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Oliverio Gentile

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Inserito da Oliverio Gentile il 7 Apr 2009 - 11:35
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Da milano.corriere.it:

il caso del giorno

Un sogno sull’acqua contro l'inciviltà

Fa male al cuore il degrado dei Navigli, la Darsena trasformata in discarica...


Caro Schiavi, quella che una volta era la zona dei piccoli studi e delle vecchie botteghe, romantico luogo di ispirazione artistica, diventa oggi palcoscenico delle serate dei milanesi, che vi si accalcano in uno struscio convulso, al passo con i tempi e la cultura possibile. La zona che viveva delle fatiche dei vecchi artigiani, degli odori delle vecchie osterie, dal vivere popolare offre oggi uno stordito insulso benessere. Il Naviglio trascina così con il suo lento scorrere anche la Milano da bere del rampantismo anni 80.

Luciano Bartoli


Caro Schiavi, sulla linea M3 alla fermata Porto di Mare mi faccio una domanda: cosa c’entra il mare con Milano, visto che siamo a più di 100 chilometri da Genova?

Marino Sgorbati



Fa male al cuore il degrado dei Navigli, la Darsena trasformata in discarica, l’incivile irresponsabilità di chi scatena, di notte, una sarabanda ai danni dei residenti. Eppure è in quest’angolo di Milano che si ritrovano antiche suggestioni e si sente il fascino dell’acqua: è giusto parlarne, per una questione di vivibilità e per evitare altri scempi, dopo quello della sepoltura dei Navigli, negli anni Trenta, quando Milano interruppe il sodalizio antico e collaudato coi suoi fiumi. Basta farsi guidare da un libro o da una raccolta di vecchie fotografie per scoprire cos’è quel tesoro che oggi Milano non riesce a valorizzare al meglio, come lei auspica, caro Bartoli e cercare di rispondere alla sua domanda, caro Sgorbati. Io ho sfogliato «Milano, isola tra le acque» (edizioni Carte scoperte) e ho trovato un mondo che nei canali, nei fiumi e nei torrenti è cresciuto e si è identificato: Milano ha sempre sognato di diventare un po’ marina, di assecondare l’esprit del suo cantore, Bonvesin de la Riva ( ...«due sono i difetti principali di questa città: la mancanza di concordia tra cittadini, e la mancanza di un porto...»). Il tentativo di collegarsi col mare sembrava reale ai primi del ’900, quando venne spostato il punto di partenza delle imbarcazioni a Sud, verso Rogoredo, dove le acque si raccolgono prima di avviarsi verso il Lambro. Il Comune presentò allora il progetto Porto di mare, da via Quaranta fino al Parco delle Rose, un canale che doveva andare verso Crescenzago, e poi collegarsi con la via navigabile per Lodi e Pizzighettone, dove l’Adda finisce nel Po. Negli anni Trenta ci si abbronzava sui sabbioni di Porto di Mare, poi tutto finì, affondò. I Navigli li hanno coperti, la Darsena è una discarica, Porto di Mare è una stazione del metro. Siamo rimasti fermi ai sogni di Bonvesin. Lasciamo perdere il porto, ma sui Navigli contrastiamo almeno l’inciviltà.

Giangiacomo Schiavi

07 aprile 2009
In risposta al messaggio di Fabio Citterio inserito il 29 Apr 2008 - 14:13
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