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Giovedì, 1 Marzo, 2007 - 18:05

XVIII rapporto annuale di Legambiente

È stato presentato il XVIII rapporto annuale di Legambiente, l'annuale rapporto di Legambiente realizzato in collaborazione con l'Istituto di ricerche Ambiente Italia. Un quadro aggiornato con 100 indicatori sulla situazione ambientale dell'Italia.
Come di consueto, anche quest'anno Ambiente Italia è diviso in due sezioni: nella prima vengono approfonditi i temi connessi a infrastrutture e conflitti locali, la seconda contiene un quadro aggiornato con 100 indicatori sulla situazione ambientale dell'Italia. La diagnosi sulla salute del "belpaese" non è entusiasmante, in particolare proprio nei due campi più legati alle infrastrutture: energia e mobilità. Con un andamento in controtendenza rispetto ai trend dei maggiori Paesi europei, l'Italia vede calare il contributo delle rinnovabili ai consumi energetici complessivi: nel 2005 le fonti rinnovabili hanno pesato il 6% in meno sul mix energetico, per effetto soprattutto della riduzione della produttività degli impianti idroelettrici. Nel settore elettrico, l'incidenza delle rinnovabili nell'ultimo quinquennio è stata del 17,6%, un punto in meno della media dei precedenti cinque anni. Le fonti fossili coprono l'88% dei consumi energetici, alla faccia del Protocollo di Kyoto e della necessità di potenziare l'energia pulita. Siamo in ritardo anche nello sviluppo dell'energia eolica, che pure rimane la fonte pulita più diffusa in Italia: 6 MW eolici ogni 1000 abitanti, contro i 20 della Spagna, i 52 della Germania, i 73 della Danimarca. Praticamente statico il livello d'efficienza delle centrali termoelettriche, che passa dal 40,1% del 2000 al 40,2% del 2004, 8 punti percentuali in meno rispetto alla media europea. Direttamente collegato a questi numeri è il nostro drammatico ritardo nella lotta ai mutamenti climatici: le emissioni di gas serra sono cresciute del 12,1% rispetto ai livelli del 1990, mentre in Europa c'è stata nello stesso periodo una contrazione di circa mezzo punto percentuale:
Altro fronte caldo è quello della mobilità. L'Italia è il Paese europeo dove le persone si spostano di più a motore (mediamente ogni abitante fa 15000 chilometri l'anno, +31% rispetto alla media europea e addirittura +60% rispetto alla Germania). E nel trasporto terrestre l'automobile copre circa l'82% della domanda. Abbiamo anche altri record negativi: ci sono 60 macchine ogni 100 abitanti, 10 in più rispetto agli altri Paesi europei, e si vendono appena 24 biciclette ogni 1000 abitanti, metà della media europea.
Tornando ai numeri di Ambiente Italia 2007, la fotografia che restituiscono è di un Paese fermo in tutti gli indicatori che misurano la capacità di innovare: spendiamo per ricerca e sviluppo meno della metà della Germania e un quarto della Svezia, e la bilancia dei pagamenti tecnologici mostra incassi irrisori, un forte deficit e un basso volume d'acquisti e di scambi (le esportazioni italiane di alta tecnologia rappresentano infatti il 7,1% del totale dell'export, contro il 18% della media dell'Unione europea a 25). E però, a dimostrazione che la dimensione locale non è affatto sinonimo di immobilismo, di declino, proprio dal territorio vengono i segnali più incoraggianti, di un promettente dinamismo di quella che si può chiamare l'economia della qualità: la percentuale di superficie agricola coltivata a biologico è doppia rispetto alla media europea, crescono le certificazioni ambientali (l'Italia è il quarto Paese al mondo per numero di siti certificati ISO 14001, alle spalle di Giappone, Cina e Spagna e seconda solo a Germania e Spagna per la Emas, la certificazione Ue), l'estensione delle aree protette sfiora ormai l'11%, i visitatori di musei e siti archeologici d'interesse nazionale hanno superato i 30 milioni con un aumento del 30% rispetto ai primi anni '90. Ammonta poi a circa 5 milioni di ettari (il 16,5% del territorio nazionale, in parte sovrapponibile con parchi e aree protette) il patrimonio di Rete Natura 2000, l'insieme delle zone di conservazione speciale definite ai sensi della direttiva europea Habitat e individuate con i siti di interesse comunitario (Sic) e le Zone di protezione speciale (Zps). Resta invece grave, gravissima, la situazione dell'abusivismo edilizio, rilanciato alla grande dall'ultimo condono del governo Berlusconi: nel 2005 sono state più di 30000 le nuove costruzioni illegali, quasi il 109% in più del 2000.
"Ambiente Italia 2007. La gestione dei conflitti ambientali" - Edizioni Ambiente, 256 pagine, 18 euro. Il rapporto sarà in libreria il 6 marzo e anche acquistabile al Bazar di Legambiente (http://www.legambiente.com/bazar)