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.: Il Blog di Alessandro Rizzo
Lunedì, 15 Ottobre, 2007 - 09:15

ancora sui CAM: si riapre la questione

Rispondo alla lettera di una signora abitante in Ponte Lambro e preoccupata per possibili esternalizzazioni dell'erogazione dei servizi e di gestione dei medesimi all'interno delle strutture dei CAM, in particolare quello di Via Parea.

Chiaramente la notizia che la signora Bassano ha fornito è testimonianza di un pericolo che io da tempo ho paventato e che da tempo sto cercando, a livello cittadino, di arginare, di affrontare, creando le condizioni perchè nessun tipo di esternalizzazione della gestione dei servizi erogati dai CAM a Milano venga attuata.
Il perchè viene denunciato nelle parole della stessa signora Bassano, che ringrazio per la sua lettera e che leggo ella sua lettera una preoccupazione di dover vedere un presidio di collettivizzazione e partecipazione, di aggregazione civile e sociale, venire meno all'interno di un contesto urbano fortemente degradato e dove l'emarginazione spesso confina con la deviazione sociale, soprattutto negli strati generazionali più giovani.
Gentile signora Bassano la privatizzazione dei CAM deve essere scongiurata per diversi fattori e motivi.
Sappiamo tutte e tutti noi quanto si sia già destrutturato l'iniziale funzione dei CAM nel momento in cui la delibera Gallera, l'ex assessore al decentramento, determinò, nel 2003, il passaggio dei CTS, i precedenti centri territoriali sociali, da cts a cam: il camibamento non era solamente nominalistico ma, bensì, era fortemente sostanziale e incideva nel sistema organizzativo e strutturale dei centri medesimi. Prima nei CTS si aveva una partecipazione forte e coinvolgente della cittadinanza utente, delle lavoratrici e dei lavoratori, delle associazioni operatrici nella gestione dei centri. Ora questo elemento di aggregazione condivisa non è più possibile, in quanto le attività, che rimangono di qualità per molti aspetti, in quanto erogate grazie alla professionalità di animatrici e animatori validi, di soggetti operatori di rilevanza, non sono condivise dall'utenza nella sua complessità e da chi nelle strutture opera. Si parla di accentramento della gestione dei servizi CAM nelle mani dell'amministrazione, dico amministrazione, centrale, sia essa decentrata di zona, sia essa comunale. Tante sono le occasioni in cui abbiamo da pronunciarci come consiglieri di zona, in modo quasi indotto e vincolante, su progetti di corsi o di eventi che sono statti già visionati e accolti dall'amministrazione decentrata, dal settore decentrato, con tanto di bando e di contratto di collaborazone definito e stipulato. Neppure il momento consiliare, quello circoscrizionale, può prendere parte alla decisione sull'accoglimento delle proposte o, semplicemente, alla definizione dei criteri e delle linee guida di programmazione dei servizi. Tutto viene deciso e diretto da soggetti altri rispetto all'utenza, agli operatori, a noi consiglieri, con grave nocumento della condivisione politica della gestione dei servizi.

Questo è un primo elemento che denota come, in caso di esternalizzazione, di privatizzazione delle strutture, neppure il settore decentrato amministrativo potrà ingerire nella programmazione delle iniziative e delle attività: tutto sarà di competenza dei soggetti convenzionati che potranno liberamente, senza alcun controllo pubblico, erogare servizi che, proprio perchè con criteri che afferiscono più agli interessi particolari e non a quelli generali, non sempre corrisponderanno alle esigenze e alle bisogna della cittadinanza residente in loco. Fino a oggi la struttura dei CAM, ancora meglio prima quando erano CTS, rispondevano alle esigenze della sociologia della residenza del luogo: si effettuavano percorsi condivisi e che aggregavano soggetti associazionistici, da una parte, animatrici e animatori, dall'altra, con alta conoscenza del luogo dove andavano a operare, rispondendo a diritti e istanze consolidate, rispondenti alla cittadinanza che usufruiva di quelle strutture. Da domani questo non sarà più possibile: tutto procederà in modo totalmente svincolato dalla geografia delle aspettative della cittadinanza, ma, bensì, alle esigenze di mercato e autoreferenziali di soggetti esterni eroganti servizi che non saranno definiti previamente analizzando i contesti sociali e culturali in cui si vanno a presentare. Semplicemente avremo strutture che non erogheranno servizi controllabili dall'utenza e rispondenti al quartiere.

Ma questo è solo un elemento negativo di quanto si sta procedendo a fare: l'altro elemento è la precarietà e l'incertezza delle operatrici e degli operatori, gli animatori, già precari in gran parte, non "regolarizzati dall'amministrazione comunale", e futuribili persone senza impiego tra qualche mese, dato che i soggetti che subentreranno nella gestione dei servizi saranno non obbligati a mantenere i rapporti di lavoro con le animatrici e gli animatori impiegati oggi giorno. Questo singifica eliminare uno strato consolidato nei tempi di competenze e di professionalità che, invece di essere promosse e valorizzate con una stabilizzazione dei rapporti di lavoro, sono soggetti al pericolo di venire "licenziati".

La ringrazio, veramente, per la sua lettera che indica come si stia attivando un processo assolutamente contrastabile: il rischio è quello di vedere un sistema organizzativo simile a quello esistente per l'erogazione dei servizi da parte dei Centri di Aggregazione Giovanile, da qualche anno esternalizzati, quindi non controllabili nell'erogazione dei servizi, spesso in difficoltà in quanto i soggetti convenzionati col comune per l'erogazione dei servizi, spesso cooperative di lavoro, sono ritretti in termini economici e finanziari assolutamente inadeguati alle esigenze strutturali.
Vediamo come il Centro Giovanile esistente in Ponte Lambro avesse ormai da tempo ridotto la fascia di apertura giornaliera in quanto i termini economici della convenzione sono assolutamente scarsi rispetto ai servizi che devono essere erogati in loco.

Cercherò, in consiglio di zona, di riportare l'attenzione su questo tema in quanto esige risposte chiare e di netta contrarietà a simili scenari di svendita al miglior offerente della gestione dei servizi, con tutti i gravami e i cascami che abbiamo visto potersi abbattere sia sull'utenza, sia sulla popolazione di animatrici e animatori senza occupazione, pur avendo capacità professionali attestate e confermate da anni di lavoro e di egregia esperienza.

La informerò sull'evolversi: per il momento giace una mozione presenbtata dal sottoscritto e firmata da diverse colleghe e diversi colleghi de L'Unione in Consiglio di Zona dove si chiede al consiglio stesso di affermare il carattere pubblico della gestione dei servizi erogati dai CAM. Giace, ma penso che sia occasione di riprenderla.

Un cordiale saluto
Alessandro Rizzo
Capogruppo Lista Uniti con Dario Fo per Milano
Consiglio di Zona 4

è comprensibile la lettera della signora e spaventoso cosa possa accadere in futuro! speriamo che almeno entro fine anno come a loro A TUTTI ci siano delle speranze......
cordiali saluti

Commento di Silvia Castellazzi inserito Mer, 17/10/2007 11:35

Gentile Silvia,
le speranze sono, come sempre, le ultime a morire, ma credo che si debba prima valutare come poter procedere affinchè questo non avvenga. Parlando con alcuni animatori ho rilevato, registrato, una certa dose di preoccupazione circa il futuro lavorativo e la stabilità dei propri contratti, ancora non soggetti a procedimento di rinnovamento: il reddito rimane stabile e le strutture, soprattutto nella nostra circoscrizione, rimangono inadeguate, dato l'intervento a cui sarà sottoposto il centro di Via Parea. Penso che su queste problematiche si debba procedere, avanzando mozioni e proposte di delibera adeguate alle esigenze che sono non solo delle animatrici e degli animatori ma di tutta la cittadinanza utente di un servizio pubblico, aperto, sociale, che svolge sui territori, soprattutto periferici, operazioni di aggregazione e di solidarismo.

Procediamo e credo che si possa fare un'azione congiunta e fortemente trasversale sulla difesa di questi presidi e sull'investimento nella qualità dei servizi stessi erogati che, ripeto, devono rimanere pubblici.

Un caro saluto
Alessandro

Commento di Alessandro Rizzo inserito Mer, 24/10/2007 15:41