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.: Il Blog di Donatella Elvira Camatta
Giovedì, 11 Gennaio, 2007 - 09:05

nel limbo della guerra.......

NEL LIMBO DELLA GUERRA COSTRATTI A IMBRACCIARE IL FUCILE

Nell’ultimo decennio di guerre sono stati uccisi più di 2 milioni di bambini, una media di uno ogni 3 minuti. 6 milioni di bambini sono stati resi invalidi o sono stati gravemente feriti nei conflitti, mentre un milione ha perso entrambi i genitori. La guerra ha inoltre privato della casa altri 25 milioni di bambini. 10 milioni di minori hanno subito traumi psichici imputabili alla guerra.


La guerra esiste da quando esiste il mondo.
Le atrocità compiute nei secoli, in nome di interessi o ideali vari, sono così tante e inenarrabili da non permettere nessuno spazio all’ottimismo e alla speranza.
Anzi, dopo un tentativo fatto nel 1864 dalla Croce Rossa Internazionale e degli stati nazionali di regolamentare la guerra attraverso la definizione e adesione al diritto umanitario (o diritto di guerra) per proteggere i civili, i prigionieri e i feriti di guerra, negli ultimi decenni la guerra è ritornata ad essere sporca e disumana.
Le guerre civili e i combattimenti non convenzionali, non permettono la chiara identificazione dei civili. Ancora peggio, l’esclusione dei bambini dalla guerra - che è sempre avvenuta in ogni cultura tradizionale - non è più garantita: molti bambini sono anche esecutori di atrocità belliche e sono impiegati come combattenti in oltre tre quarti dei conflitti armati del mondo. Non si tratta solo di giovani adolescenti ma di bambini di 6 anni. Il reclutamento e l’utilizzo di bambini soldato sono una delle più pesanti violazioni delle norme che regolano i diritti umani nel mondo.
Molti bambini soldato sono stati arruolati così precocemente da ignorare perfino la propria età.
Come dice un ragazzo della Sierra Leone, che si pensa avesse 7 o 8 anni quando fu preso: “Combattevamo e basta. Non sapevamo quanti anni avevamo”.*
Trasformare un bambino in un combattente è spaventosamente semplice. Tutto inizia con il reclutamento che avviene per rapimento o con metodi di persuasione.
Seguono metodi di addestramento e conversione crudeli. Brutalità e abusi rendono il programma di addestramento efficace. L’obiettivo del processo è favorire la dipendenza del bambino dal gruppo armato e impedirne la fuga.
I bambini senza tetto, i bambini di strada, sono particolarmente a rischio, perché esposti a operazioni su vasta scala e destinate a suscitare minor reazione pubblica. Una volta catturati i bambini non hanno scelta: se non ubbidiscono a chi li ha rapiti il loro destino è la morte.
I bambini, in particolar modo gli orfani e chi non ha contatto con la società civile, possono arruolarsi spontaneamente in qualsiasi gruppo se credono sia il solo modo di garantirsi pasti regolari, cure mediche, indumenti.
Come racconta un bambino soldato congolese: “Avevo sentito che almeno i ribelli mangiavano. Così mi sono unito a loro”. *
                         
La povertà induce spesso anche i genitori ad arruolare i figli, quando non sono in grado di provvedere a loro. In alcuni casi, gli eserciti pagano il salario direttamente alla famiglia.
Le condizioni strutturali che si accompagnano ai conflitti armati possono costringere i bambini ad arruolarsi anche ai fini della difesa personale.
Circondati dalla violenza, si sentono più al sicuro in un gruppo combattente e con un’arma in mano. Molti bambini hanno fatto esperienza diretta o sono stati testimoni oculari delle peggiori violenze: massacri, esecuzioni sommarie, torture, violenza sessuale.
La vendetta perciò è uno stimolo abbastanza forte per unirsi alla lotta. Spesso i bambini soldato sono sopravvissuti al massacro della loro stessa famiglia.
“Mi sono arruolato nell’esercito quando avevo 14 anni, perché ero convinto che il solo modo di riavere i miei genitori o di impedire che le cose andassero avanti in quel modo fosse far parte dell’esercito e ammazzare chi era responsabile dell’uccisione dei miei genitori. Ma, vedi, la cosa più inquietante è che, una volta che mi sono arruolato e ho cominciato a combattere, mi sono ritrovato ad ammazzare genitori di altri bambini e dunque a creare una spirale di vendetta…” *
SOS Villaggi dei Bambini è impegnata in programmi per il reinserimento nella società degli ex bambini soldato.
Nel Sud del Sudan, per esempio, un paese in cui si sta consumando una grave crisi umanitaria che costituisce solo l'ultima variante di una guerra civile che si protrae quasi senza sosta dall'Indipendenza, ottenuta nel 1956.
Dal 2001 si stima che in Sudan circa 12.000 bambini soldati siano stati disarmati.
Sono bambini che prima di tutto non hanno un’identità ufficiale ed hanno imparato ad uccidere e sparare invece che leggere e scrivere.A loro non sarà mai restituita l’infanzia né potranno mai dimenticare quello che hanno vissuto.
Tuttavia il loro reinserimento sociale nonostante sia difficile e problematico ha aiutato centinaia di bambini ex soldati a ritrovare una vita normale. Agli ex bambini soldato SOS fornisce in un primo momento generi di prima necessità come pasti caldi,medicinali e vestiti.
Successivamente i bambini entrano in centri psico-sociali SOS dove sono seguiti da equipe specializzate che li riabituano alla pace, al quotidiano, alla vita in società e da loro la possibilità di fidarsi nuovamente di qualcuno.
In un ambiente protetto e sereno gli operatori e gli psicologi di SOS si prendono cura di loro, insegnano a riacquisire fiducia nelle persone e nei coetanei. Molti di questi bambini e ragazzi una volta allontanati dalle armi, si trovano soli perché le stesse famiglie, quando esistono, li hanno rinnegati e rifiutati. Il ricongiungimento con la famiglia di origine è una delle cose più difficili ed è possibile in un’ ultima fase.