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.: Discussione: Aria di secessione a Lambrate: un referendum per staccarsi da Milano

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Alberto Farina

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Inserito da Alberto Farina il 12 Feb 2008 - 18:01
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Di fronte a notizie del genere non si sa se mettersi a ridere o a piangere. La politica è questione per persone serie e non per apprendisti stregoni che pensano di poter lucrare facili consensi con proposte del tutto improponibili e che servono solo a farsi un po' di pubblicità a buon mercato. Tutta questa faccenda ovviamente finirà in una bolla di sapone e i cittadini che ingenuamente hanno creduto alla fattibilità di questa idea si troveranno per l'ennesima volta gabbati proprio da coloro che si propongono come politici vicini alle gente e invece la illudono in modo del tutto demagogico.

Ma dopo questo sfogo iniziale ragioniamo per punti per dimostrare l'inconsistenza della proposta.

1. Intanto bisognerebbe capire che cosa si intende quando si parla di questo ipotetico Comune di Lambrate: se, come pare dall'articolo,  l'antico comune che fu unito a Milano nel 1923, o solo la parte al di là del rilevato ferroviario. Nel primo caso la proposta sarebbe del tutto assurda (ve lo immaginate il confine fra i due comuni che corre lungo Viale Lombardia?), nel secondo caso un minimo di plausibilità potrebbe anche esserci, considerata l'omogeneità del territorio e la barriera fisica costituita dalla massicciata ferroviaria

2. L'istituzione del nuovo Comune richiederebbe un referendum  che dovrebbe riguardare non solo la popolazione residente nel territorio dell'erigendo comune, ma, come recita la sentenza emessa dalla Corte Costituzionale in occasione del primo referendum promosso per verificare la volontà dei cittadini di Baranzate in ordine al distacco dal Comune di Bollate (sentenza n. 47 del 13/02/2003), tutti coloro che sono portatori di un "interesse qualficato " nell'eventuale istituzione del comune. Di conseguenza tutta la popolazione di Milano o almeno quella che risiede nelle aree contigue, vale a dire la popolazione della restante parte della Zona 3 e quella delle Zone 2 e 4 adiacenti all'area di Lambrate, oltre ai bresidenti nel comune di Segrate. E' chiaro che la "secessione" di Lambrate si ripercuoterebbe anche sui cittadini che abitano nei quartieri circostanti e che quindi andrebbero interpellati a riguardo.

3. I proponenti dell'iniziativa non sono cittadini qualunque, ma politici ben navigati: Bruno Centenari, coordinatore della Costituente, è stato Consigliere di Zona 3 per l'Italia dei Valori dal 2001 al 2006 e, ricandidatosi per l'attuale consiliatura, non è stato rieletto. Leo Siegel, il sedicente candidato sindaco, vanta una lunga militanza poilitica prima nelle file dell'MSI, nelle cui liste venne eletto a Palazzo Marino nel 1975, e poi dal 1990 sotto le bandiere del Carroccio. Dal 1999 è Consigliere di Zona 3 e dal 2001 è stato, tranne che per una breve pausa, ininterrottamente Presidente della Commissione Territorio / Lavori Pubblici. Desta stupore che un rappresentante della maggioranza che governa Milano dal 1999,  che è la responsabile del degrado in cui sono stati lasciati i quartieri periferici, e che almeno a livello morale è corresponsabile di tale situazione, invece di invocare quello che ogni seria amministrazione dovrebbe fare, cioè trattare allo stesso modo tutti i cittadini, cerchi di salvarsi in corner lanciando l'idea del Comune di Lambrate, facendo finta che il suo partito e la coalizione di cui esso fa parte non abbia la benché minima colpa nell'abbandono delle aree periferiche. A questo punto Siegel, se è convinto che l'Amministrazione di cui fa parte è talmente inadempiente da far sorgere la necessità del Comune di Lambrate, si dimetta da Consigliere di Zona 3 e da Presidente della Commissione Territorio.

4. L'argomento in base al quale vi sarebbe una riduzione dei costi è quello che si dice una "bufala": intanto l'istituzione del Comune di Lambrate non significherebbe ipso facto la sparizione del Consiglio di Zona 3 che limiterebbe le sue competenze alla porzione di territorio milanese che gli rimarrebbe; in più ovviamente ci sarebbero tutte le spese aggiuntive per dotare il nuovo Comune di tutto ciò di cui esso avrebbe bisogno per espletare le sue funzioni (sedi, personale, strutture...). E' proprio strano che si voglia una situazione del genere in un momento in cui la diminuzione dei costi della politica e della burocrazia è uno dei temi più sentiti dall'opinione pubblica.

5. Fra le motivazioni che stanno alla base della richiesta del Comune di Lambrate vi è anche la mancanza di poteri dei Consigli di Zona che non possono intervenire concretamente sulle problematiche del territorio. E' esattamente così; ma questa situazione è figlia di un'amministrazione della città (sempre quella di cui  fa parte anche il partito in cui milita Siegel) che non ha mai voluto valorizzare il decentramento e ha preferito creare nove Consigli di Zona che sono la semplice cassa di risonanza del malessere cittadino, ma non possono prendere nessuna iniziativa concreta per dare risposta alla cittadinanza. Basterebbe dotare le istituzione decentrate di poteri reali e finanziamenti certi e i problemi di Lambrate e delle altre aree periferiche troverebbero ben altra risposta.

6. L'assorbimento dei comuni periferici in quello di Milano avvenne a causa della continua crescita della città; non aveva più senso l'esistenza di istituzioni autonome nel momento in cui i problemi diventavano i medesimi ed era necessaria un'unica regia per affrontarli in modo adeguato. Nel momento in cui la Milano attuale sta diventando un un'unica entità urbanistica con l'hinterland, è più saggio pensare all'istituzione della Città Metropolitana, per altro prevista dall'art. 114 della Costituzione ma non ancora attuata. Avremmo dunque un'unica istituzione comprendente Milano e l'hinterland, a cui fanno capo le problematiche che per loro natura travalicano i confini dei singoli comuni e le municipalità (le nove Zone di Milano e gli ex comuni perferici)  a cui afferiscono le questioni più strettamente zonali.

7. La proposta di Siegel e c. oltre ad essere insensata ha anche il difetto di rinfocolare uno spirito localistico che si sta già fin troppo radicando nel comune sentire dei cittadini. Il motto "padroni a casa nostra", sotteso all'idea di Lambrate comune,  è quanto di più rozzo possa essere espresso dal punto di vista della convivenza civile. Se mai "cittadini come gli altri"; ma perché questa amministrazione pensa solo alle grandi trasformazioni urbane che tanto piacciono agli immobiliaristi e non si preoccupa delle esigenze quotidiane dei cittadini?

8. Il quartiere di Lambrate è ultimamente oggetto di forti appettiti a causa delle aree dismesse ed edificabili in esso ubicate. Invece che perdere tempo raccogliendo firme e distribuendo facsimili di carte d'identità, non sarebbe meglio vigliare su quanto sta accadendo e muoversi per chiedere una pianificazione territoriale che renda i prossimi interventi urbanistici che avverrano su quell'area ordinati e razionali?

Alberto Farina - Consigliere di Zona 3 - Partito Democratico
In risposta al messaggio di Oliverio Gentile inserito il 11 Feb 2008 - 15:20
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