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.: Discussione: via Angelo Mauri è diventata una giungla!

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Oliverio Gentile

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Inserito da Oliverio Gentile il 15 Feb 2007 - 12:34
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Riporto una segnalazione di un cittadino apparsa oggi sulle pagine del Corriere della Sera:

http://www.corriere.it/vivimilano/caso_del_giorno/articoli/2007/02_Febbraio/15/caso.shtml

Il caso del giorno

Il rispetto da ritrovare nella città giungla

Ci lamentiamo giustamente, ma oltre a pretendere controlli e punizioni dovremmo anche riflettere sui nostri comportamenti

Caro Schiavi, una piccola via parallela a corso Vercelli, via Angelo Mauri, è diventata una giungla dove ognuno può fare ciò che vuole: parcheggi in doppia fila e davanti ai passi carrai con inevitabili, fastidiose, insistenti, clacsonate di chi vuole, giustamente, passare. Il parcheggiare, per noi residenti, è diventato impossibile perché i posti vengono occupati dai vari commessi dei negozi eccetera eccetera. Unica possibilità verso le 19,30, ma bisogna essere puntuali, perché altrimenti, sono presi da coloro che vanno al cinema o all'happy hour. I marciapiedi sono diventati dei percorsi ad ostacoli, impraticabili per i molti «regali» che lasciano gli amici cani e non puliti dai padroni pigri e maleducati. E allora chiedo: perché i vigili non multano le macchine in doppia fila? Molte volte, il più delle volte, li vedo passare e fare finta di nulla! Perché non si controllano i padroni dei cani se hanno con loro i sacchetti, palette, eccetera eccetera e che puliscano? Perché non ci sono né righe blu, né righe gialle per i residenti ? Spero di avere una risposta dalla amministrazione comunale, arriverà?

Arturo Calcaterra

Caro Calcaterra, fa bene a lamentarsi della scarsità dei controlli, a rimarcare il disagio quotidiano di chi deve chiamare i vigili per avere libero un passaggio, a protestare per il lassismo che porta a tollerare odiose invasioni di campo. Da dieci e più anni rimarchiamo anche noi l'irresistibile ascesa della sciatteria nei comportamenti che una volta erano chiamati urbani: inutilmente. Ci perdoni se con questo pretesto allarghiamo il discorso: sui bus, in metropolitana, in coda nel traffico, sui marciapiedi, in bicicletta o allo stadio aumentano i segnali di inciviltà. Ci lamentiamo giustamente, ma oltre a pretendere controlli e punizioni dovremmo anche cominciare a riflettere su certi nostri comportamenti: per cambiarli in meglio. È d'uso voltarsi indietro e guardare al passato, quando Milano era più Milano di adesso: allora sì che era civile. Ma se andava meglio da una parte, forse era peggio da un'altra. Per un giusto equilibrio, senza scomodare orgoglio e senso d'appartenenza, basterebbe ripristinare un po' di rispetto per le cose, per la città, per gli altri e per noi stessi. Il rispetto delle regole, che infrangiamo troppo spesso e magari non vogliamo sentircelo dire. Un esempio, un gesto banale. Dovessi dire quel che penso ogni volta che un amico trattiene il mozzicone tra il pollice e il dito medio e poi lo catapulta in strada come faceva Humphrey Bogart (ma era un film) finirei per litigare. Perché l'amico reagirebbe così: «Ma dai, che-ti-frega...» Ecco, un certo menefreghismo, una congenita allergia alle regole, spinge alla deriva quel poco senso civico da lei invocato. La scuola, si dice: bisogna cominciare dalla scuola. È vero che lì, nelle scuole pubbliche specialmente, si manifesta una furia devastatrice senza senso. Ma Fulvio Scaparro, pedagogista, ci avverte che la coscienza che il cittadino ha dei propri doveri e quindi anche delle proprie responsabilità «non si alimenta tanto attraverso esortazioni o lezioni nelle aule scolastiche, quanto attraverso l'esempio quotidiano offerto dagli adulti ai giovani e, soprattutto, dall'impegno di chi governa la città». Sono gli adulti che devono reimparare il rispetto e certe buone maniere, e trasmetterle ai più giovani. Con la scuola, con i controlli e con le multe, ma soprattutto con esempi positivi. È un lavoraccio, caro Calcaterra, ma bisogna farlo. Diceva Sant'Ambrogio: «Voi pensate: i tempi sono cattivi, i tempi sono pesanti, i tempi sono difficili. Vivete bene e muterete i tempi!». Parole sante: facciamole diventare un manifesto del senso civico.

Giangiacomo Schiavi

15 febbraio 2007