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Marco Bresciani

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Inserito da Marco Bresciani il 13 Feb 2006 - 00:04
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Milano ahimé è brutta, orribilmente brutta, partorita negli anni della ricostruzione dalla miopia di amministratori senza anima e  cresciuta dall'aridità di palazzinari con il portafogli al posto del cuore. Così, mentre in Germania ricreavano le città rase al suolo dai bombardamenti nello spirito di chi sa coniugare la speculazione edilizia con il rispetto dell’ambiente, dell’estetica e della vivibilità, da noi le piazze e le vie una volta invidiate dal mondo morivano soffocate.

E oggi, anche grazie agli Albertini e ai Formigoni, fuggiamo il venerdì e rientriamo la domenica sera, per dare ai nostri figli qualche ora di prati e di aria. Mentre gli amministratori gongolano perché hanno indirizzato il problema constringendo ogni tre mesi a una domenica “ecologica” chi in città è forzato a restare.

Proviamo allora a trasformare Milano in una città bella, efficiente e vivibile, invertiamo la marcia. In fondo molte altre città hanno saputo fondere armoniosamente gli affari con la vivibilità, anche grazie all’acqua. Avete visto come è fatta Francoforte? Strasburgo? Amsterdam?

Lo sanno i nostri politici che la trappola di inquinanti, cemento e automobili è la cifra delle metropoli del terzo mondo? Altro che capitale europea. Perché oltre al numero di auto per abitante (72 macchine ogni 100 umani), tra i record che il mondo non ci invidia c’è anche quello dei metri cubi di cemento per abitante.

Allora far rinascere i navigli può essere il primo passo verso un nuovo Rinascimento, l’impulso che fa spostare il verso del pendolo dal caos di edilizia dissennata, traffico e inquinamento in cui siamo finiti verso la direzione della città magica di cui parla Mario Ferrandi. E che potrà diventare il modello delle nuove città italiane, perché Milano è da sempre la molla da cui sono nate le spinte, nel bene e nel male, che hanno fatto cambiare l’Italia.

Quanto ai soldi, non dovrebbe essere difficile trovarli: per iniziare si potrebbe far ricrescere il Bosco di Gioia, e trasformare la vecchia Fiera in un parco anziché nella foresta di grattacieli di cui nessuno sente il bisogno, tranne i soliti palazzinari (che oggi si fanno chiamare immobiliaristi) e i loro sodali vecchi e nuovi.

In risposta al messaggio di Mario Ferrandi inserito il 2 Dic 2005 - 19:03
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