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.: Il Blog di Alessandro Rizzo
Giovedì, 20 Settembre, 2007 - 02:40

Riflessioni politiche su Milano

Parto da come iniziare a vedere Milano in un’ottica di sinistra. L’idea di città non può prescindere da un confronto con le pratiche virtuose amministrative di giunte fortemente progressiste che esistono anche in Europa, e da cui vorrei attingere esempi per proposte di confronto e di avvio di un tavolo permanente sulla città, che non deve esaurirsi oggi.
Ken Livingstone ha attuato per Londra un modello che può essere esportato in diversi ambiti, e che definisce uno sviluppo della città in modo equilibrato e sociale senza eguali.
Nel 1981 il GLC introdusse la politica delle Tariffe Eque, e le tariffe per i trasporti di Londra furono ridotte in totale del 32%. Il numero dei passeggeri, viceversa, aumentò dell'11 per cento. Il numero di automobili che entravano a Londra durante le ore di punta della mattina, scese del 6 per cento. “Una scelta di politica deliberata” – considerò Justice Scarman, consigliere di Livingstone. Livingstone ha fatto della sua politica amministrativa una politica di formazione alla responsabilità ecologica e sociale: “I guadagni reali arrivano dai cambiamenti degli stili di vita: se la gente guidasse un po’ di meno, usasse di più la bici, regolasse i propri sciacquoni, si assicurasse di avere delle lampadine a risparmio energetico… una serie di cambiamenti come questi faranno la differenza.” Sui pedaggi è chiaro Albert Bore, primo vicepresidente del CdR (comitato delle regioni dell’Unione Europea) e sindaco di Birmingham considera giustamente, ritorniamo alla necessità del confronto tra esperienze amministrative positiva, che sia  essenziale che le città europee "scambino le buone pratiche".
Livingstone afferma: "Come sindaco di una grande città internazionale è mio dovere fare tutto quello che posso per combattere il riscaldamento del pianeta. Quando vediamo le migliaia di vite spazzate dai cambiamenti climatici, tutti, nel mondo, dovremmo chiederci: 'Che cosa sto facendo per evitare di aggravare la situazione?'. I londinesi comprendono che sto facendo il mio dovere: educare i cittadini alla necessità di cambiare modo di vita e rinunciare alle automobili". Infatti per rendere l’uso dell’automobile privata meno conveniente di quello pubblico ha promosso diverse misure, tra cui, perlomeno nella prima fase del suo mandato, il congelamento dell’esponenziale aumento del costo dei biglietti (Londra ha di gran lunga il trasporto pubblico più caro del mondo: una corsa in metropolitana di due fermate costa più che viaggiare da un capolinea all’altro a New York) e una rottamazione e sostituzione dei vecchi e obsoleti quanto mai pericolosi bus inglesi a due piani, Routemaster.
Dall’altra parte, Delanoe, sindaco socialista della capitale francese, è la conferma primaria di un’amministrazione attenta alla promozione dei diritti civili e sociali anche per le coppie omosessuali: oggi non si parla più di PACS, dice il sindaco parigino, ma di matrimoni tra gay, e anche di adozioni, considerando questa una strada da promuovere per la sinistra socialista e francese. Lo stesso Delanoe sarà ricordato per avere aumentato le piste ciclabili e avere promosso il mezzo a due ruote ed ecologico come primario negli spostamenti dei parigini, tramite "Vélib", che consente di prendere in prestito una bicicletta del comune a prezzi irrisori. L'amministrazione punta a ridurre del 40% il traffico. Ed è sulla buona strada. “Le ville est plus belle à velò” è lo slogan.  A questo punto, per non dilungarci ulteriromente, ma di esempi ce ne sarebbero altri, dobbiamo formularci a sinistra la domanda: quale Milano proponiamo? Cosa significa oggi essere di sinistra oggi? Di quali valori dobbiamo considerarci portatori e latori? Io penso che occorra analizzare ogni contesto con una dimensione di caratura internazionale: il glocale, il solidarismo municipale di un La Pira, costruito dai municipi.
Guardando alle nostre radici culturali vediamo come sindaci del passato siano oggi esempi attuabili e perseguibili di programma per la città: parlo di Emilio Caldara, esempio del socialismo municipale. Per i socialisti, il Comune doveva garantire sussidi ai disoccupati, ma contemporaneamente procurare posti di lavoro, calmierare i prezzi dei generi di prima necessità e promuovere l'edilizia popolare, applicare imposte tributarie eque,  avviare le "municipalizzazioni". Oggi abbiamo, invece, una precarietà assoluta, che come sinistra non solo dobbiamo registrare con nuove forme di rappresentanza e rappresentatività politica, ma dobbiamo anche risolvere con forme che assicurino dignità personale e stabilità sociale, possibilità di pensare con certezza sociale e sicurezza sociale il proprio futuro: i nostri giovani sono stati privati del potere di organizzare la propria vita. Oggi queste persone non sanno neppure chi è la fonte delle proprie preoccupazioni sociali, perché il vertice economico diventa sempre più impercettibile, come dice il grande sociologo americano Hobsbawm. Non c’è più non solo il senso di essere classe di per sé, come diceva Lenin, ma di essere classe in sé. Non possiamo, poi, parlando di valori di riferimento, essere oggi tutori dell’ordine costituzionale e antifascista che ha fatto di questa città esempio particolare di resistenza al nazifascismo divenendo medaglia d’oro della resistenza, il cui primo sindaco nel dopoguerra fu un combattente partigiano socialista, Greppi, ma poi anche Aniasi. Milano oggi vituperata da segnali inquietanti di intolleranza, xenofobia, persecuzione sessuale, razzismo strisciante, alimentato da gruppi eversivi e reazionari che sono soggetti di apologia di fascismo, addirittura promossi dall’amministrazione con riconoscimenti ufficiali come avviene in zona 8, dove cuore nero ha avuto una sede dal consiglio di zona. Atto ignobile per un organo della repubblica fondata su una costituzione scritta con il sangue versato su quelle montagne, come scriveva Calamandrei. Politique politicienne e politique citoyenne. Un terzo valore di riferimento è la Partecipazione, metodo, ma che diventa sostanza culturale: deve caratterizzare un decentramento municipale come quello di Roma, di Torino, delle grandi aree metropolitane, su cui in questi giorni vi è un interessante confronto a livello nazionale e da cui il sindaco Moratti si è detta non convergente, attuando un comportamento da feudalesimo provinciale e medioevale.
L’esperienza di Porto Alegre, quella di Pieve Emanuele, ma anche l’esperienza dei bilanci partecipati, delle consulte permanenti con potere di consultazione vincolante e obbligatoria, modalità, queste, che sono state vitali e presenti storicamente in molte città della provincia. I territori e le loro "qualità specifiche" - le diversità ambientali, di cultura, di capitale sociale - sono suscettibili a un progetto globale neoliberista che troppo spesso li consuma senza riprodurli, togliendo quel valore necessario utile alla loro preservazione, alla loro equa distribuzione, alla loro giusta valorizzazione reale, alla loro diffusione, alla loro identità particolare e non strumento generalizzato e globalizzato del pensiero unico del mercato imperante. Dobbiamo pensare a un progetto per Milano che sappia dare una risposta alternativa a questo dato di fatto devastante: la globalizzazione ha i suoi effetti e le sue diramazioni anche in questa nostra metropoli. L'alternativa ha inizio da questa ottica, comprendendo le esperienze virtuose dei comuni, delle grandi metropoli, in Europa, amministrate da un governo della città lungimirante, democratico, progressista. E’ chiaro che il solidarismo municipale di La Pira: accrescere tra gli stessi municipi reti civiche partecipate e del "buon governo" della società locale, che non è difesa delle ricchezze localistiche in un’ottica competitiva e di chiusura, ma rete alternativa alle reti lunghe globali, fondate sulla valorizzazione delle differenze e specificità locali, di cooperazione non gerarchica e non eterodirigibile. Ritornare all’etica del pubblico nella direzione delle amministrazioni.
Com’è Milano oggi? Abbiamo un decentramento svilito, inesistente, assolutamente deleterio perché aumenta la distanza tra cittadinanza e istituzioni, primi riferimenti locali di governo. Abbiamo casi di privatizzazione della superficie con progetti speculativi, come testimonia il libro di Offreddu e Sansa: Milano da morire – indagine su una città caotica, inquinata, stanca che ancora non si è arresa. Parcheggi fatti in zone alto residenziali, da società a cui vengono affidate in appalto i lavori, inutilmente per arricchire. Questo significa maggiore trasporto privato, ostruzione della mobilità, inquinamento, messa a rischio di strutture edilizie anche di grande valore architettonico e storico come accade in Darsena, in Sant’Ambrogio. Si intende privatizzare i servizi: non esiste una cultura dei servizi sociali, della promozione dei diritti, dell’inclusione, della giustizia, delle pari opportunità. Lo testimonia la volontà di esternalizzare i servizi erogati dai CAM, che sono sempre stati presidi di integrazione e di monitoraggio delle diverse sociologie sui territori: volontà che non è stata resa ufficiale, all’oscuro di tutti, ma palesata nella relazione di bilancio. Una città che non ha progetto culturale: l’aver negato il finanziamento con patrocinio al Festival gay lesbo è assolutamente dovuto a un comportamento ideologico, una preclusione provinciale e un misto di pregiudizio non tollerabile per un’amministrazione di una città europea. Ma anche l’avere soppresso gli orari di apertura serali delle biblioteche delinea che esiste una problematica elevata in materia di assenza di politiche di promozione della cultura come presupposto di aggregazione sociale e civile ad alto contenuto, testimonia l’assenza di una prospettiva di rilancio del servizio bibliotecario nei parametri europei delle grandi città, delle grandi amministrazioni, nella legislazione anche internazionale espressa dall’UNICEF e dalla Carta delle biblioteche.  Non esiste un’amministrazione che diventi organo maieutico di sostegno e di promozione delle nuove forme di espressione artistica, libera, indipendente. Esistono momenti solo scenografici e vuoti di grandi eventi, mentre vive un ricco sottobosco che chiede attenzione e investimento, che diventerebbe mondo di qualità alternativo a quello della larga diffusione, commerciale e mercantilizzata. Una banca dati che metta insieme domanda, offerta e veicoli di distribuzione della cultura alternativa. Grandi espressioni dell’arte mondiale, presenti a Milano, mi riferisco a nomi celebri, Dario Fo, Alda merini, Fernanda Pivano, grandi registi, grandi attori, grandi cineasti, non vengono riconosciuti. Giovani compagnie teatrali non riescono a diventare protagoniste sulla scena culturale solamente perché trovano spazi occupati dove difficile iniziare un proprio percorso di formazione sociale e pubblica: non esistono a milano teatri affidati in convenzione a compagnie sperimentali e indipendenti, giovani, mettendo alla prova questi talenti che sono tenuti all’oscuro e soffocati.
Esiste e sussiste una situazione invivibile dal punto di vista ambientale ed ecologico: aumentano i livelli di PM10, di PM 2,5, ma anche di PM 1, quelli emessi da quei “termovalorizzatori” che sono dei veri e propri inceneritori, che mettono livelli alti di polveri sottili. Aumentano le malattie bronchiali per i bambini, come denunciano le mamme antismog.

 
La necessità oggi che si riscontra a Milano, come in Italia, come in Europa, è quella di dare spazio alla costruzione di un soggetto inclusivo, unitario e di lungo corso della sinistra. Cosa intendo per sinistra: per sinistra intendo l’insieme delle forze sociali, culturali, civili, siano esse partiti, siano essere associazioni, siano esse collettivi, siano esse movimenti, siano esse coordinamenti, che si prospettano l’esigenza massima e ampia, dalla lunga prospettiva di cambiare la società attuale, di superare quelle contraddizioni molteplici che vivono nel contesto neoliberista.   Le ultime elezioni hanno dato prova di un cambiamento radicale nella concezione dell’elettorato, che ha premiato, primo momento nella storia della Repubblica, in modo determinante e forte le aggregazioni di soggetti partitici, la somma dei consensi dei quali, nei contesti in cui si presentavano da soli, è inferiore rispetto al consenso generale ottenuto dall’aggregazione dei medesimi.   Ma a sinistra? . Non so se avete presente la “rivoluzione istituzionale”, quella del grande Allende. Sono, pertanto, interessato a creare le stesse condizioni a sinistra: ossia costruire una reale aggregazione metaelettorale, ossia non alleanza eseguita solo per superare il quorum, ma unione di valori, di ideali, di proposte, di battaglie comuni, di intenti comuni. Un soggetto che sia laboratorio collettivo di esperienze diverse ma unite dalla finalità collettiva di costruire il cambiamento e il superamento di questa società iniqua, neoliberista, ingiusta. Io apprezzo le differenze, apprezzo la storia delle varie culture politiche, e proprio per questo credo che il progetto finale e importante sia quello di saperle valorizzare, di saperle mettere in azione. Per questo ritengo necessario sottolineare che i rapporti che devono essere intrapresi con tutte le forze partitiche e apartitiche della sinistra milanese e italiana debbano permanere all'interno di un dialogo che ritroverà con determinazione la costituzione di un soggetto politico aggregativo e unitario della sinistra.