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.: Discussione: Internet per tutti a Milano?

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Beppe Caravita

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Inserito da Beppe Caravita il 18 Dic 2005 - 12:06
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La scommessa sulla rete a Milano

Davide Corritore, candidato alle primarie dell'Unione per le comunali di Milano, lancia sul suo sito la proposta di un internet pubblico a Milano.

L'idea, se ho capito bene, è quella di usare la rete dell'illuminazione pubblica Aem, che arriva a ogni lampione, per trasportarvi dati (con le attuali tecnologie Powerline) e connetterle a punti di accesso wi-fi diffusi sul territorio.

In questo modo, con un investimento limitato (ma comunque da stimare) il Comune, via Aem, potrebbe offrire ai cittadini milanesi (e non) un accesso di base a internet gratuito, credo dell'ordine del 128k/secondo. In modo da fare dell'accesso alla rete un bene pubblico come è l'acqua.

Questa è l'idea, che mi trova, in termini generali, del tutto d'accordo. Sia nel concetto generale che nello spirito. L'obbiettivo di un accesso universale alla rete di conoscenze deve oggi essere posto tra quelli prioritari per l'Italia. Specie laddove vi sono le condizioni perchè questo obbiettivo venga più facilmente raggiunto, e poi possa diffondersi e replicarsi in tutta Italia.

Aggiungo che, a contorno e sinergia della proposta di Corritore, dovremmo pensare anche alla messa in pubblico dominio, in tutto o in parte, dei grandi giacimenti culturali della città (Scala, Sormani, Università, archivi Rai...). Secondo lo stile Bbc.

La proposta di Corritore, però, se mi trova daccordo nell'obbiettivo non mi convince del tutto nella sua struttura (ancora provvisoria). Mi pare un po' troppo centralizzata e abbozzata. Non solo: a mio avviso perde di vista un obbiettivo di lungo periodo forse altrettanto importante dell'accesso universale.

Ovvero la costruzione di un modello pubblico-partecipato-privato effettivamente abilitatore di diffusione di innovazioni, nuove iniziative, controllo diffuso della qualità e trasparenza pubblica. In breve, di fiducia e sviluppo.

Per capirci proviamo a ipotizzare la realizzazione pratica della proposta così come si desume dal sito di Corritore. L'Aem riceve dal Comune dei quattrini e con questi procede all'investimento. Chiama alcune aziende specializzate, costruisce la rete, avvia il servizio. Magari utilizza qualche nuova ragione sociale, come fu Metroweb, per l'iniziativa.

Si apre il servizio. Ovviamente non può essere completamente anonimo (altrimenti il Comune passerebbe qualche guaio con utenti estremi) e questo significa che Aem (o chi per lei) dovrebbe comunque attivare una procedura di autenticazione, un database, un servizio.

In pratica diverrebbe una sorta di Isp (internet service provider) pubblico e gratuito. E questo costa. Non è esattamente come erogare acqua.

Il rischio è che dopo alcuni anni questa infrastruttura, tutta politica, si degradi (e ben lo vediamo in molti casi di servizi pubblici).

Ho declinato la proposta Corritore così come è. La ritengo possibile ma non del tutto augurabile. E le contrappongo una variante.

Questa. L'Aem con fondi del Comune procede alla creazione della rete. Ma, una volta creata, la offre alla città come infrastruttura condivisa.

Ai provider, alle associazioni non profit, alle reti di cittadini.

In tale modo Comune e Aem sono solo gli architetti e i gestori della rete fisica di base. Mentre i servizi sono sviluppati liberamente dai provider, vecchi e nuovi, e dalle iniziative di volontariato.

Ciascuna delle quali certifica i suoi utenti e decide il suo modello di business o volontario. Ci sarà chi farà pagare (poco), chi si ripagherà con formule pubblicitarie non intrusive, con contenuti locali, chi lavorerà esclusivamente sul modello volontario di cittadinanza. Ci sarà chi promuoverà reti Wi-fi interconnesse da casa a casa e così via.

L'infrastruttura condivisa diverrebbe terreno di multiple sperimentazioni e di multiple iniziative, comprese quelle gratuite.

Non solo. Si potrebbe pensare a una public company in grado di lavorare esclusivamente su multiple infrastrutture condivise (non solo powerline-wi-fi, ma anche backbone ottici, reti Wimax, e anche di energie alternative, come il fotovoltaico diffuso) con modelli di business differenziati, ma con forte partecipazione (anche azionaria e quotata) da parte dei soggetti partecipanti, siano essi piccole imprese, associazioni, utenti attivi, semplici risparmiatori.

Ve la immaginate un'Aem che vi fa un contratto condominiale comprensivo di azioni? E in questo contratto voi investite sulle piastre fotovoltaiche e lei si impegna a un conto energia che vi fa risparmiare sulle bollette? La formula si diffonde, fa utili. Riempie i tetti di Milano di micro-centrali solari. E ne assicura anche una buona fetta di  sicurezza energetica. Aem apre poi anche una rete Wimax condivisa che vende a provider multipli. E con i proventi finanzia anche la rete di accesso di base, senza gravare troppo sulle nostre tasse sulle finanze pubbliche comunali (peraltro sempre a rischio).

Insomma, un gioco in cui ci si guadagna tutti. Comune, cittadini, imprese.

In pratica. A Milano si più giocare la sfida, decisiva per l'Italia, di una public company abilitante, partecipata, redditizia e trasparente.

Scommetto che sarà questo uno dei nuovi modelli che ci consentiranno di far ripartire il Paese. Prodi lo propose nel 1993 per le grandi banche di interesse nazionale. Poi Cuccia si mise di traverso e si scelsero le privatizzazioni pilotate e poi il risiko bancario...

Può funzionare la public company abilitante? Io credo di sì. E ci proverei comunque. Quale città meglio di Milano?

Insomma, il business auto-riproduttivo (anche in senso capitalistico puro) delle infrastrutture condivise che abilitano e creano sviluppo e innovazione.

Spero di aver spiegato il mio punto. Nel 2000 mi candidai con la Milly Moratti su questo e non fui molto capito. Ora forse le condizioni sono più evolute.

Se non mi sono spiegato fatemelo sapere. Come diceva Uno, mi corriggerò.

ciao

Beppe

 e...buon Natale e Nuovo Anno a tutti. Riposatevi, rasserenatevi, e che il 2006 sia il nostro anno di svolta, finalmente in positivo...Laughing