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Giovanni Gronda

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Inserito da Giovanni Gronda il 8 Giu 2007 - 17:53
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Una sola nota, perchè nel tuo "post" c'è a mio avviso un errore che commettono in molti:
Tu scrivi:"
Solo l'ampliamento delle aree verdi può consentire un miglioramento della qualità dell'aria; ma anche le rare oasi urbane di Milano sono oggi più che mai contese da immobiliari e faccendieri, cui le Istituzioni devono opporre il bene comune: la salute pubblica. "

Purtroppo non è così: A Milano il principale inquinante è il PM10, le polveri sottili. Non mi risulta esistano piante in grado di far calare i PM10- Anzi: i pollini generati dal verde sono un cocktail micidiale per i polmoni: a Milano partendo dai dati dell' OMS 3 morti al giorno sono causati dalle polveri sottili, e queste polveri sono causate per la maggio parte dal trasporto su gomma (dal 45 al 70 % a seconda degli anni) e in minor parte dai riscaldamenti (dal 10 al 30%) (Fonte ARPA).
Questo non vuol dire che bisogna distruggere il verde: ci sono un milione di motivi per non tagliare nemmeno un filo d'erba ma siccome spesso il verde viene tirato in ballo (penso alla "costruzione" del metro-bosco intorno a Milano: fatelo per molti motivi ma non per ridurre lo smog) è bene essere attenti.

iL verde assorbe e trasforma la CO2 in ossigeno ma per avere effetti sensibili sulla CO2 non bisogna pensare a Pompeo Marchesi ma al disboscamento dell'Amazzonia.

Ci preoccupiamo di ciò che mangiamo (fino all'isterismo per l'inflenza dei polli), di ciò che beviamo (e compriamo l'acqua in bottiglia invece che bere quella più sicura del rubinetto) e non di ciò che respiriamo, nonostante la scienza ci abbia da tempo avvisati.
Quindi non "Solo l'ampliamento delle aree verdi può consentire un miglioramento della qualità dell'aria" ma "solo ridurre le emissioni di polveri sottili, riducendo il traffico su gomma e favorendo quello su mezzi pubblici, rotaia e ciclabili può eccetera...."
Saluti

Dott Ing Giovanni Gronda ;-)

Allego un articolo del Primario di Pneumologia, Dott. Harari

Milano per molte caratteristiche urbanistiche e ambientali ha una situazione di traffico inquinante e di veleni da riscaldamento affine a quella delle sei città degli Stati Uniti per le quali già nel 1996 l’autorevole rivista medica «American Review for Respiratory Diseases», aveva pubblicato i risultati di uno studio sugli effetti dell'inquinamento atmosferico. La ricerca documentava un aumento del 26% dei casi di asma nelle aree più inquinate. Qualche settimana fa la stessa rivista ha pubblicato i risultati ottenuti controllando la stessa popolazione per tutti questi anni. I morti per tumori polmonari e malattie cardio-vascolari sono risultati direttamente proporzionali ai livelli di particolato fine: tanto più particolato tanti più decessi e viceversa. Altri studi hanno provato un ritardo di sviluppo polmonare nei bambini cresciuti in aree inquinate. Sappiamo poi che l'aspettativa di vita di un uomo che vive in una città molto inquinata è ridotta di un anno e mezzo. Possiamo affermare che ciò che vale per le sei città americane è purtroppo temibile anche per Milano.
Le malattie polmonari sono in crescita ovunque, l'Organizzazione Mondiale della Sanità stima che nel 2020 ci saranno 4 malattie polmonari nella nefasta «top ten» delle cause di morte nel mondo: bronchite cronica, polmoniti, tumori polmonari e tubercolosi. Sempre l'Oms ha recentemente condotto uno studio su 13 città italiane tra le quali Milano: tra il 2002 e il 2004 gli effetti a lungo termine delle concentrazioni di Pm10 superiori ai 20 microgrammi per metro cubo hanno causato una media annuale di 8.220 morti. Ai quali si aggiungono altri 516 decessi causati dall'ozono.
La diffusione della spirometria consentirebbe una diagnosi precoce di asma e di bronchite cronica, quest'ultima da sola responsabile di 25.000 decessi all'anno nel nostro Paese...
In risposta al messaggio di Ernestina Ghilardi inserito il 7 Giu 2007 - 22:06
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