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.: Il Blog di Alessandro Rizzo
Venerdì, 23 Febbraio, 2007 - 16:22

Sulla Dichiarazione di voto della Sen. Franca Rame

INTERVENTO DI FRANCA RAME IN AULA SULLE COMUNICAZIONI DEL MINISTRO D'ALEMA E DICHIARAZIONE DI VOTO

Onorevole Ministro, Presidente, Onorevoli colleghi,
Il Ministro D’Alema ci ha rassicurati sullo spirito e le intenzioni della missione italiana in Afghanistan.
E sono certamente disposta a credere che si stia cercando di fare qualcosa di buono ma non credo che questi tentativi stiano sortendo risultati sufficienti.
Innanzi tutto la missione di pace in Afghanistan ha cambiato la sua natura per chiara e palese dichiarazione del presidente degli Stati Uniti d’America, che ha chiesto ai partecipanti alla missione più truppe per affrontare la disastrosa situazione militare.
Il nostro Paese è in guerra. Nessuno lo può negare, a mio avviso non ci sono speranze di riportare la pace in Afghanistan seguendo i metodi utilizzati fin’ora.
In quel Paese sono state commesse ogni sorta di atrocità. Innumerevoli di massacri di civili, ammessi dal comando della missione “di pace” e giustificati come errori.
Per non parlare dell’uso di armi all’ uranio impoverito e migliaia di prostitute che si vendono agli stranieri per sfamare i figli... mangiare insomma.
vogliamo dare alla nostra missione un vero senso di pace?
Restare, senza muovere un dito di fronte ai crimini contro l’umanità che vengono compiuti in Afghanistan sarebbe soltanto essere complici.
INVERTIAMO LA ROTTA! Rovesciamo i termini economici della nostra partecipazione? Oggi spendiamo 300 milioni di euro per le ARMI E I SOLDATI e 30 milioni di euro PER GLI AIUTI UMANITARI. Rovesciamo il rapporto e instauriamo anche criteri certi di verifica sui risultati ottenuti con i soldi spesi. Credo che questo potrebbe essere un terreno favorevole sul quale spostare la discussione tra le varie anime del governo trovando la possibilità di una mediazione.
Altrimenti c’è il rischio che questa guerra passi alla storia come un grande crimine contro l’umanità.
Dichiarazione di voto
Ottima replica. La relazione del ministro mi trova d’accordo al 90%. Rimane il nodo dell'Afghanistan al quale la mia coscienza vorrebbe rispondere con un NO. Ma IN SENATO non ci sono i numeri CERTI, avendo cambiato posizione politica un senatore di centro sinistra, col mio NO rischiamo di andare sotto, rischiamo una crisi di governo, che potrebbe portare alla caduta di Prodi e al ritorno della destra.
Come posso prendermi questa responsabilità? Non ci sto e VOTO SI', certa che i miei elettori condivideranno questa mia scelta.
By Franca Rame at 2007-02-21 18:05 | blog di Franca Rame | aggiungi commento | letto 1532 volte

Cara Franca,come Segolene
Cara Franca,
come Segolene la nuova comunicazione passa tra il blog: è democrazia diretta, partecipata, forma di condivsione di un percorso, forma di rivitalizzazione dei logorati meccanismi di rappresentanza, quelli classici, canonici, basati sulla delega in bianco. La partecipazione è il sale della democrazia e della crescita civile e politica della comunità. Il confronto crea scelte condivise, forti, reali, frutto di un mutuato ascolto positivo con l'elettorato, che è il luogo politico primario a cui l'eletta e l'eletto deve saper indirizzare la propria attenzione, la propria comunicazione dei contenuti e delle intenzioni: costruendo percorsi comuni, coinvolgenti, collettivi, partecipati. Anch'io, in qualità di Capogruppo della Lista Uniti con Dario Fo per Milano nel Consiglio di Zona 4 di Milano, utilizzo il blog, http://www.partecipami.it/?q=blog/172, come forma primaria di comunicazione e di confronto, di dialogo in un contesto che possiamo dire "Convenzione permanente attiva di rete". Sto vivendo con forte rabbia ma anche con un senso di frustrazione le ore interminabili di un incubo che si è aperto l'altro giorno con una crisi inaspettata, malaugurata per questo Paese che riponeva nel Governo Prodi le prime speranze di un cambiamento possibile, dopo 5 anni di fallimentare direzione, di una legislatura all'insegna degli interessi privati e illeciti che si sono eretti a legittimi, dove i conflitti di interesse venivano eliminati nel loro essere conflitti, mantenendo e sostenendo gli interessi; UNA LEGISLATURA FATTA DI MENZOGNE, QUELLA RETTA DAL CENTRODESTRA, un legislatura che ha trovato nel sistema di guerra il proprio principale giardino d'azione, asservendo e svendendo l'Italia all'alleato che è fonte di distruzione permanente e senza fine, di imperialismo e prevaricazione nel soffocamento dei diritti di autodeterminazione e dei popoli, umani, civili, inalienabili. Si è aperto il 9 aprile un nuovo corso, una nuova stagione, una primavera del risveglio della politica, della partecipazione, della democrazia. Abbiamo, subito dopo, sconfitto con un referendum di popolo, ampiamente partecipato, il bieco tentativo di seppellire con il macete la nostra costituzione, nata dalla Resistenza e da quelle forze ideali e culturali aliene al presente centrodestra. Abbiamo prospettato nuove norme e stavamo per approvarle, sul mercato del lavoro, rivedendo, io ero per l'abrogazione, ma meglio un passo che nessuno, l'infame legge sulla precarietà esistenziale oltre che lavorativa, la legge 30 che rende la persona mezzo mero di produzione, da eliminare quando è opportuno, magari quando conviene all'azienda dislocare in altri luoghi, lasciando a casa le lavoratrici e i lavoratori senza garanzie, senza prospettive, senza un avvenire di affermazione e di emancipazione sociale. Stavamo parlando di ecosviluppo, incentivando, finalmente recependolo come punto prioritario dell'agenda di governo, le fonti di energia rinnovabile e sostenibile, concependo che l'attuale modello di sviluppo non è più concepibile, in quanto spreca risorse energetiche, crea emissioni inquinanti ncive e determina conflitti sociali e internazionali che scaturiscono nelle guerre di aggressione e di interessi petroliferi delle potenze. Avevamo delineato una politica estera tesa a definire un ruolo primario dell'Italia come Paese di risoluzione dei conflitti in senso e in una prospettiva umanitaria: si è vero, tu giustamente, Franca, lo poni e lo sottolinei nella tua dichiarazione, esiste una contraddizione che consiste nel riproporre un appoggio alla missione in Afghanistan, che oggi vede schierato un maggior numero di soldati, e che delinea ciò che da tempo prefiguravamo, ossia che quella missione non era missione di pace, di solidarietà umanitaria, di sviluppo sociale condiviso con la popolazione, ma, bensì, era ed è missione di guerra, di aggressione, di mutuata situazione di controllo economico. Il cambio della destinazione dei fondi, aumentando quelli per lo sviluppo socio umanitario, è assolutamente importante e imprescindibile per dare una risposta politica a una situazione di alimentata conflittualità interna. Ma votare NO o astenersi alla dichiarazione programmatica presentata dal Ministro degli esteri D'Alema sarebbe stato un suicidio, rendendosi complici di un ritorno al passato, che sembrava cessato, appartenere alle pagine oscure, ce ne sono molte, della Repubblica Italiana, a periodi di lesione della democrazia, di attacco alle conquiste sociali e civili che il Paese ha determinato in questi lunghi decenni di progressivo avanzamento democratico e civile. Sarebbe stato un colpo ulteriore per ridare e riconsegnare il Paese nelle mani della destra, di una destra rozza, insensata, irrazionale, irresponsabile, drammaticamente antieuropea, palesante le inclinazioni peggiori e viscerali dell'essere umano: una destra costituita da delle persone che soggettano la ragione di stato alla soddisfazione di propri biechi interessi individuali. Ma questo pericolo è ritornato nuovamente vivo e tragicamente presente agli occhi increduli e disillusi dei più che hanno votato per il cambiamento e per la difesa della democrazia, del lavoro, della convivenza sociale, della pace. Ritorna come un mostro tentacolare, tipica riproposizione di derive totalitarie e reazionarie intessute nei sistemi liberali, come scrive giustamente il grande giornalista Noam Chomsky, e, in questo momento, arginarlo diventerò doppiamente difficile, doppiamente angusto, doppiamente ostico: doppiamente dato che saranno venute meno le forti tensioni politiche e progettuali che avevano dato vita al lungo programma de L'Unione, ricco di radicali proposte di cambiamento e di svolta, di cambio di una rotta consunta e perniciosa per il Paese, l'Europa. Quale soluzione dare a questa inaspettata ma sofferta crisi, una delle più sofferte della storia repubblicana? E' difficile pronosticare scenari nuovi, di certo i 12 punti che potrebbero essere la nuova base di impegno programmatico di governo, di un governo Prodi bis, che noi auguriamo si ricostituisca e possa avere una maggioranza in ambo i rami del Parlamento, seppure sempre labile dato un sistema elettorale, il porcellum, preconfezionato dalla destra qualche mese prima della conclusione della propria infausta legislatura all'insegna del motto "Muoia Sansone con tutti i Filistei", ossia "perdiamo ma lasciamo uno stato di ingovernabilità assoluto ai nuovi arrivati", sono differenti dalle basi programmatiche della coalizione e diversi sono gli arretramenti di contenuto e di prospettiva fatti. Ma la tcnica del meno peggio deve permanere, soprattutto in Italia in cui i poteri forti, le pressioni vaticaniste e atlantiche mettono a repentaglio la prosecuzione della tenuta della democrazia e dell'autodeterminazione dell'Italia, che aveva scelto una politica estera di più largo respiro, di maggiore prospettiva politica, di ampliamento dei diritti civili e sociali, di una progressiva affermazione della cittadinanza, delle lavoratrici e dei lavoratori. Lo spettro che ha tenuto bloccato il Paese per anni nella cosidetta prima fase della Repubblica sembra ritornare con grande vigore e dirompenza: i voti dei tre senatori a vita lo esemplificano chiaramente, tutti e tre rispettive figure di referenza dei poteri ingerenti. Bloccare, ora, questo sbarramento al completamento di un programma che dava nuove prospettive all'Italia è più che mai necessario e solo una coalizione che riconfermi l'attuale maggioranza, magari ampliata con appoggi esterni e individuali non devastanti le basi del programma, rivingorendola nonostante la difficile situazione in Senato, rilanciandola con un impegno di trasformazione sociale e culturale del Paese, potrebbe evitare questa minaccia di riaffermazione del "berlusconismo" che va oltre al soggetto, individuabile come contaminazione del costume e delle coscienze, come scrive il giurista Franco Cordero, e che ripristinerebbe uno stato di demolizione della democrazia in modo subliminale e corrotto.

Alessandro Rizzo