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.: Discussione: Milano, i giovani e la politica

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Oliverio Gentile

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Inserito da Oliverio Gentile il 8 Dic 2005 - 09:37
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I casi del giorno del 7 e dell'8 dicembre di Giangiacomo Schiavi su ViviMilano

 

http://www.corriere.it/vivimilano/caso_del_giorno/articoli/2005/12_Dicembre/07/caso.shtml

Un giovane senza nostalgia che sa dire «io amo Milano»

LA MIA CITTÀ / 1 Tre parole: io amo Milano
Io amo Milano. L'altra sera, tornando dallo spettacolo «Il cuore di Milano» rappresentato nel tendone CityLife, avevo queste tre parole che mi risuonavano nella mente, rincorrendo i miei pensieri. Io amo Milano. E ho deciso di andare a piedi da Porta VI Febbraio fino a Wagner, avvolto da una leggera nebbia, circondato dalle statue mute e dalla fontana zampillante di piazza Giulio Cesare. E poi via, solitario a camminare nel silenzio della notte. Io amo Milano. E così è nata questa lettera.

Svelerò un piccolo frammento di un'esistenza milanese — la mia — e spiegherò che cosa significa, per me, dire «Io amo Milano». Ho 27 anni, brillante bocconiano, felicemente occupato, in carriera, con ottime prospettiva di crescita. Eppure. Eppure io amo Milano. Già, ma come dimostrarlo, come dare corpo a queste parole? Semplice. Ho preso 9 mesi di aspettativa dal mio lavoro, per potermi dedicare a tempo pieno a Milano, per poter sognare di migliorarla, di renderla più bella, più pulita, più respirabile, più giusta, più Milàn. E lo sto facendo con tutti i cittadini, non più solo trenta-quarantenni, che si sono ritrovati nel movimento VivereMilano, nato dalla lettera di Cesare Fracca alla rubrica Dalla parte del cittadino quasi un anno fa.

Cosa faremo nei prossimi mesi? Oseremo sognare. Oseremo amare Milano per davvero. Oseremo pensare che ci deve essere una nuova via rispetto al grigiore della politica sinistra-centro-destra, quella che quando pensi ai partiti ti prende un crampo allo stomaco e ti si irrigidiscono i polpacci perché i piedi si puntano. Quella politica che è capace di annullare anche le migliori persone, le migliori intenzioni, le migliori energie.

Ma c'è un crescente manipolo di milanesi che amano Milano, che stanno costruendo un movimento che vuol fare una Politica lontana e indipendente dai partiti. Un movimento che probabilmente si presenterà alle elezioni comunali, da solo, con le proprie forze. Un movimento, VivereMilano, che ha bisogno delle energie, delle passioni e dell'entusiasmo di tutte le persone che sono capaci di dire con forza «Io amo Milano».


Andrea Carbone


Finalmente un po' di poesia, una boccata d'ossigeno nell'aria avvelenata della nostra città. Finalmente qualcuno che dice «io amo Milano», con le sue nebbie, le sue strade, le sue piazze dove non ci si ferma mai. Di solito, queste dichiarazioni d'amore le fanno altri, meno giovani, che di Milano hanno l'immagine incancellabile di altre stagioni. C'è molta nostalgia a Milano e c'è un continuo voltarsi indietro per improbabili confronti: sapere che qualcuno si tuffa in un sogno milanese, aiuta a pensare in positivo. Io darei l'Ambrogino della speranza ai giovani che si mettono in gioco per qualcosa di ideale. Sono loro la risorsa di cui ha bisogno Milano. Questa città piena di energie deve ritrovare orgoglio, coraggio e aperture di cuore. Milano si è smarrita in decenni di traffico e amnesie, di solitudini e dimenticanze. Nel giorno di Sant'Ambrogio, la lettera che pubblichiamo a fianco è una dichiarazione d'amore e la pubblichiamo così, senza pensare a come si fa a mangiare mettendosi in aspettativa per 9 mesi. Un giovane di 27 anni che va contro i luoghi comuni merita fiducia. In questa rubrica raccogliamo più lamenti che proposte, più critiche che elogi: c'è una sproporzione tra quanto ancora offre Milano e quanto poco le viene reso, anche da parte di che le dovrebbe dire grazie. Amare Milano è bello come slogan (lo aveva proposto l'ex sindaco Tognoli, con Umberto Veronesi e Guido Vergani testimonial, e da gennaio diventerà un sito internet, ma anche il sindaco Albertini era stato tentato dalla formula usata per rilanciare l'immagine di New York): se l'idea diventasse oggi sentimento diffuso, soprattutto tra i giovani, potrebbe condizionare le scelte della politica. Il dubbio è: quanti giovani oggi riescono a dire «Io amo Milano?».


di Giangiacomo Schiavi
 

 http://www.corriere.it/vivimilano/caso_del_giorno/articoli/2005/12_Dicembre/08/caso.shtml

Da giovani e pensionati un’idea per Milano da amare


Non è per il gusto di ripetersi, ma a volte bisogna insistere, cercare di dare una spinta all’entusiasmo che affiora dalle email a questa rubrica. Dire «io amo Milano» e mettersi in aspettativa dalla Bocconi per dare concretezza a un sentimento un po' in disuso, è un atto di coraggio. Fa bene l’assessore Bozzetti a parlare di svolta culturale, che sta fuori dalle parrocchie della politica: se questo nuovo amore per Milano riuscisse davvero a decollare sarebbe un fatto quasi rivoluzionario. Quante volte abbiamo fatto l’elenco delle cose che non vanno, traffico, smog, sporcizia, degrado, affarismo, immobiliarismo spregiudicato, provincialismo, dispersione dei talenti, mancanza di idee forti, caduta morale, disimpegno della classe dirigente, paura del nuovo, come ha detto il cardinale Tettamanzi: tutto vero. C’è un lungo cahier des doléances da sfogliare. Nonostante questo, Milano ha continuato a correre. Emilio Tadini, un grande artista e un grande uomo, ricordava a noi del Corriere che per invertire il senso di «cupio dissolvi» che ci stava divorando, bisognava ricreare un sentimento di identificazione nei giovani, nelle nuove generazioni senza memoria: farle sentire protagoniste di un progetto. Grande, ideale, spettacolare. Un sogno. E confidava: «E’ difficile giudicare una città al di fuori della propria biografia, del proprio gruppo di amici, della storia che abbiamo vissuto nelle sue strade». E’ la mancanza di un collante unitario che ha disperso tante risorse. Se togliamo «i pensionati della generazione forte cresciuta durante il Dopoguerra», come scrive Simona Borgatti, «e gli studenti universitari» un po' idealisti, c’è il vuoto. Dove sono i figli di una certa Milano, gli eredi delle grandi famiglie? Forse, pensano più a Londra, a New York, a Parigi che alla loro città. Ma perché non hanno mai niente da proporre per Milano?


Giangiacomo Schiavi


LA MIA CITTÀ / 1
Slogan per costruire
Ho letto con interesse la lettera di Andrea Carbone e la risposta sul Corriere, e sono lieto di apprendere che il nostro progetto viene ampiamente condiviso. «Io amo Milano», uno slogan quasi un marchio (con le tre «o» di colore diverso anche a rappresentare «I am Milan») che ho voluto fosse il titolo di un convegno organizzato all’Ottagono nello scorso settembre e più in generale di un progetto per Milano. Basta con l’autolesionismo, con l’autocommiserazione, con il suicidio collettivo volto a denigrare la città, a considerarne ed enfatizzarne solo le criticità. Certo i problemi ci sono e bisogna risolverli, ma dobbiamo avere anche la capacità di guardare oltre, di valorizzare le nostre molteplici eccellenze, di comunicarle con forza ed entusiasmo, di ritrovare l’orgoglio di appartenere a questa città, indipendentemente della provenienza geografica. Il design, la moda, la Fiera, il sistema universitario e la ricerca, i musei e le mostre, i teatri, la Scala, la musica, l’editoria, lo sport, le riqualificazioni urbanistiche, l’economia e la finanza, la «Milano by night », l’artigianato, il sistema aeroportuale, sono eccellenze che dobbiamo valorizzare insieme. Se riusciremo a diffondere con passione questo intenso sentimento di amore per la città sono certo che ci saranno meno vergognosi imbrattatori di muri, meno incivili che utilizzano le strade come una discarica a cielo aperto buttando per terra i rifiuti. È una svolta culturale da imprimere alla città, proviamoci tutti insieme al di fuori di schematismi o appartenenze partitiche, ma con grande entusiasmo, passione, amore per la nostra cara Milano.


Giovanni Bozzetti assessore comunale ai Grandi Eventi


LA MIA CITTÀ / 2
La paura delle responsabilità
Mi sono trasferita da Milano, città in cui sono nata, 4 anni fa, ma vivendo a due passi dalla metropoli ed essendoci affezionata ho sempre lo sguardo lungo sul capoluogo. Vorrei tranquillizzare chi si lamenta dei disservizi pensando che siano propri solo della grande città: i disservizi appartengono a tutte le città, cittadine e paesi italiani così come le relative lamentele. Si pretende di avere tutto, e il tutto dev’essere fatto da altri. È davvero encomiabile che si sia formato il movimento dei trenta-quarantenni così come vedere migliaia di persone partecipare alla «Notte bianca» o assistere alle fiaccolate spontanee di protesta (manovrate politicamente) o di solidarietà. Ma poi? In inverno o quando la città si svuota, che si fa? Prendiamo ad esempio le periferie. A novembre è stata costituita la «Consulta cittadina delle periferie di Milano», occasione importante per un confronto: quanti lo sapevano, quanti hanno partecipato alla serata del Rosetum, quanti ne hanno parlato? Credo che la gente abbia smesso di vivere attivamente il luogo in cui abita — che sia paese, città o periferia—per paura del confronto e delle responsabilità, e che si chiuda in casa cercando rifugio negli affetti familiari. I pensionati, appartenenti a quella forte generazione cresciuta durante il dopoguerra, e gli universitari alimentati da forti idealismi, sono l’unico motore di tante associazioni operanti sul territorio. Ma gli altri dove sono?


Simona Borgatti


LA MIA CITTÀ / 3
L’eredità per i nostri figli
Sono veramente contento di notare che ci sia ancora qualcuno che ama Milano nel modo giusto, senza farci entrare la politica: se si vuol fare qualche cosa per migliorare la vita di Milano i partiti (destra, centro, sinistra) non ci devono entrare: basta il buon senso. Molta gente ha lasciato Milano per andare a vivere in provincia. Io sono un pensionato di 57 anni con molta voglia di fare per lasciare a miei figli e ai miei futuri nipoti una Milano più bella, vivibile, con meno smog. Se serve aiuto, sono disponibile. Slogan: dai Milano che ce la fai.


Nunzio d’Acunzo


LA MIA CITTÀ / 4
Il confronto con l’Europa
Uno spunto di lavoro per Andrea Carbone: il traffico e la sosta a Milano, nel confronto con le principali città europee. Gran parte dello spazio stradale è occupato da auto in sosta, spesso in doppia fila o sui marciapiedi. Ormai siamo all’imbarbarimento totale: la gente abbandona la macchina anche sotto un semaforo, guida a zig zag. Una prassi che ormai non indigna neppure più. Capisco che si ami Milano perché ci si è nati, ma ci si potrebbe vivere molto meglio.


Paolo Preci

In risposta al messaggio di Massimo Mario Andrea Boncristiano inserito il 19 Nov 2005 - 11:14
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