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.: Il Blog di Alessandro Rizzo
Giovedì, 26 Aprile, 2007 - 16:08

25 aprile: sarà una nuova stagione?

Il 25 aprile si è concluso e credo che sia necessario fare un quadro di valutazione sulla manifestazione avutasi ieri a Milano. Penso che sia necessario valutare alcuni aspetti che hanno reso questo appuntamento diverso da quello degli anni scorsi. Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, è presente al corteo e al comizio finale, facendo un intervento che viene considerato positivo dai presenti relatori, sia da parte di Tino Casali, che abbraccia la Moratti alla conclusione del suo intervento, sia da parte di Fausto Bertinotti, Presidente della Camera: credo che sia da accogliere la nuova prassi della prima cittadina milanese, che ogni anno, ha fatto sapere, prenderà parte alla manifestazione. Auspico che questo passo sia da considerarsi come un avvicinamento alla cultura francese, dove l'antifascismo, la criminalizzazione della Repubblica di Vichy, la considerazione di Petain come assassino sanguinario, sono riferimenti condivisi e trasversali. Prodi parla di momento propizio alla riconciliazione: io credo che ancora passi debbano essere compiuti da parte di alcuni alleati del sindaco Moratti, così come alcune forze politiche che hanno sostenuto il centrodestra sia a Milano, l'anno scorso alle elezioni municipali, sia a livello nazionale alle elezioni per il rinnovo delle camere.
Alcune forze esprimono ancora forti rigurgiti neofascisti e presentavano motti e parole d'ordine di grave portata agli ultimi comizi che la sedicente Casa delle libertà ha tenuto negli ultimi mesi: non so se ricordate ma suonano ancora come funeste le frasi che rieccheggiano fantasmi del passato, del tipo "Berlusconi è il nostro duce", "Dux mea lux", propugnate da ignoranti individui di diversa età, molti erano giovani, sventolanti bandiere con simboli che riportano alla memoria stermini e crimini di indicibile portata, dalla svastica alla croce uncinata.
In Francia il centrodestra, pur avendo avuto nella figura di Sarkozy un ridimensionamento grave ed elevato della propria portata cultruale e ideale neogollista storica, non si presenterebbe mai con la destra xenofoba di Le Pen, nè condividerebbe alcune espressioni che non sono pertinenti al patrimonio di forze liberali, con forte sentimento nazionalista, ma pronte a criticare e a denunciare ogni atto apologetico di un'ideologia di morte e di distruzione come quella fascista.
La volontà, seppure ancora debole ed esile, esiste da parte di alcuni apparati del centrodestra: e di questo ne prendo piacevolmente atto. Ma ancora devono essere compiuti seri percorsi che diano una netta consapevolezza della discontinuità e della rottura totale con un passato che non ha diritto di cittadinanza nella cultura costituzionale e democratica della nostra Repubblica, sorta sulle basi di quel grande Movimento popolare che fu la Resistenza.
Ancora passi devono essere compiuti dicevo: penso anche al fatto per cui serpeggiano in alcuni apparati di centrodestra spinte a rivedere la nostra Costituzione Repubblicana in un percorso teso a stravolgerne contenuti e fondamenti basilari. Penso al presidenzialismo forte, punto che veniva presentato come conquista delle abominevoli proposte di controriforma della Carta Costituzionale, fortunatamente non approvate dalla maggioranza della cittadinanza; ma penso ancora ad alcune esternazioni di sessuofobia e omofobia pronunciate qualche settimana fa da un esponente di spicco a livello regionale, l'assessora Prosperini, che invitava a costruire una campagna violenta contro gli omosessuali, su cui si potrebbero prendere provvedimenti di sterminio e di annientamento, come la garotta di matrice franchista. Penso, ancora una volta, ad alcune volgari esternazioni di dileggio fatte da una deputata di Alleanza Nazionale, Santanchè è il suo nome, nei riguardi di studentesse e di studenti manifestanti davanti a Montecitorio, nella scorsa legislatura, perchè contrari al progetto di controriforma della scuola, in quanto ripristino della cosidetta scuola di classe e di esclusione. Penso, infine, ai fatti di Genova 2001, quel luglio funesto, che insanguinò l'Italia, e che vide la più odiosa e terribile repressione da parte delle forze dell'ordine e di apparati statali contro i pacifici manifestanti, tanti giovani, tanti anziani, tanti nonviolenti, che volevano esprimere la loro critica ai cosidetti potenti della terra per il loro modus governandi il Pianeta, dove il signor Fini, ai temi vicepresidente del consiglio, disponeva ordini alla Caserma di Bolzaneto.
I passi devono essere compiuti fino in fondo. Non mi scandalizzo a usare il termine di "memoria condivisa", certamente abusato, anche perchè credo che questa espressione possa significare molto: proprio perchè possa avere diverse e numerose interpretazioni occorra fare delle chiarificazioni puntuali. La memoria può essere condivisa, ma perchè possa essere tale deve considerarsi come memoria storica quel patrimonio universale a cui fare riferimento, scevra da ogni rivisitazione strumentale e faziosa. La storia è scritta ed è oggettiva scienza, non può essere narrata come una favola a diversi e opzionali finali. La storia è quella scritta dal popolo italiano, quella fatta dall'umanità, quella che ha intessuto lotte e battaglie di liberazione di questo nsotro Paese, che è stato tradito nella sua profonda dignità da un regime che ne ha sovvertito in modo indegno e violento i valori fondativi e culturali di libertà e di indipendenza.
La storia è quella, non può essere modificata a proprio piacere. La condivisione può esserci purchè non si esca con frasi negazioniste e con riabilitazioni di morti che, seppure anatomicamente possano essere considerati come uguali, idealmente e politicamente non possono essere visti sotto questa ottica di parificazione, in quanto certe scelte furono compiute e non tutte le scelte che vengono fatte possono essere considerate come "plausibili" e giuste.

Sono anch'io per costruire un Paese normale, una democrazia compiuta, un patrimonio condiviso di valori e idealità che non possono essere stravolti in modo brusco e volgare: auspico la memoria condivisa, come auspico anche la condivisione di fatti e di episodi incontestabili, come, infine, auspico valori e ideali condivisi e incontestati, nè incontestabili, che da quella radice comune partigiana e resistenziale prendono la propria linfa vitale.

Speriamo che da quest'anno ci siano dichiarazioni che controvertano tendenze passate e credenze storiche incompatibili con la nostra cultura repubblicana e costituzionale. Altrimenti riconciliare il Paese per un Paese normale ed europeo sarà un'operazione ancora difficile da proporre.

Alessandro Rizzo