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.: Discussione: 25 Aprile 2007, per non dimenticare

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Oliverio Gentile

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Inserito da Oliverio Gentile il 26 Apr 2007 - 08:03
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dal Sito Web del Comune di Milano:



25 APRILE. L'INTERVENTO DEL SINDACO LETIZIA MORATTI ALLA FESTA DELLA LIBERAZIONE


Oggi Milano e l’Italia onorano e ricordano tutti gli uomini e le donne che, eredi degli ideali del Risorgimento, restituirono all’Italia l'onore e il rispetto dei popoli liberi.


Oggi Milano ricorda gli uomini e le donne, militari e civili, laici e religiosi, che ci hanno insegnato a lottare per conquistare e difendere la libertà, la democrazia e la giustizia.


Oggi Milano ricorda il loro amor di Patria, che è arrivato fino al sacrificio della vita per un’Italia unita.


La rinascita sociale, civile ed economica del nostro Paese è strettamente legata all’impegno di chi ha vissuto queste battaglie.


Sono le stesse battaglie di chi ha progettato e costruito le nostre istituzioni e quelle dell’Europa che proprio quest’anno celebra il cinquantesimo anniversario della firma dei Trattati di Roma in un’ideale coincidenza che riafferma i valori comuni della dignità umana, della libertà responsabile.


Per questo Milano ricorda tutti coloro che furono protagonisti – indipendentemente dalla loro cultura politica – della lotta per la libertà di tutti gli Italiani.


Milano ricorda la Resistenza operaia, esplosa negli scioperi di massa del marzo '43 a Milano ma anche a Genova, Torino e in altre città, prima della caduta della dittatura.


Milano ricorda la Resistenza dei militari che, dopo l'8 settembre del '43, nello smarrimento delle istituzioni, trovarono nel loro cuore le radici di un orgoglioso amore per la propria terra che li spinse all'azione. In migliaia caddero con le armi in pugno, o vennero trucidati dai nazisti.


Milano ricorda la Resistenza delle centinaia di migliaia di militari e partigiani deportati che subirono una durissima prigionia che costò la vita a tanti di loro.


Milano ricorda la Resistenza popolare, che si manifestò spontanea. Migliaia e migliaia di donne e uomini di ogni ceto, a rischio e a prezzo della loro vita, salvarono e protessero civili e militari, ebrei minacciati dallo sterminio, soldati stranieri fuggiti dai campi di prigionia, che cercavano la salvezza. Li aiutarono a raggiungere l'Italia già liberata, oppure la Svizzera accompagnandoli lungo quei sentieri della libertà che solcarono allora tutta la penisola, da Nord a Sud, di casolare in casolare, di paese in paese, di città in città, silenziosa catena di spontanea solidarietà.


Milano ricorda soprattutto i protagonisti della Resistenza nata proprio come scelta di popolo, che si organizzò in unità partigiane combattenti e dilagò nelle città, nelle pianure, nelle montagne, fino alla riconquista, nell'aprile del 1945, di Milano prima fra le grandi città del Nord d'Italia ad essere liberate, prima ancora della resa dell'esercito nazista.


La memoria di quegli eventi è un libro fatto di molte pagine, di tante storie personali e collettive, storie di uomini e donne che diedero una risposta alta e nobile alla sfida dei tempi, che seppero interpretare i valori profondi della civiltà italiana ed europea.


Voglio ricordare oggi, qui in piazza Duomo, il cuore della nostra città un uomo, un patriota, un grande italiano: il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi che si è battuto nella Resistenza e poi nella vita della Repubblica, per garantire a noi, ai nostri figli e ai figli dei nostri figli, quei beni, quei valori, quelle speranze, di cui da allora godiamo ininterrottamente.


Dal Presidente Ciampi, e dagli uomini e dalle donne della sua generazione abbiamo ricevuto in dono la libertà e l’insegnamento che la Resistenza è stato il modo con cui un popolo ha conservato l’onore ed il rispetto di se stesso.


Essi ci hanno insegnato la concordia, insieme con l'amore per la Patria e l'amore per la Costituzione, fondamento delle nostre libertà.


Essi volevano Milano libera in un'Italia libera, in un Europa libera, per tutti, unita.


Questo è il significato profondo delle giornate della memoria che noi celebriamo oggi: occasioni per ricordare ai giovani i valori ispiratori di quella libertà che essi hanno il privilegio di vivere e il dovere di custodire.


Questo è, dunque, il giorno di un riconoscimento collettivo dei valori fondamentali della libertà e dell’indipendenza. Un patrimonio comune non soltanto a noi italiani, ma a tutti gli uomini e le donne che nel mondo hanno combattuto, e in molti casi ancora combattono, per questi valori tra grandi sofferenze e difficoltà.


Penso alla vicina Spagna, dove la guerra civile ha inferto profonde lacerazioni nella società civile e dove è stato tuttavia possibile superare quell’esperienza dolorosa proprio ricomponendo gli elementi unitari dell’identità nazionale.


Penso all’Africa lontana, e in particolare al Ghana dove mi sono recata nei giorni scorsi per portare il saluto della Città di Milano alla tomba del Presidente Kwame Nkrumah che 50 anni fa aprì la strada all’indipendenza del suo Paese nella visione di un’integrazione continentale che potesse assicurare una pace e una stabilità durevole.


Queste esperienze ci insegnano che, anche laddove si sono combattute battaglie talvolta giuste e talvolta ingiuste, dove la strada tortuosa verso la democrazia è stata spesso segnata da tradimenti e cedimenti, il riconoscimento di chi ha sofferto ed è morto in nome della libertà così come di chi ha perso serve a ricomporre l’unitarietà dei valori. E ciò in una prospettiva storica che supera la dimensione attuale.


Rimarrà impressa nella mia memoria la statua del primo Presidente del Ghana, che indica, in un gesto simbolico, la strada che porta avanti, verso un destino di democrazia e giustizia sociale. Quel segno ricorda a tutti noi che soltanto ricomponendo memorie e identità potremo guardare al futuro.


Per questo la memoria dei sacrifici dei Padri della Repubblica deve rimanere viva, tramandata di generazione in generazione, guida e monito ad essere sempre vigili nella difesa della libertà riconquistata.


Il ricordo di quei giorni ci fa guardare con fiducia al nostro futuro, ci fa sentire la responsabilità di essere uniti tutti nell'amore per il nostro Paese come per la più ampia famiglia europea, uniti nell'orgoglio delle nostre grandi tradizioni di civiltà, uniti nell'impegno a contribuire al progresso e alla pace di tutti i popoli.


Viva Milano libera.


Viva la Repubblica.

In risposta al messaggio di Enrico Vigo inserito il 25 Apr 2007 - 19:13
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