiore all'occhiello: ma si guardano bene dal renderlo più autonomo o incisivo. Se venissero accolti i correttivi da lei suggeriti sarebbe già una svolta. Ma il problema, mi par di capire, è nel manico: chi nomina il difensore civico (la politica) non lo vuole ostile e fa di tutto per renderlo innocuo. Così è legittimo domandarsi quanto serve un istituto che pesta i piedi nel nulla, per esempio, quando richiama il sindaco per gli effetti indimostrabili dell'Ecopass sullo smog, o un assessore per le penali non fatte pagare ai costruttori dei parcheggi in ritardo... (lei l'ha fatto, senza ottenere risposta). Un consiglio comunale innovativo potrebbe trovare qualche correttivo al ruolo del difensore civico, a cominciare dai punti elencati sopra. Altrimenti sarebbe meglio farla finita con l'ipocrisia del civismo al di sopra delle parti e nominare un assessore, visto che percepisce la sua stessa indennità, ha un ufficio con una ventina di persone e un costo di funzionamento (quasi tutte spese per il personale) di oltre un milione di euro all'anno: conterebbe certamente di più. L'alternativa è dire che il re è nudo, e chiudere bottega. Ma noi pensiamo che prima di morire si possa cercare di cambiare: lo meritano gli "onorevoli cittadini", come avrebbe detto Alberto Bertuzzi, il primo ombudsman che avviò in Italia una campagna di educazione civica in nome del popolo indignato.

Giangiacomo Schiavi

12 settembre 2008
In risposta al messaggio di Alessandro Barbetta inserito il 6 Giu 2008 - 13:43
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