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.: Discussione: Internet per tutti a Milano?

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Paolo Romeo

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Inserito da Paolo Romeo il 18 Feb 2006 - 15:16
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Alcune considerazioni aggiuntive, e "a freddo", sul dibattito (ricordo che l'incontro è stato registrato ed è visibile dal sito ) "Internet, un bene pubblico per Milano: strumento di democrazia, partecipazione e sviluppo economico".
Nell'introduzione al dibattito è stato osservato che :

1. Internet è sottostimato dalle istituzioni;

2. Nelle primarie Internet è stata ignorata;

3. Corritore è stato il primo che ha portato Internet quale argomento per le primarie.

A mio avviso noi non siamo di fronte ad una sottovalutazione dello strumento Internet da parte delle istituzioni bensì ad una "privatizzazione" della gestione di quelle poche reti ad uso pubblico.

Tale può essere considerata la cessazione, non giustificabile altrimenti, dei rapporti fra "Comune di Milano" e "Rete Civica di Milano" e tale è stata la contemporanea cessazione di quelle poche pubblicazioni del Comune, aperte all'opposizione (chi ricorda che veniva edito un giornale mensile ?) e l'utilizzo del sito del Comune ad uso privatistico da parte del Sindaco.

Rispetto alle primarie invece, io credo sia stato un bene che non siano diventate argomento di propaganda perchè è un argomento sul quale non ci si può permettere di fare enunciazioni ma occorre invece avviare un serio percorso progettuale che le enunciazioni - per molte ragioni - non possono né potrebbero soddisfare.

E, non vorrei, rinunciare all'idea che il programma del centrosinistra non lo fanno i candidati ma gli elettori e che i candidati rappresentano il valore aggiunto del programma che, per l'appunto va da loro valorizzato ed integrato con il punto di vista personale... non il contrario. Altrimenti, dal "Cantiere" in poi abbiamo scherzato.

Tutto ciò premesso mi sembra interessante la riflessione proposta da Corritore. E', questa, una riflessione che mi riporta alle origini delle discussioni sulle reti civiche e quindi al significato di "rete civica" stessa che mi pare manchi nel discorso propostoci da Corritore. E', infatti, limitante il discorso di "rete pubblica" se non lo si valorizza con il concetto di partecipazione. Non è detto che una rete pubblica sia la "conditio sine qua non" perchè possa svilupparsi la "partecipazione" (concetto che mi pare manchi nella riflessione di Corritore), anzi, se manca la volontà (si veda il caso del Comune di Milano) una rete pubblica può diventare il soggetto che la soffoca.

Altro è, invece, la considerazione che una rete pubblica può consentire lo sviluppo dell'economia locale e l'esempio dell'Emilia-Romagna che investendo 250 mld di vecchie lire (nella costruzione di una rete pubblica a banda larga) stimola la conservazione ed anzi in qualche caso la rinascita dei paesi di montagna mi sembra azzeccato. Ma per l'appunto si tratta di un aspetto della questione, non di tutto. Ed anche l'esempio delle municipalità statunitensi che si consorziano per acquisire il controllo dei servizi in Internet mi sembra valido, ma anch'esso non esaustivo.

Si pensa che una rete, in quanto struttura, sia di per sè elemento di aggregazione e/o di sviluppo di servizi. Io penso che le cose non vadano affatto così. Manca la cultura nelle imprese così come più in genere nella società e pensare che ci si possa affidare esclusivamente alla "spontaneità" significa creare una struttura che verrà gestita dai più lungimiranti (spesso per ragioni di interesse) piuttosto che da coloro che ne avrebbero effettivamente bisogno.

Nel mio intervento al "Cantiere" ho segnalato che la coalizione dovrebbe assumere quale obiettivo la progettazione di un sistema di servizi e, successivamente, di un sistema di crescita delle adesioni al progetto iniziale. Ne sono convinto anche adesso.

Dunque, rete pubblica (intesa come infrastruttura) perchè il privato va solo dove trova conveniente andare ma anche e soprattutto progettualità che esalti altre progettualità.

Un'ultima osservazione. Milano è una città che non ha una storia monocentrica (si sbaglia qui Corritore), è invece una città che ha subito la monocentricità della destra che ha svuotato i Consigli di Zona di ogni autonomia rendendoli dependances della Giunta. Occorre invece tornare alle origini di questa città rivedendo l'organizzazione amministrativa (le nove zone non hanno alcun senso) ed organizzando Milano (anche in concorso con altri comuni dell'hinterland) su municipalità con ampia autonomia amministrativa ed organizzativa, lasciando al Comune poche competenze e solo di carattere generale.


Copia del messaggio è in Rete Cittadini Milano

http://www.retecivica.milano.it/home/paolo.romeo/
In risposta al messaggio di Oliverio Gentile inserito il 16 Feb 2006 - 10:15
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