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.: Il Blog di Alessandro Rizzo
Venerdì, 26 Gennaio, 2007 - 16:54

Una guerra civile contro ciclisti e pedoni

 
I dati sono quanto mai inquietanti e sono di elevata portata, tanto da rendere urgente un intervento per risolvere la questione della mobilità. Ciò che èp naturale diventa quanto meno innaturale e ciò che dovrebbe essere innaturale diventa naturale: ossia andare in automobile diventa normale e da tutelare, andare a piedi o in bicicletta diventa pratica assurda, poco contemplata, ancora meno alla moda, ossia all'omologazione comportamentale esistente e persistente a livello mediatico e cultural - popolare. E' un esempio tipico di come gli interessi delle grandi lobby pertolifere condizionino le scelte degli individui, "elevandole" a comportamenti di massa, massificanti e massificati: occorre un'inversione culturale di tendenza, ossia radicare con una campagna infromativa e formativa il sentimento riguardante l'estrema necessità di proporre sistemi di mobilità e di trasporto compatibili con l'essere umano, l'ecologia, l'ambiente, la vegetazione, la salute, la sostenibilità economica, la tutela del risparmio energetico, delle risorse sociali. Insegnare a usare la canna da pesca per sfamare la popolazione, diceva un autore eccellente del famoso "Libretto di Mao": insegnare a considerare come utile e insostituibile l'utilizzo dei mezzi ecocompatibili. Le cifre che vengono pubblicate sul blog di Beppe Grillo sul numero delle vittime per investimento di ciclisti e pedoni da parte di autovetture e da parte di automezzi di grande cilindrata, autocarri, è abbastanza sostanzioso, tanto da fare supporre che esiste una guerra civile latente e non considerata dai media e dall'informazione, ma dal forte impatto.
Il petrolio uccide: uccide in Iraq, in quanto muoiono sia i militari posti al presidio dei pozzi petroliferi, sia, e sono maggiori, i civili che vengono uccisi barbaramente dalle bombe, dagli attentati terroristici, conseguenze di una guerra disastrosa e fatta per interessi economici legati all'approvvigionamento assoluto delle fonti petrolifere energetiche. Uccide in Italia e nelle grandi città mondiali non solo perchè soggetti ad affezioni e patologie micidiali alle vie bronchiali e polmonari, ma anche perchè sottoposti a dover muoversi per le strade circondati da sfreccianti automobili, magari ad alta velocità, che potrebbero travolgerli in ogni istante per diversi motivi e diverse cause, magari perchè il rosso del semaforo non viene rispettato, magari perchè si è in preda alla distrazione mentre si è al telefono cellulare senza auricolare, magari perchè si è intenti a osservare dove poter fermarsi. Tutto concorre a porre in pericolo l'incolumità dei ciclisti e dei pedoni, che sono la parte più debole presente nell'ambito della mobilità stradale cittadina. I dati, ripeto, sono inquietanti, reali, ma anche fortemente singificativi perchè denunciano un'emergenza tale da fare assumere da parte del governo della città un impegno istituzionale serio e coerente finalizzato a sostituire la centralità del mezzo privato con la centralità della persona, del cittadino, della sua sistenza, della sua libertà di movimento senza alcun limite, senza alcun ostacolo, senza alcun pericolo per la propria sopravvivenza e la propria esistenza.

ciclisti 812 feriti e 11 morti. Per i pedoni 1.290 feriti e 26 morti. 37 morti in totale, ma manca ancora il periodo natalizio. Negli ultimi giorni una ragazza è stata uccisa da un autobus dell’Atm sulle strisce pedonali. Un signore in bicicletta è stato stritolato da un autotreno in pieno centro. Un ragazzo di 13 anni è stato travolto con la sua bici da un autocarro. Ma è gente così. Che ama il rischio. Altro che i parà. E chi rischia paga.
Il numero di ciclisti morti per incidente è raddoppiato in un anno a Milano.

Dati allarmanti: vogliamo che questi numeri continuino a salire anche nei prossimi anni, oppure vogliamo porre un rimedio radicale?

Alessandro Rizzo