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.: Il Blog di Alessandro Rizzo
Venerdì, 9 Marzo, 2007 - 16:58

dossier sulla caccia

Italia, Belpaese anche per l’enorme patrimonio di biodiversità, con ben 94.771 specie diverse di animali, ma che ad ogni chiusura della stagione venatoria svela un atteggiamento ‘contronatura’. Italia, paese dove ancora si spara ad aquile e lontre, come è accaduto in questa stagione di caccia, dove decade persino il decreto che tentava di farci entrare in Europa, vietando di sparare nelle aree SIC e ZPS (tutelate dalle norme comunitarie), a causa dell’ostruzionismo in un Parlamento che non fa in tempo a convertirlo in legge, dove ben 13 regioni abusano del meccanismo delle deroghe per uccidere a specie protette come peppole e fringuelli e allungano i periodi di caccia previsti dalla legge nazionale.
Italia dove si è ancora costretti ad attribuire a 3 regioni, Liguria, Veneto e Toscana, la MAGLIA NERA per aver emanato leggi sulla caccia, piani faunistici venatori e attuazione della direttiva Uccelli dell’Unione Europea in totale contrasto con le norme comunitarie. Italia, dove il diritto di chi imbraccia il fucile (e che rappresenta meno dell’1% della popolazione) prevale sugli altri cittadini quando si tratta di entrare in terreni privati in virtù di un assurdo articolo del Codice Civile in palese violazione delle leggi sulla proprietà privata. Italia, paese dove è ancora necessario lo sforzo di centinaia di guardie volontarie venatorie per contrastare il bracconaggio che vede nelle aree più calde, come le Valli Bresciane, lo Stretto di Messina, l’Isola d’Ischia, il Delta del Po, le lagune pugliesi, trasformare l’esercizio della caccia in attività illegale. Italia dove si spara persino da bunker interrati, si seminano trappole, lacci, reti, si ingannano uccelli di pochi grammi con richiami vivi o elettromagnetici vietati dalla legge e che fanno recapitare migliaia di animali feriti o uccisi ai Centri di recupero. Italia dove il bilancio del bracconaggio, un viziaccio tutto italiano, ancora una volta è in nero. Il fenomeno, ricorda il WWF, sta portando sull’orlo dell’estinzione almeno 10 specie protette: orso bruno marsicano, grifone, falco pecchiaiolo e altri uccelli migratori, istrice, lontra, lince, lupo, gallina prataiola e persino il dattero di mare.

E’ questa la triste sintesi del Dossier del WWF “Radiografia di un paese contronatura e fuori dall’Europa” presentato oggi presso il Centro di Recupero Animali Selvatici della Maremma di Semproniano (Grosseto), alla vigilia della chiusura della stagione venatoria 2006-2007 che vedrà sparare l’ultima cartuccia il prossimo 31 gennaio.

“E’ urgente invertire la rotta di un paese dove la quasi totale maggioranza degli italiani è persino contraria a qualsiasi attività venatoria e ricondurre questa attività a semplice esercizio ricreativo riducendo il suo forte impatto, insieme al bracconaggio, sulla fauna” – ha dichiarato Fulco Pratesi, Presidente del WWF Italia

Il WWF indica 4 semplici richieste:
- alle Regioni, alle quali chiediamo di rispettare le leggi europee e quelle della natura abbandonando la tentazione di ottenere consensi elettorali in cambio delle concessioni ai cacciatori;
- al Parlamento e al Governo che devono approvare rapidamente le norme che applicano la Direttiva Habitat sulla fauna e habitat naturali (anche per evitare pesanti sanzioni dall’Unione Europea) e appoggiare la proposta di legge di modifica dell’art. 842 del Codice Civile che vieterebbe finalmente di cacciare nei terreni privati anche se non recintati;
- infine ai cacciatori ‘illuminati’ che devono uscire allo scoperto appoggiando le richieste delle associazioni e affrontando anche confronti pubblici sui possibili convergenze con amministratori locali e associazioni venatorie.

“Questo è forse il momento più favorevole per agire e lasciarsi alle spalle le polemiche strumentali e inutili e convergere finalmente tutti su un obiettivo comune che è quello di proteggere il nostro patrimonio comune di biodiversità che passa necessariamente attraverso la rigida regolamentazione dell’attività venatoria ed un appoggio forte con strumenti e mezzi alla lotta al bracconaggio. Il percorso è semplice: si tratta solo di una questione di buona volontà”, ha concluso Pratesi.

BRACCONAGGIO: ANCORA UN ANNO NERO
Al danno enorme dell’attività venatoria ‘legale’ per la fauna si aggiunge quello ben più grave e di proporzioni insostenibili connesso al bracconaggio che si manifesta regolarmente secondo una varietà infinita di pratiche. L’impennata dei ricoveri di animali protetti (migliaia ogni anno), soprattutto uccelli rapaci, in coincidenza con la stagione di caccia, è un segnale inconfutabile della grave commistione tra le due realtà. Quest’anno non sono mancati episodi eclatanti di uccisione o ferimento di aquile reali (Biondino-Lecco a gennaio, a novembre nel Bergamasco), di una lontra in Basilicata. Aperti ancora i ‘fronti’ più caldi, come le valli bresciane, le lagune del delta del Po nonostante siano all’interno della Rete natura 2000, dell’isola d’Ischia, dello stretto di Messina, delle lagune pugliesi. Le oltre 400 guardie volontarie venatorie del WWF, divise in 49 Nuclei provinciali su 4 regioni sono costrette ad un controllo serrato e svolgono funzioni di Polizia Giudiziaria in stretta collaborazione con l’Autorità giudiziaria. Appostamenti per scovare bracconieri e cacciatori poco attenti alle regole in condizioni totalmente disarmate: unici strumenti l radio trasmittenti, binocoli, macchine fotografiche, carta e penna ed un’infinita volontà.

I Campi antibracconaggio più difficili, quelli di Ischia dove dopo 10 anni di intensa attività il fenomeno di bracconaggio si è per fortuna ridotto quasi allo zero, quello delle Valli bresciane, una delle zone ancora a più alta intensità di bracconaggio d’Italia, dove le guardie pattugliano sia le montagne della Val Sabbia, Val Camonica e Val Trompia che le zone collinari e pianeggianti della parte meridionale della provincia. Nel 2006 qui sono stati sequestrati circa 2.000 animali protetti (fringuelli, pettirossi, rari beccofrosoni), 400 archetti (erano 4.000 nel 2002), 26 reti da uccellagione e oltre 500 trappole , 65 richiami elettroacustici in 3.500 ore di servizio.

http://www.wwf.it/Lombardia/news/2912007_8138.asp