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.: Il Blog di Donatella Elvira Camatta
Mercoledì, 21 Marzo, 2007 - 21:31

Chi la Dura la Vince!!

 sono accorti che esistiamo. Dopo 20 anni di lotte, campagne, attività nei quartieri, nelle città, fra la gente, in Europa e in Africa, in Asia e nelle Americhe, televisioni, radio, grandi giornali hanno dovuto riconoscerlo: gli umanisti ci sono, e forse - ha suggerito “Il Messaggero” (che assieme a “L’Unità”, “Liberazione”, “Repubblica”, “Corriere della Sera”, “Il Manifesto” e tanti altri, ha raccontato la grandiosa manifestazione di sabato scorso a Roma http://www.partitoumanista.it/ ) in passato “sono stati sottovalutati”. E confessiamolo, a volte lo sconforto ha colpito anche noi, quando sembrava di battere la testa contro un muro. Un altro mondo non sembrava proprio possibile. Qualcosa di diverso dalla corsa al riarmo, dallo scontro di civiltà, dallo sfruttamento del pianeta, dallo sfregio della Costituzione, dai diritti civili costantemente vilipesi. Parlare di salute ed educazione per tutti ti bollava subito (e ti bolla ancor oggi) come pericoloso estremista. Dichiarare che i nostri soldati vanno in missione di pace, invece, era un discorso pragmatico e “moderato”.

Manifestazione del Simbolo della Pace. Roma, Italia. 
Giorgio Schultze (primo da destra) manifesta per la pace, il 17 marzo 2007 a Roma. In basso: altri momenti di cortei umanisti.
Sabato l’incantesimo, o meglio la grande bugia, si è rotto, o almeno è un po’ più difficile da credere. Perché - afferma Giorgio Schultze, portavoce del Movimento - siamo maratoneti. Questi anni di lavoro “dal basso” ci hanno permesso di stare a contatto con le esigenze profonde della popolazione. Di tastarne quasi il cuore. Di interpretarlo.
Di avvicinarci ad altri “sommersi” come noi. E di scoprire che siamo maggioranza, e non sparuti, anacronistici, vacui coltivatori di sogni. Siamo, al contrario, corpo e sangue.
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Sappiamo - ad esempio - che le necessità immediate non sono quelle che fanno credere i grandi organi di comunicazione di massa. Forse perché siamo persone, singole persone, diverse e unite nella loro ineffabile singolarità, e non massa.
“Si propaganda la volontà dell’Europa di promuovere la pace e il benessere tra i popoli - denuncia Schultze - ma nel frattempo, col pretesto della lotta al terrorismo, si moltiplicano gli atti di violenza, la strategia della guerra preventiva e una nuova corsa agli armamenti nucleari. Le dichiarazioni di Stati Uniti e Francia sulla possibilità di usare per primi la bomba atomica contro il terrorismo, le affermazioni del Giappone sulla possibilità di entrare nel mondo dell’atomica per scopi difensivi, l‘intenzione dell‘Iran e della Corea del Nord di proseguire nel loro programma nucleare, lasciano tutti sgomenti”.
L’Europa dei popoli, invece, chiede a gran voce la pace. Una pace che non è rinuncia o abdicazione, una pace che è forza, che rappresenta il vero spirito dei trattati del 1996, tutti regolarmente disattesi.
“Gli umanisti sono consapevoli della complessità e a volte delle difficoltà che s’incontrano di fronte a immigrati di differenti costumi o culture - prosegue Schultze - tuttavia la soluzione non può essere una chiusura miope e circoscritta nel proprio particulare, questa sì anacronistica, quand’anche si volesse attuarla, perché contrasta con l’elementare realtà. Per questo gli umanisti hanno aperto, da anni, i Centri delle Culture http://www.dialogo.org/ , strutture dove si promuove il dialogo tra le diverse culture attraverso incontri e ambiti di interscambio; dove i valori, le idee e le credenze delle persone si possano incontrare; non solo per far conoscere la propria cultura, le inquietudini e aspirazioni, ma anche per costruire un dialogo fra la grande varietà e ricchezza di modi di vivere e trovare così i punti in comune che, al di sopra di ogni differenza, noi crediamo si trovino nel cuore dei diversi popoli e individui”.

Si tratta di iniziare dalle piccole cose, dalle emergenze quotidiane. Aiutare nella ricerca di un medico o di un tetto, seguire corsi d’italiano, diffondere giornalini multietnici sono passi indispensabili per raggiungere lo scopo. “Al Sud è stato realizzato il primo asilo multiculturale - annuncia Giorgio - che ha destato l’attenzione persino del presidente Napolitano. L’intenzione sarebbe di portare quei bambini in Quirinale, a raccontare la loro bella esperienza. Non è utopia, è presenza”.
Un’altra emergenza sono appunto loro, i bambini e i giovani: “Si parla tanto di Europa invecchiata, di mancanza di un futuro per le nuove generazioni, ma chi si preoccupa sinceramente della loro sorte? La colpa della ‘canizie europea’ è del relativismo e delle coppie di fatto, o dello sfruttamento, delle violenze e dell’indifferenza (proprio oggi si è saputo che in Medio Oriente bambini piccolissimi vengono utilizzati come “bombe umane” e immolati per la “causa” d’una guerra voluta dagli adulti, n.d.A.), in cui questa società abbandona i più giovani?”. 
Il Nostro punta il dito su certe istituzioni che, in accordo con medici e case farmaceutiche, cercano di spacciare la naturale vivacità infantile per una malattia, e un disagio per la carenza di strutture pubbliche o di affetto - alzi la mano chi dispone di spazi aggregativi, o semplici aree verdi, per i nostri ragazzi! - venga trasformato in problema giovanile.
E’ di questi giorni la notizia della somministrazione di psicofarmaci ai bambini considerati “iperattivi” (vedi commento n° 1): “Una vera e propria guerra chimica nei confronti dei nostri figli, il cui fine è la cancellazione del ‘diverso’ come nemico non omologabile, argomenta Schultze.
Un altro punto irrinunciabile del programma umanista è la salute per tutti e la tutela dell’ambiente, in particolare dell’acqua. “Il 22 marzo è la giornata mondiale dell’acqua. Noi riteniamo che, come bene comune, essa dev’essere gestita con solidarietà e con la partecipazione democratica di tutta la comunità”. La corsa alla privatizzazione preoccupa molto Giorgio: “Dieci società controllano il mercato mondiale dell’acqua, stimato in oltre un miliardo di dollari all’anno. Le strategie di marketing, attraverso insistenti e costose campagne pubblicitarie, cercano di indurre la gente a bere solo acqua minerale e bibite in bottiglia, screditando la qualità dell’acqua fornita dagli acquedotti pubblici”.
Il messaggio è: avrà accesso all’acqua solo chi paga. Il criterio di distribuzione non sarà la reale necessità delle persone, ma il meccanismo della domanda e dell’offerta di un sistema economico disumano.
“A ciò aggiungiamo che, a causa dell’inquinamento e dell’effetto serra, in Europa meridionale sta avanzando un forte processo di desertificazione. Si verificano inoltre notevoli sperperi nel prelievo, soprattutto a causa di una cattiva distribuzione. Non è certo impossibile invertire la tendenza, - conclude Schultze - purché non si perda ulteriore tempo, innanzi tutto bloccando la privatizzazione, usando le tecnologie per migliorare e non devastare l’ambiente, coinvolgendo le comunità locali nella gestione dell’acqua pubblica. Non dimentichiamo che le spese militari sono una delle prime cause del taglio all’accesso all’acqua potabile in varie parti del mondo.
Grazie per aver resistito, grazie ragazzi. Grazie, Giorgio, perché ci credi e ci crediamo ancora.
Daniela Tuscano (vedi anche: http://www.giorgioschultze.eu )