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Alessandro Rizzo

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Inserito da Alessandro Rizzo il 21 Giu 2007 - 12:03
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Caro Paolo,
come sempre mi diletta rispondere ai tuoi messaggi, in quanto argomenti con capacità e determinazione le tue logiche riflessioni, che sono condivisbili, naturalmente condivisibili. E come sempre voglio esprimerti il mio piacere nel vederti partecipe e assiduo frequentatore di PartecipaMI, con uno spirito vivace e intelligente e con una certa dose di voglia di contribuire ad analizzare soluzioni possibili.
Rispondo alla tua ultima, chiarendo che non sono l'alternativo anarcoide che si oppone a ogni forma di garanzia dell'ordine pubblico. Mi sembra che nei miei post, anche quello lasciato ieri nel Forum di discussione generale, nonchè nel mio blog, ribadisca un fatto che è chiaramente visibile agli ochi, soprattutto dei residenti, della cittadinanza: l'assenza della vigilanza urbana perdurata fino al momento dell'ordinanza. Tante volte passavo di sera per quella zona, splendida, ma sempre notavo una presenza di folle oceaniche di giovani bevitori, in assenza totale di pattuglie della polizia locale. Era un dato di fatto: il Comune è intervenuto con il suo solito ritardo colossale, come avviene su più fronti. I buoi erano scappati, bisognava recintarli, possiamo dire.
Tu riporti, giustamente, prendendo come riferimento di ottime amministrazioni, gli esempi di Londra o di Parigi: chiaramente in quei contesti esistono due binari che assicurano a notte fonda luoghi di aggregazione senza trascendere in odiosi e sfrenati, se non chiassosi, bivacchi a cielo aperto e a finestre di residenti vicine e, nelle estati, spesso aperte. Da una parte la presenza della vigilanza che vigila, che monitora la tutela del rispetto del codice della strada (le regole ci sono facciamo rispettare quelle, sono sufficienti a garantire il giusto, equilibrato, intelligente e rispettoso utilizzo delle piazze, delle strade, anche da parte dei commercianti, finora individuabili, a parere del sottoscritto, come primaria causa di simile degenerazione dei costumi); dall'altra parte una equa distribuzione sul territorio di momenti e di offerte aggragative culturali, artsitiche, letterarie, accessibili al pubblico, che coinvolgano anche le periferie, portando la città di Parigi o di Londra a essere città policentriche, ossia dalla municipalità diffusa e omogenea. A Milano tu giustamente, constatando un dato di fatto, ti domandi:
"Non so, sembra che a Milano ci sia solo piazza San Lorenzo per passare la serata....."
Io me lo domando ma comprendo che questo dato di fatto è conseguenza di un'assenza spaventosa di progetti di rilancio delle periferie, sia nel senso della rete dei trasporti (ti sembra giusto, e anche tu lo avevi sottolineato in un tuo post, che un cittadino che viene da Bruzzano, per andare in centro e ritornare a casa, nelle ore serali, non lo possa fare in quanto, se non munito di autovettura privata, dovrebbe rientrare a casa almeno partendo dal centro alle ore 11, sperando che il mezzo di superficie passi senza attendere decine e decine di minuti come avviene soprattutto dopo le 8 pm?), sia nel senso di rendere le medesime luoghi pubblici di apertura e di contaminazione e confronto culturali? Ieri in Commissione Sport e Tempo Libero del Consiglio di Zona 4, dove sono consigliere, si è parlato di un buon progetto, sempre, però, proposto da un'associazione privata, Esterni, consistente nell'allestire in diverse zone periferiche, nella mia zona Ponte Lambro, quartiere ai margini della realtà, spazi aperti al pubblico dove proiettare film indpendenti di registi internazionali e dove poter godere di un buon servizio di ristorazione, coinvolgendo nell'operatività e nell'attuazione dell'eccellente proposta, la cittadinazna residente. Il Comune patrocina la proposta, ma la proposta è derivata da un'associazione che, come sempre accade a Milano, surroga e supplisce l'assenza bestiale di idee per il rilancio culturale della città di cui difetta ampiamente questa nostra amministrazione. Ecco, mi domando: se ci fossero tante piazze, soprattutto periferiche, che potessero diventare centrali, in quanto luoghi di contaminazione artistica e culturale, prendevo esempio dal festival del teatro di Peter Brooke, forse si riuscirebbe a risolvere questo assembramento indefesso di moltitudini nelle zone centrali e limitrofe, forse si riuscirebbe a prevenire fenomeni di devianza e di microrciminalità, forse si potrebbero disporre servizi adeguati di mantenimento di un ordine pubblico, con un'adeguata ed equamente distribuita presenza della vigilanza urbana (dove sono i vigili urbani nelle periferie di Milano, spesso teatri di forti sacche di microcriminalità, di emarginazione e di devianza di varia entità, diventando le stesse delle vere e proprie banlieu, bidonville generalizzate) e con un coinvolgimento della residenza locale su progetti aggregativi di lungo periodo e di qualità.

Ripensiamo Milano in un'ottica di coinvolgimento e di partecipazione a una proposta culturale accessibile, libera, diffusa: ecco perchè parlo di Milano come città delle solitudini generalizzate, con le conseguenze diverse, ma sempre esasperate ed esasperanti, da questo dato di fatto derivanti.

Un caro abbraccio
Alessandro Rizzo
In risposta al messaggio di Paolo Ramella inserito il 21 Giu 2007 - 10:00
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