.: Login

Hai dimenticato la password?

.: Newsletter


.: Chi è online

Ci sono attualmente 0 utenti e 55 ospiti collegati
.: Discussione: E' veramente libero Stato? Lo Stato, la Chiesa, i Cittadini, i Fedeli.

Opzioni visualizzazione messaggi

Seleziona la visualizzazione dei messaggi che preferisci e premi "Aggiorna visualizzazione" per attivare i cambiamenti.
:Info Utente:

Massimo Mario Andrea Boncristiano

:Info Messaggio:
Punteggio: 11
Num.Votanti: 3
Quanto condividi questo messaggio?





Inserito da Massimo Mario Andrea Boncristiano il 10 Dic 2005 - 11:07
Leggi la risposta a questo messaggio Discussione precedente · Discussione successiva

L'articolo 7 della Costituzione Repubblicana sancisce che "lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani".

Nei giorni scorsi si è assistito ad un dibattito dai toni accesi e aspri che ha visto come protagonisti la Chiesa cattolica e il mondo politico italiano relativamente ad una eventuale modifica della legge 22 maggio 1978, n. 194 in materia di norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza. Più volte, in passato, non ultimo anche in concomitanza con il referendum sulla fecondazione assistita, la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ha voluto intervenire su temi che hanno un forte impatto sociale.

La Chiesa cattolica ha senz’altro il diritto di esprimersi e di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, come del resto sancisce l’articolo 21 della nostra Carta Costituzionale, ma credo che lo debba fare rivolgendosi ai cattolici, alle loro coscienze, che certi strumenti/mezzi sono inadeguati specialmente se praticati senza una maturazione interiore dell'essere. Saranno i cattolici, con la loro testimonianza di vita, essere di esempio agli altri, casomai.
Nel Trattato sulla tolleranza universale del 1763 Voltaire offre all’umanità il vero significato di libertà di espressione, il più sublime: “Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo”.
A me non infastidisce e non mi destabilizza se nello Stato vige una legge che tutela l'interruzione volontaria della gravidanza, probabilmente cercherò di dissuadere, con motivazioni reali e concrete, mia moglie o la mia compagna, dal compiere questo gesto.
Io sono un cattolico praticante, sono fermamente contrario all’aborto, ma altrettanto fermamente convinto che uno Stato si dice civile quando garantisce, ai propri cittadini, diritti e libertà di coscienza e di agire.

Molti sono i motivi che giustificano la legalizzazione dell’aborto, tra questi:
a) il vietarlo non ne impedisce la pratica, la rende invece clandestina, costosa e pericolosa per le donne;
b) la maternità deve essere una scelta responsabile e consapevole.

Nessuno ha il diritto di intervenire minimante sulle motivazioni che portano una donna a compiere un gesto del genere. E' una questione di civiltà!
Però a tale proposito è bene ricordare che l’art. 5 della citata legge stabilisce che “quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall'incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante” i consultori e le strutture socio-sanitarie hanno il compito in ogni caso, “di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto”.

Comunque la scelta politico-legislativa di lasciare la donna unica responsabile della decisione di interrompere la gravidanza e' insindacabile da parte della Corte costituzionale, trattandosi di una scelta non irrazionale, coerente al disegno dell'intera normativa e, in particolare, all'incidenza - se non esclusiva sicuramente prevalente - dello stato gravidico sulla salute sia fisica che psichica della donna.

Spero che ci sia una discussione matura e responsabile su questo tema così delicato!