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.: Discussione: Pericolo inceneritore sud-Milano

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Angelo Valdameri

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Inserito da Angelo Valdameri il 29 Giu 2007 - 10:42
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Da Chiamamilano riporto questo articolo di Fabio Davite sull'inceneritore in zona sud. 

A FUSIONE "TERMOVALORIZZATA"
Si agitano scenari campani ma si scopre che il nuovo inceneritore sarebbe necessario alla valorizzazione di AMSA per consentire la fusione di AEM-ASM

Niente paura, non si tratta di un piano energetico che prevede il ricorso al nucleare. “Fusione termovalorizzata” è un gioco di parole e allude “solo” a quello che sta succedendo sopra la testa dei cittadini milanesi. Nello scorso notiziario abbiamo ripreso l'allarme dell'Amministratore Delegato di AMSA (ascolta l'intervista), Carlo Petra, che prefigurava scenari campani nel caso in cui la Provincia non includesse come strategia operativa la costruzione del termovalorizzatore auspicato.
L’allarme proviene da fonte qualificata e autorevole è dunque inevitabile approfondire. Così da qualche indagine ulteriore scopriamo che sull'impianto e sugli allarmi si sta giocando un'altra partita, quella che riguarda la fusione di AEM e ASM e prima ancora quella che riguarda il conferimento di AMSA in AEM.
Anche sul termovalorizzatore, infatti, la Giunta, AMSA e AEM puntano per giustificare l'incremento di valore della società che gestisce i rifiuti.
Perché è necessaria tale valorizzazione? Perché altrimenti Milano non potrebbe contare quanto Brescia nella fusione che si prospetta tra le due società lombarde che gestiscono l'energia, la “nostra” AEM e la bresciana ASM.
Milano infatti controlla al momento un 42% (comprensivo di un 8,5% di obbligazioni che deve ancora riscattare) di AEM, mentre Brescia il 70% pieno di ASM. Con questi numeri Milano non raggiungerebbe la soglia di pariteticità con Brescia, che è la condizione per cui la fusione può realizzarsi.
Per arrivare quindi alla pariteticità è necessario far entrare AMSA in AEM e aumentare in questo modo il peso del Comune nella futura società. Ma così come si presentava agli analisti il patrimonio di AMSA era ancora insufficiente, per cui si è ricorsi a una necessaria e corposa valorizzazione della municipalizzata che gestisce i rifiuti. Una delle strategie è appunto quella di considerare i vantaggi derivanti dalla costruzione di un nuovo impianto (affiancata a un incremento della TARSU, la tassa sui rifiuti che ogni famiglia milanese versa al Comune).
Quanto vale e come sarà indicizzato il valore del nuovo impianto? I documenti che riguardano il conferimento di AMSA non sono stati ancora presentati in Commissione Bilancio nonostante il Comune sostenga di condividere in linea di principio il “Protocollo di Accordo” presentato da AMSA. Il Presidente della commissione Giacomo Beretta (FI) ci ha confermato che la strategia adottata dal consulente di AMSA è stata quella di “valutare al 55% il vantaggio derivante dalla eventuale costruzione del termovalorizzatore”.
Ma perché solo il 55%? Perché non vi è ancora una decisione istituzionale che abbia deliberato sul tema, e la Provincia, preposta alla delibera, ancora deve votare il piano per la gestione dei rifiuti. Ma quanto incide quel 55% di un virtuale nuovo impianto sulla valorizzazione di AMSA? A nostra richiesta lo stesso Beretta dichiara di non conoscere ancora il dato. Un dato che è possibile forse, e in via ipotetica, ricavare sottraendo ai 270 milioni (stima del valore di AMSA accettato da AEM) i 180 reali (la valorizzazione di AMSA è stata del 50%) e sottraendo alla quota rimanente quella derivante dagli aumenti della TARSU (circa 55 milioni da qui al 2010). Sempre per ipotesi, il 55% del termovalorizzatore varrebbe per AMSA circa 40 milioni.
Se l'operazione andasse in porto il controllo del Comune sulla nuova società passerebbe dal 42,6% al 45,6% permettendo a Milano di vantare una quota di partecipazione nella fusione maggiore (AEM+ASM) pari a quella Brescia.   
Rimangono in sospeso alcune questioni: cosa succederebbe se il perito che dovrà valutare il processo di conferimento di AMSA in AEM non accettasse la valutazione di AMSA e il principio di assumere il 55% del valore derivante da un'opera non ancora realizzata, e soprattutto sulla cui costruzione la stessa società non ha alcun potere decisionale essendo questa di competenza della Provincia?
Inoltre, dove verrebbe costruito il nuovo impianto? A quali ordini di necessità risponde il termovalorizzatore? Quali sono i vantaggi per il servizio cittadino dalla sua realizzazione? L'allarme rifiuti lanciato nei giorni scorsi è credibile alla luce dell'altra partita che si sta giocando sul tavolo della fusione AEM-AMSA?    
Da tutto questo l'unica cosa chiara e trasparente è la scarsa lungimiranza dell'operazione finanziaria voluta dall’allora Sindaco Albertini che per fare cassa svendette, come in altre situazioni, il patrimonio comunale perdendo il 17% del controllo di Milano su AEM (l'8,5% sul mercato; l'altro 8,5% in obbligazioni).
Il risultato è che ora Milano si trova in condizione di debolezza su un'operazione a detta di tutti estremamente vantaggiosa: quella fusione AEM-ASM nella quale Palazzo Marino per rimanere sullo stesso piano di Brescia deve aumentare la TARSU e costruire un inceneritore del quale forse non c’è bisogno –almeno così ritiene la Provincia  (ascolta l'intervista)– e che per il momento incombe come una minaccia sul territorio milanese.

Fabio Davite 

In risposta al messaggio di Enrico Vigo inserito il 21 Giu 2007 - 06:09
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