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.: Discussione: La cultura del verde e il rispetto dell'ambiente

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Andrea Giorcelli

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Inserito da Andrea Giorcelli il 27 Ott 2007 - 18:19
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Sono d'accordo sulle valutazioni sulla cultura e rispetto del verde (per quanto riguarda viale Famagosta credo però che ci sia un motivo nella piantumazione di un solo lato, forse vi sono sottoservizi sull'altro oppure per mancanza di fondi si è rimandato l'altro lato alla stagione successiva, in ogni caso non è un problema di incongruenza botanica o agrnomica o di cattiva manutenzione, ma estetico; comunque personalmente non penso sia obbligatorio che un viale sia piantumato simmetricamente).

Colgo l'occasione per porre l'accento su un aspetto collegato.
Anche se andrò contro corrente, credo che sia profondamente sbagliato consentire che i cittadini, singolarmente o in gruppo, di loro autonoma iniziativa, in maniera spontanea, mettano a dimora piante negli spazi verdi pubblici e anche privati, perché ci vuol sempre un progetto, un preciso disegno del verde che si vuol realizzare.
Chi può sostenere, nella maggior parte dei casi, che i tanti spazi piantumati in maniera piú o meno casuale da cittadini, associazioni, comitati, abbiano una valenza estetica o paesaggistica soddisfacente o almeno accettabile?! Si tratta di spazi verdi dove si trovano disseminate piante e pianticelle varie senza un criterio compositivo organico e riconoscibile, senza un disegno complessivo dello schema d’impianto. Il risultato, anche se quantitativamente arricchisce la dotazione di piante, non è quasi mai certamente bello, gradevole.
Il “modello” è quello povero del “giardino del parroco”, ovverosia “fritto misto”  o “minestrone”, che infesta soprattutto i giardini di molte case popolari o comunali, delle scuole e alcuni spazi verdi pubblici, una dispersione o un’accozzaglia e confusa di piante varie sparse a caso (e si badi bene che questo non le rende per niente simili alle aree verdi naturali, perché la casualità opera dell’uomo non emula la natura: la natura è solo apparentemente casuale). Si vedono per esempio betulle e abeti rossi vicino a palmette, oleandri e altre piante mediterranee, alberi da frutto di tutti i tipi, e altri accostamenti antiestetici e improbabili fino ad essere comici.
E i “pini di Natale”, cioè gli abeti rossi, non sono sempre appropriati: i cittadini, per liberarsi di un peso, finito il Natale, si mettono a posto la coscienza (ecologica) interrandoli (o, meglio, abbandonandoli) nel verde pubblico, dove soffriranno e stenteranno, anche perché il loro areale piú consono è in montagna o nel nord-Europa. Lo stesso per gli alberi da frutto, inadatti a un giardino urbano, sempre messi a caso.
Anche nel caso della forestazione urbana, per realizzare aree boscate in città, ha i suoi criteri, nella scelta e disposizione delle varie essenze, non può esser fatta con gli avanzi dei balconi, gli scarti degli orti abusivi, la raccolta di piante spontanee chissà dove e i regali di chissà chi.

Il problema non è solo estetico e paesaggistico, e già questo basterebbe a renderlo serio, perché il bello è importante, ma è anche altro: le piante spesso sono posizionate senza seguire le corrette regole agronomiche, in punti dove, crescendo alle dimensioni loro connaturate, a seconda della specie, talmente vicine ad altre piante da render loro difficile la crescita reciproca, confliggeranno in maniera problematica tra loro o con strade, edifici, sia in soprassuolo, sia nel sottosuolo (es. condutture, parcheggi interrati), creando problemi e dovendo essere potate o eliminate, ed è sempre un dispiacere.


Tutto questo è il riflesso della mancanza d'una vera cultura del verde in Italia, dove siamo ancora fermi all’idea che piú piante ci sono, qualsiasi esse siano e comunque siano disposte, e meglio è.
Io penso che si possa parlare di abusiva occupazione del suolo pubblico e addirittura di vandalismo, nei casi in cui le piantumazioni spontanee vengono fatte in aree verdi già piantumate dal Comune, rovinandone il pur anodino disegno.
Le aree piantumate casualmente andrebbero rifatte completamente, eliminando, anche se a malincuore (ma il danno è nell’errata piantumazione non nell’eliminazione), la maggior parte delle piante e mantenendo o trapiantando con criterio quelle significative e di pregio che si posson salvare o disposte in maniera adeguata, a giudizio di tecnici esperti del verde.

Va benissimo il volontariato, ma se si vuole fare qualcosa di buono collaborando alla realizzazione del verde, in particolare piantumando, i cittadini non dovrebbero solo concordare con il Comune, come giustamente scrive Valdameri, ma fare richiesta, come possibile nell’ambito dell’adozione o della sponsorizzazione delle aree verdi, per essere coordinati dai tecnici del verde, attenendosi a un progetto di giardino o di parco.


Andrea Giorcelli
Consigliere della zona 7 (gruppo Verdi)

In risposta al messaggio di Stefano Peverelli inserito il 22 Ago 2007 - 11:20
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