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.: Il Blog di Alessandro Rizzo
Domenica, 30 Dicembre, 2007 - 19:39

Ma i grattacieli sono ecocompatibili e opportuni?

Il sito di Repubblica Milano ha aperto da tempo una discussione e un sindaggio in merito ai progetti che sono previsti per Milano di edificazione di alti grattacieli e imponenti, per cui, come stima il sindaco Moratti, sono previsti investmenti su professionalità ed esperienze architettoiniche e ingegneristiche di elevato contenuto e portata. Diversi sono gli architetti chiamati a Milano, di calibro internazionale. Una metà delle lettrici e dei lettori hanno dato come risposta un SI affermativo riguardo al quesito:"Siete d'accordo sulla realizzazione dei progetti dei grattacieli nelle zone previste, ossia Isola, Garibaldi Repubblica, City Life?". Ma un altrettanto 50% ha risposto negativamente alla domanda, considerando inopportuni e inadeguati i progetti. Una reale spaccatura nella cittadinanza milanese, sia residente sia non residente, ma conoscitrice del territorio metropolitano. Una domanda occorre farsi a riguardo:"quanto sono convenienti i grattacieli previsti?". Si dice e si stima che costruire grattacieli permetterebbe la realizzazione di spazi verdi, in quanto un grattacielo è meno esteso superficialmente di un palazzo e, pertanto, lascerebbe diverse aree di pertinenza e diversi spazi su cui realizzare nuovi insediamenti ambientali, giardini e parchi, come oneri di urbanizzazione. Vorrei affrontare questo tema non con preclusioni ideologiche che creano solo prefigurazioni e pregiudizi, ma con una dose di scientifictà che possa dare e apportare un giudizio politico, chiaramente stiamo parlando di territorio, ma equilibrato, eretto con cognizione di causa. Ci sono esempi esteri che possano aiutare noi amministratori milanesi a dare un giudizio comparativo: esperienze a confronto si dice come metodo ottimale per valutare le opportunità di determinate scelte. Vediamo Parigi: Hutter riporta sempre su Repubblica Milano, il sito, il fatto che non ha trovato maggioranza adeguata l'approvazione di una proposta, un progetto preliminare, di edificare palazzi alti come "quelli di Milano". A Firenze esiste una forte opposizione sociale ogni volta che si prefigurano progetti mirabolanti del calibro milanese, oppure a Bologna una forte mobilitazione della cittadinanza ha evitato che si edificasse presso la Stazione Centrale una torra più alta di quella degli Asinelli.
Ma all'estero, tanto osannato come luogo dove i "lacci e lacciuoli" delle regole limitative il costruttivismo edilizio, la situazione non è diversa. A Parigi il Comune non ha trovato soluzione alla possibile maggioranza contraria alla realizzazione di un grattacielo di più di trenta piani sul Boulevard Peripherique, oppure a Monaco di Baviera, dove si è bocciato un progetto simile in quanto disturberebbe il naturale "skyline". Ma parliamo anche di New York, dove gli abitanti del Village hanno contrastato la realizzazione del progetto di un grattacielo nel proprio quartiere. Forse, si dirà, le altre città hanno configurazioni geofisiche e geologiche non promettenti e poco concordanti con la progettazione di grandi e alti grattacieli. Vediamo Torino, circondata dalle Alpi, Roma dove vi è alta concentrazione di reperti archeologici. E' vero, ma non è questa la sola circostanza che permette una seria opposizione alla realizzazione dei progetti nelle altre città italiane ed europee: possiamo dire che le edificazioni devono essere contestualizzate? Possiamo anche pensare di costruire una bellissima costruzione, magari con parti che possano architettonmicamente portare la stessa a essere una vera opera d'arte, ma se il contesto territoriale e urbano non è consono che cosa ci riserverebbe la magnifica bellezza mondiale? Niente e deturberebbe una realtà che è storicamente pensabile avente una propria storia, cultura, tradizione civica e sociale, geosociale che deve essere preservata e rispettata. Vedete io non mi oppongo a innovazioni architettoniche: amo lasciare l'estro esprimersi e a indicare nuove possibilità di progresso urbanistico. Ma queste possibilità non possono essere poste senza una conoscenza approfondità del luogo dove vengono ipotizzate. Io credo che per quanto concerne i grandi progetti della Milano "dai grattacieli alti" è mancato un lavoro d'equipe tra professionisti, architetti e urbanisti, e amministratori, assessori, dirigenti di settore, consiglieri, che riguardano il momento politico di consiglio. Ma soprattutto tutto è stato definito nelle progettazione definitive senza sentire i protagonisti primari, destinatari unici delle proposte: la cittadinanza. E questo si chiama assenza e soffocamento della partecipazione. Abbiamo visto come a New York, addirittura si potrà dire, la cittadinanza residente si è opposta con fermezza ottenendo la sospensione del pogetto esecutivo.
Ma a parte queste osservazioni possiamo dire veramente se i grattacieli sono ecologici ed ecosostenibili? Si parla di bioarchitettura, che, in realtà, ha singificati altri se si pensano alle esperienze in atto in Germania, nei Paesi Scandinavi, all'avanguardia in questo ambito e costruttori da tempo di edifici a bassissimo patto ambientale e non dispersivi di calore e di energia (parliamo della coibentazione). Ma i progetti che verranno realizzati quale impatto avranno sull'ambiente e sul consumo di energia? Luca Mercalli parla di un dispendio di energia che supera i 50 kilowattora, come prevedibile per costruzioni alte 200 metri. Io parlo di ipotesi e di prefigurazioni: non ho sentito parlare di sistemi di coibentazione, ossia di riscaldamento geoclimaticamente compatibile con uno sviluppo ecologico, proprio nel momento in cui diverse metropoli italiane, seppure in ritardo, ma invitate da una legislazione finanziaria ultima favorente politiche amministrative volte al rispetto e alla tutela dell'ambiente, si stanno adeguando a parametri che possano portare al raggiungimento dell'obiettivo finale di ridurre del 10% le emissioni nel nostro Paese.
Si è parlato di questo nella definizione del progetto, nella sua fase preliminare? O si è solo accelerato i tempi decisionali per una smania di costruttivismo insipegabile e deleterio per il contesto urbano della città di Milano?
A voi e a noi il dilemma aperto.

Alessandro Rizzo
Capogruppo Lista Uniti con Dario Fo per Milano
Consiglio di Zona 4 Milano