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.: Il Blog di Alessandro Rizzo
Lunedì, 19 Marzo, 2007 - 16:33

Daniele Mastrogiacomo è libero

da www.repubblica.it

La prima telefonata: Grazie a tutti! E' stato consegnato all'organizzazione umanitaria Emergency nell'ospedale di Lashkar-gah nel Sud dell'Afghanistan. La prima telefonata al direttore e alla moglie: "Ringrazio tutti; sentivo che non mi avevate abbandonato e questo mi dava forza e coraggio, ma ci sono stati dei momenti in cui ho temuto veramente di essere ucciso da un momento all'altro". E' rimasto incatenato per tutta la prigionia durata 15 giorni, costretto a cambiare continuamente prigione. Gino Strada: "Sta bene. E' in grande forma. E' giunto qui da uomo libero". Notizie contrastanti sulla sorte dell'interprete Adjmal Naskhbandi ma il reporter assicura: "L'ho visto libero".

Non posso che esprimere viva soddisfazione per il felice esito di questa drammatica vicenda. Il ringraziamento va a tutti coloro i quali hanno reso possibile la restituzione alla libertà di un uomo coraggioso che non ha temuto di mettersi in discussione per esercitare il diritto di cronaca, fondamento di libertà e democrazia. Un pensiero doveroso e commosso va al suo interprete, colpevole solo di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Una vittima della follia integralista.

Bentornato Daniele! L'Italia ti abbraccia.

Commento di Antonio Marino inserito Mar, 20/03/2007 11:44

Caro Antonio,
innanzitutto ti ringrazio per il tuo messaggio, che accolgo nel mio blog con piacere e che aprirà certamente confronti altri su questioni di diversa natura, non solo di carattere cittadino.
la soddisfazione è immensa, non c'è che dire: la notizia del rilascio di Daniele è un evento positivo, tutti noi attendevamo questo, con una certa ansia e angoscia, alimentata, come suole sempre essere, da fughe di notizie alquanto sconvenienti e direi imprudenti. Il silenzio nella fase delle trattative è la conditio sine qua non si potrebbe ottenere il fine ultimo di una disgrazia, ossia il buon esito delle medesime a condizioni sostenibili e accettabili, ovviamente. L'invito perentorio della Farnesina a non rilasciare alcune esternazioni dell'ultimo minuto, quanto mai avventate, anche da parte dei rappresentanti del mondo politico parlamentare, è stata cosa più che mai saggia e giusta.
Io penso, però, che quanto mai occorra prendere atto della necessità di dare una svolta alla questione afghana, proponendo, come farà il Ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, oggi all'ONU, una Conferenza di Pace, dove la politica ritorni a essere portatrice di soluzioni a una situazione che diventa sempre più dipinta da un'esasperazione della conflittualità interna allo stesso Afghanistan, alimentata, a parere del sottoscritto, ma anche di insigni politologi statunitensi, Noam Chomsky e Joseph Stiglitz in primis, da un'occupazione senza fine e termine, ossia la presenza di presidi militari che occupano il paese senza dare alla popolazione una risposta positiva per il ripristino della convivenza civile e sociale. Queste ultime esigenze devono essere soddisfatte da un accordo politico internazionale dove le forze attrici del conflitto presente nella territorio devono potersi, come ha detto giustamente il Presidente della Camera, Fausto Bertinotti, guardarsi negli occhi e contrattare le condizioni per una futura convivenza e pacificazione dello stato. Nessuno, come giustamente ha sottolineato Fassino, deve essere escluso da questo tavolo convenzionale, ma tutti devono parteciparvi, assumendosi le responsabilità politiche di condividere un percorso che sia positivo per la ricostruzione sociale, prima ancora che economica, dell'Afghanistan. Non sono giudizi di valore che devono predefinire schemi eterodiretti e pilotati tramite l'ottica di stati esterni al conflitto, funzionali solamente a proporre ricette che non possono essere mai valide per la situazione del luogo, in quanto non avvertite come proprie, condivise, accettate, sebbene in parte, dai protagonisti della scena sociale e culturale del paese. Occorre definire un Tavolo, con la mediazione multilaterale che solo l'ONU può definire e svolgere con cognizione di causa - è il suo compito fondante e fondativo - in cui le parti si confrontino, anche se le une contrarie alle altre, riportando e sanando la conflittualità nel consesso istituzionale e politico, l'unica via, quest'ultima che consente di provvedere a raggiungere accordi che non apportino con sè una forte dose di contrasto e di avversione, cause, queste ultime, di un protrarsi esasperato ed esasperante di un clima da guerra civile mai risolta.
Le regole devono essere sottoscritte da tutti e tutti devono sentirsi parte di questo tavolo politico: ogni esclusione eventuale, anche di soggetti che non sono condivisbili a livello di azione politica o di espressione sociale, comprometterà seriamente il percorso di pace che diplomaticamente siamo chiamati a definire e delineare.
E se questo errore fatale dovesse avvenire noi non possiamo fare altro che prevedere altri anni di una balcanizzazione del territorio con influenze sugli assetti geopolitici confinanti all'Afghanistan, e di un inasprimento del conflitto, con le conseguenze che direttamente, il caso del rapimento di Daniele, non è il primo giornalista vittima, e indirettamente, gli attentati terroristici continui che mettono a repentaglio le città, ci troveremo sotto i nostri occhi impotenti, perchè sarà ormai vana qualsiasi altra proposta.
O adesso o mai più!

Un caro abbraccio
Alessandro

Commento di Alessandro Rizzo inserito Mar, 20/03/2007 13:16