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Oliverio Gentile

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Inserito da Oliverio Gentile il 17 Ott 2007 - 13:03
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Da ViviMilano - caso del giorno
http://www.corriere.it/vivimilano/caso_del_giorno/articoli/2007/10_Ottobre/17/caso.shtml

Il caso del giorno

Porta Romana, facciamola tornare bella

Deve diventare più vivibile: un po' tocca al Comune e un po' anche a noi. Giusto cominciare dal decoro, ma serve un rilancio culturale

Caro Schiavi, vorrei che fosse proprio lei a dedicare un'«ode funebre» al quartiere tra i più antichi e una volta anche tra i più caratteristici di Milano: Porta Romana. Provi a farci un salto in una qualsiasi ora di un qualsiasi giorno feriale, soprattutto nel tratto che da Francesco Sforza si snoda fino a Crocetta e immagini di spiegare ad un fiorentino che ci troviamo in pieno centro storico...le crederà? Porta Romana si è ridotta da molti anni ad essere un deposito di furgoni, Suv, macchine perennemente in coda, in doppia fila, senza criterio, senza regole. Credo che solo a Milano sia concepibile che in pieno centro quegli enormi torpedoni turistici possano permettersi di entrare indisturbati e di non farsi alcun problema a salire con le loro gigantesche ruote sui marciapiedi quando la loro stazza non permette di girare normalmente (accidenti a queste strade antiche!) Credo che solo a Milano sia concepibile che in pieno centro storico non esista arredo urbano, verde, pulizia, nonché alcuna attenzione al ruolo culturale di un quartiere antico (anzi: antichissimo). Mi è capitato di sentirmi dire che, in qualità di residente del centro, sono già una «privilegiata », quindi senza il diritto di pretendere un'aria decente per la mia bambina e tantomeno di desiderare una rivalutazione culturale del mio quartiere. Tale affermazione mi fa sorridere, amaramente, e mi fa pensare al generale piagnisteo che spesso accompagna il problema del centro storico che si svuota e che perde il suo tessuto sociale... contraddizioni che si spiegano solo con una cronica mancanza di senso identitario. Da anni mi chiedo a chi giovi veramente una città che non sa nemmeno valorizzare né salvaguardare il suo patrimonio storico, ma non trovo risposta. Mi si obietterà che sono finalmente sul tavolo grandi progetti di risanamento del centro e della città tutta ma, in attesa di vedere se e come tali progetti verranno attuati, vorrei pensare che la propria parte la dobbiamo giocare anche noi milanesi, che troppo spesso ci muoviamo sulla scena cittadina come spettatori anziché attori. Uno scatto di orgoglio, di amore, di consapevolezza, ecco cosa ci vorrebbe. Per la nostra Porta Romana e per la nostra Milano.

Lucia Robatto

Gentile signora Lucia, d’accordo sul rumore (86 decibel quando il limite è 60), sull’inquinamento, sull’imbuto di traffico e sul parcheggio indisciplinato, ma prima dell’epitaffio forse possiamo ancora fare qualcosa per tenere appiccicato a Porta Romana l’aggettivo usato da Gaber: bella. Porta Romana, bella lo è stata e ancora lo è per i sentimenti che suscita nelle persone come lei, per l’odore di ringhiera che si sente nonostante i gas di scarico, per le luci dei teatri, il Carcano, l’Elfo, il Parenti, per i bar e i ristorantini che abbiamo conosciuto da studenti alla Statale, per quel far sentire a chiunque vi passi un’intensità, una forza, un senso di attesa che introducono alla grande Milano del Duomo e della Scala. Ormai il rumore di fondo in città è il frastuono, come disse un giorno Dario Fo, ma non è facile trovare un rimedio. Porta Romana per tornare ad essere bella deve diventare più vivibile: un po’ tocca al Comune e un po’ anche a noi. Giusto cominciare dal decoro urbano, ma per far vivere un quartiere serve un rilancio culturale. Capita di sognarlo, questo rilancio, tra i volumi di quel gioiellino (speriamo che duri) di libreria che si chiama proprio come il corso, Porta Romana. Da lì si sente che i milanesi non hanno smesso di amare Milano. Ma vanno incoraggiati di più.

Giangiacomo Schiavi
17 ottobre 2007